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Sono in scadenza i quattordici giorni di isolamento di Silvia Romano, la cooperante dell’associazione fanese Africa Milele rapita in Kenya il 20 novembre 2018 e recentemente liberata. Ma date le minacce da lei ricevute – soprattutto sui social, e principalmente a causa della sua conversione all’Islam -, per la sicurezza della 25enne verrà intensificato il servizio di sorveglianza.


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Hard disk, telefonini e materiale informatico di ogni genere. È da qui che parte l’inchiesta, a carico di ignoti, sul sequestro di Silvia Romano. Venerdì, infatti, i Ros hanno eseguito una perquisizione - guidata dal colonnello Marco Rosi - nella sede di Africa Milele, la onlus di Fano per la quale la volontaria milanese stava operando quando è stata rapita in Kenya il 20 novembre 2018, per poi tessere liberata la scorsa settimana.


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La ‘verità’ sta tutta nell’inchiostro. Quello che Silvia Romano ha utilizzato per scrivere, giorno dopo giorno, il suo diario di prigionia. Un oggetto di carta rimasto nelle mani dei suoi sequestratori, ma che oggi – almeno simbolicamente – vale tantissimo. Perché lì dentro, probabilmente, viene spiegato tutto il percorso intimo, umano e spirituale che ha indotto la cooperante di Africa Milele, a metà della sua detenzione, a convertirsi all’Islam. Una scelta che sta facendo tanto discutere, le cui ragioni sono però personali, e che poco hanno a vedere con la sua liberazione. Di quell’intimità provata dal rapimento e da una prigionia durata quasi un anno e mezzo, d’altronde, non ne possiamo sapere granché. L’unica certezza è che Silvia, ora, la dovremo chiamare Aisha.


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Dopo ben 19 mesi di prigionia, Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya il 20 Novembre 2018, torna ad essere libera. Tutto il mondo del volontariato fanese ha gioito per la bellissima notizia che si è diffusa in pochissime ore su tutti i canali di comunicazione sabato pomeriggio. Ognuno di noi si è unito alla gioia che ha travolto la famiglia Romano e tutti i volontari della onlus fanese Africa Milele.


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Una luce in mezzo al tunnel. Un immenso squarcio di sereno in un periodo di fulmini. Silvia Romano è libera. La cooperante italiana rapita il 20 novembre 2018 in Kenya (qui i dettagli) non è più nelle mani dei suoi sequestratori. Ad annunciarlo è stato il premier Giuseppe Conte, che dal suo profilo Twitter ha prontamente ringraziato i servizi di intelligence. Con le parole del primo ministro si conclude un vero e proprio incubo. Perché ora la volontaria di origini milanesi dell’associazione fanese Africa Milele è finalmente in libertà. E domenica alle 14 sarà già in Italia.


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Con il volto doppiamente coperto. Silvia Romano si è presentata così. La cooperante liberata in Somalia nella notte tra venerdì e sabato è finalmente tornata in Italia. E vuoi l’abito tradizionale somalo vuoi la mascherina anti-Covid, appena scesa dal piccolo aereo dell’Aise le si vedevano a malapena gli occhi. Poi, la mascherina, l’ha abbassata, e si è lanciata in un sorriso che ha commosso buona parte d’Italia.


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In un’epoca in cui è particolarmente difficile poter dispensare delle buone notizie, la liberazione di Silvia Romano ha veramente rappresentato una gioia inattesa. È stato per tutti un momento di rara bellezza, e si può soltanto immaginare cosa stiano provando i suoi genitori all’idea di poterla riabbracciare dopo diciassette mesi di prigionia. La contentezza è di certo il comun denominatore dei tanti interventi susseguitisi da sabato pomeriggio dopo l’annuncio della liberazione della cooperante della ong fanese Africa Milele, rapita il 20 novembre 2018 in Kenya e finita nelle mani di Al Shabaab, gruppo terrorista somalo affiliato ad al Qaeda (i dettagli).