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Hacca Risponde, riflessione sullo sfratto dello sportello dalla sede di via Froncini

3' di lettura Fano 08/11/2022 - Le notizie che non vorresti MAI leggere. Hacca Risponde è un'eccellenza, una perla rara, che andrebbe sostenuta e valorizzata con ogni mezzo, non messa ai margini.

Quel piccolo spazio, con pochi mezzi a disposizione, rappresenta un prezioso strumento di abbattimento delle barriere mentali, una rara occasione di guardare la persona e non la sua disabilità.

Ho lavorato per molti anni in quello sportello, dal giorno della sua apertura, il 3 gennaio 2006.

Fresca di laurea, decido di fare domanda per il Servizio Civile Volontario e scelgo, tra le diverse opzioni, l'ambito della disabilità per questa mia esperienza. Non sapevo cosa aspettarmi, non sapevo se sarei stata o meno in grado di relazionarmi nel modo giusto con le persone che avrei incontrato. Sorprendentemente, ho imparato in quegli anni molto più di quanto sia riuscita ad insegnare. Lo sportello è nato da un'idea della visionaria e travolgente Francesca Busca che mi ha raccontato cosa si aspettava e cosa avevamo a disposizione, per poi lasciarmi libera di organizzare il lavoro. E così, giorno per giorno con gli operatori dello sportello, con Francesca, con Leonardo Caimmi e Maurizio Urbinelli, un'idea alla volta, un'ispirazione sull'altra, ha preso vita un'esperienza incredibilmente valida.

Ho visto utenti della casetta arrivare e restare spiazzati di fronte alla realtà di quell'ufficio, salutare con un ciao e un sorriso di circostanza gli operatori dello sportello per poi rivolgersi a me per "le cose da grandi".

Ecco, nel giro di poco tempo, siamo completamente riusciti a sradicare questo atteggiamento, al punto che la presenza dell'educatore, nella parte di lavoro relativa alla gestione della casetta, è diventata totalmente ininfluente.

Gli operatori erano ormai autonomi nel gestire le telefonate, nel prendere nota delle prenotazioni, nella consegna e nel ritiro delle chiavi. Gli utenti abituali della casetta avevano i loro operatori preferiti e quelli che gli stavano più antipatici: scoprivano che le persone con disabilità non erano necessariamente degli eterni bambini teneroni e affabili, ma degli adulti, con pregi e difetti, più o meno capaci, più o meno simpatici... proprio (pensa un po'!) come tutte le altre persone.

Ogni volta che una persona entra in quell'ufficio, un piccolo mattoncino del muro delle barriere mentali, cade.

Non ci sono bambini in corpi da adulti ad Hacca Risponde, ma uomini e donne che offrono un servizio con competenza e professionalità.

E l'ubicazione di quello spazio va considerata come un simbolo in grado di veicolare un messaggio molto potente: si trova nell'intreccio delle vie del centro città, così come le vite, il lavoro e le competenze delle persone che ci lavorano devono intrecciarsi e integrarsi nel tessuto cittadino.

Spostare lo sportello fuori da questo spazio simbolico significherebbe, a mio avviso, mettere ai margini anche le persone che ci lavorano.

Un'amministrazione illuminata deve farsi vanto di una simile realtà, valorizzarla, cercare possibilità lavorative reali per gli operatori che acquisiscono competenze spendibili in ambito lavorativo, facendo sì che quell'ufficio diventi realmente ciò per cui è nato: una "palestra" nella quale imparare e mettere in pratica abilità da utilizzare nella vita e nel lavoro.

E sono certa che l'amministrazione, quando avrà compreso che non è un ufficio come un altro, che spostarlo manda un messaggio negativo, farà un passo indietro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-11-2022 alle 15:48 sul giornale del 09 novembre 2022 - 298 letture

In questo articolo si parla di attualità, comunicato stampa

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