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comunicato stampa

Biancani: "Dopo la Storti si dimette anche Berselli, sanità allo sbando"

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La notizia delle dimissioni di Edoardo Berselli da Direttore sanitario dell’AST 1, a pochi giorni di distanza dal prepensionamento della Direttrice Generale Nadia Storti, hanno allertato il Vicepresidente del Consiglio Andrea Biancani: “Sono due fatti molto importanti per fotografare lo stato della sanità della nostra provincia, una sanità allo sbando.

Non è normale, ed è un fatto molto grave, che il numero 1 e 2 della azienda sanitaria provinciale lascino a pochi mesi dall’avvio della riforma voluta dalla Regione, che ha soppresso l’azienda Marche Nord e ha creato una nuova azienda provinciale, e prima dell’approvazione dell’Atto aziendale, che dovrà indicare quali servizi sanitari ci saranno nella provincia, in quali ospedali, con quale personale e quali risorse.

Evidentemente, all’interno dell’AST ci sono grossi timori sulla sostenibilità delle scelte di politica sanitaria fatte dal governo regionale vista l’evidente mancanza di chiarezza e programmazione da parte della Regione su tutti i temi legati ai servizi e reparti sanitari e socio-sanitari, compreso l’aver cestinato il progetto di un nuovo ospedale da oltre 600 posti".

“Ora, però, la Regione non perda tempo, e si attivi subito per nominare sostituti per entrambe le cariche, selezionando personale competente per dare risposte ai lavoratori e ai cittadini. Il rischio è di tornare a commissari a tempo, come già avvenuto con la nascita dell’AST, che non prendono decisioni, mettendo a rischio i progetti oggi in corso come l’avvio del cantiere per il nuovo ospedale di Pesaro, più volte promesso dall’attuale Giunta regionale, e lo spostamento dei servizi della cittadella della Salute mentale di Muraglia”.

“Queste dimissioni – continua Biancani – rallenteranno inevitabilmente l’approvazione dell’Atto aziendale e sono anche il segno che qualcosa non va con questo importantissimo documento. Ricordo che l’Atto dovrà mettere nero su bianco quali strutture saranno aperte, con quali servizi, quale personale e quali risorse. Approvato l’Atto, verranno al pettine diversi problemi di sostenibilità delle scelte fatte da questa Giunta regionale più con logica elettorale che non di razionalizzazione dei servizi sanitari. Bisogna chiedersi perchè questi alti dirigenti, esperti e stimati, rinuncino ai loro ruoli proprio alla vigilia dell’approvazione di un documento del genere. Un fatto che fa sorgere diversi dubbi sul contenuto dell’Atto aziendale e quindi sul futuro dei servizi sanitari e socio-sanitari nella nostra provincia”.

“Da tempo denuncio l’incongruenza tra quanto dichiarato dagli esponenti del governo regionale e quanto scritto dai tecnici nei documenti. Ad esempio, l’Assessore, ha più volte provato a negare ci fossero dei tagli, ma la Giunta, ha approvato una bozza delle linee guida per la stesura degli atti aziendali che parla chiarissimo: le risorse saranno meno e i Direttore delle AST dovranno far fronte ai costi aumentanti mediante le razionalizzazioni, evitando in particolare doppioni e ridondanze dei servizi offerti negli ospedali. Nella nostra provincia questo vuol dire la possibile chiusura di reparti presenti in più di una delle strutture ospedaliere di Pesaro, Fano, Urbino e Pergola, che dopo la riforma del centrodestra sono diventati 4 presidi di un unico ospedale AST 1”.

“Che, a fronte di una carenza di personale e ora di risorse, sarebbe stato necessario razionalizzare i servizi era prevedibile, tanto che la strategia per evitare di danneggiare la sanità territoriale delle aree interne era già stata definita dalla precedente Amministrazione regionale, ovvero la realizzazione di un grande ospedale tra Pesaro e Fano per razionalizzare evitando doppioni sulla costa. La Regione, invece, prima ha cancellato il progetto del nuovo ospedale Pesaro-Fano da oltre 600 posti letto, approvando un ospedale più piccolo per la sola Pesaro non adatto ad accogliere ulteriori reparti, poi ha soppresso l’Azienda ospedaliera Marche Nord e l’ASUR, creando un’unica azienda, la AST, che ora gestisce le 4 strutture ospedaliere, in pratica un ospedale unico con 4 sedi, e tutte le altre strutture sanitarie territoriali. Infine, sta rimandando, da oltre un anno, la stesura dell’atto aziendale, per non dover decidere quali reparti e servizi chiudere e dove; continuando a raccontare ai cittadini che sarebbero riaperti tutti gli ospedali chiusi e che ognuno avrebbe avuto vicino casa ogni tipo di servizio, chiamando ancora “ospedali” strutture come quelle di Sassocorvaro, Fossombrone e Cagli che ospedali non sono, non avendo il Pronto Soccorso”.

Promesse elettorali che dovranno fare i conti con la realtà quando finalmente si pubblicherà l’atto aziendale. Tanto che, a mio avviso, è ormai chiaro che l’approvazione di tale atto sarà fatta slittare fino a dopo le elezioni amministrative, per evitare che i cittadini si rendano conto che la Regione fino ad oggi ha raccontato una storia diversa dalla realtà e che dovrà ridurre, se non chiudere, diversi reparti e servizi nel territorio. Non è quindi un caso che dirigenti e tecnici stiano lasciando i propri incarichi, per non vedersi addossare colpe che in realtà sono frutto di scelte politiche sbagliate, ma che in questi anni sono state descritte dalla Giunta regionale come scelte condivise dai tecnici”.

“Già da tempo – conclude Biancani - sono state fatte delle scelte non razionali per coprire i difetti delle promesse regionali. Ad esempio, è emerso da mesi, che mantenere tutti gli attuali servizi è già oggi impossibile, e per non decidere dove e cosa chiudere, la Regione sta spendendo centinaia di migliaia di euro per pagare medici privati a gettone, dimostrando che per tenere attivi tutti i presidi promessi l’unica soluzione, prima o poi, sarà ricorrere alle privatizzazioni. Stanno emergendo sempre più chiaramente tutti i limiti della nuova organizzazione voluta dalla Regione. Comprendo bene che i professionisti prendano le distanze da una gestione del genere. Il rischio, purtroppo, è anche tanti altri professionisti, medici e operatori sanitari decidano di abbandonare la sanità pubblica del nostro territorio”.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-04-2024 alle 10:04 sul giornale del 18 aprile 2024 - 64 letture






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