Il rischio di alluvioni per l’Arzilla, Argonauta-La Lupus in Fabula: "Nulla di nuovo"

3' di lettura Fano 27/01/2023 - Le cause remote e recenti dei problemi legati ad episodi di esondazioni rovinose del Torrente Arzilla vanno ricercate in gran parte negli interventi errati o incauti dell'uomo (espansione edilizia in quello che è considerabile il suo alveo di piena, drastiche regimazioni idrauliche che hanno comportato modifiche delle pendenze e restringimento della larghezza del torrente, distruzione del bosco ripariale che protegge le rive, tecniche errate di coltivazione del suolo nelle zone a monte, ecc.).

Rimane ancora valido quanto scrisse per l’Arzilla il compianto amico e geologo Umberto Guzzi nel libro "Ambiente oggi", pubblicato dalle Associazioni Argonauta, WWF e Lipu nel lontano 1980: "L'asta principale del Torrente Arzilla possiede una lunghezza di circa 20 km ed il suo bacino è caratterizzato da depositi impermeabili (argille e marne) o scarsamente permeabili (sabbie ed arenarie con intercalazioni argillose). Su tale bacino le piogge di una certa intensità vengono risentite dal corso d'acqua sotto forma di piene improvvise, poiché solo una piccola parte dell'acqua caduta riesce ad infiltrarsi nel sottosuolo per riapparire a distanza di mesi nei pozzi e nelle sorgenti. In tale bacino è essenziale rallentare al massimo il ruscellamento dell'acqua di pioggia sui pendii prima che giunga nell'asta principale, impiegando fasce boscate, filari di alberi e siepi insieme con una rete di scolo delle acque capillare e ben tenuta. Le sponde del corso d'acqua e degli affluenti inoltre devono essere alberate in modo da rallentare la violenza erosiva delle acque in piena.

Pur con tutti questi accorgimenti, l'Arzilla è un torrente da ... starci alla larga; ne sono una prova le case costruite prima dell'ultima guerra: sono situate almeno a 8-10 m in quota sopra il letto del torrente. Facciamo una passeggiata a piedi od in bicicletta fino all'Arzilla, cominciando dalla foce: villini, case, baracche, depositi costruiti in questi ultimi anni si trovano a ridosso del torrente appena a 2 o 3 metri in quota sopra il livello di magra; geomorfologicamente parlando giacciono nel letto di piena del torrente e quest'ultimo ne ha logicamente invaso le cantine ed i primi piani nel novembre 1979. Circostanze analoghe si ritrovano più a monte, ad esempio presso il sottopasso dell'autostrada in fondo alla via Fanella. Argini giganteschi sono stati costruiti nella primavera 1980 dal Genio Civile di Pesaro, dal ponte della ferrovia fino alla Paleotta. Si tratta di argini costosi ma sproporzionati rispetto al corso d'acqua, eretti nel mezzo dell'alveo di piena per difendere edifici costruiti in spregio al buon senso e per agevolare e rassicurare quegli incoscienti che, con il beneplacito o senza dell'autorità comunale, volessero ancora costruire case o palazzine in terreno golenale. Argini sono stati realizzati anche per difendere tratti di campagna (come quella che occupa il paleo-meandro in sponda destra, a valle della Paleotta) che sarebbero provvidenziali casse di espansione in caso di piena improvvisa e violenta. Tali opere sembrano ignorare fra l'altro il fatto che gli allagamenti del novembre 1979 presso la foce dell'Arzilla sono stati causati dalle acque di piena del torrente in concomitanza con un livello del mare particolarmente elevato (per effetto congiunto dell'alta marea con il moto ondoso) che ne impediva il regolare deflusso."

Per porre rimedio a questa situazione di pericolo e degrado occorrerebbe innanzitutto evitare che, con altri eventuali improvvidi interventi, le cose peggiorino ulteriormente. Quindi è sbagliato tagliare gli alberi sulle sponde, salvo che minaccino di cadere nel letto del torrente, mentre è necessario tenere sgombre la arcate dei ponti ed è fondamentale creare delle aree di laminazione a monte dei centri abitati, per rallentare le piene. Servono quindi interventi mirati su tutto il bacino idrografico dopo un attento studio del territorio.

In foto: Tratto a monte della SS Adriatica, piena e alluvione del novembre 1979


   

da Associazioni Argonauta e La Lupus in Fabula







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-01-2023 alle 15:37 sul giornale del 28 gennaio 2023 - 190 letture

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