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Antonioni: "Scuola di Cuccurano-Carrara, una nuova viabilità?"

scuola generic 4' di lettura Fano 02/11/2022 - La realizzazione a Cuccurano del nuovo sito scolastico (e del suo completamento con nido e scuola dell’infanzia) rappresenta una opportunità che rischia di essere compromessa dalla approvazione da parte del Consiglio comunale della Mozione Giacomoni-Luzi sulla viabilità del quartiere.

Infatti a Cuccurano si è aperto uno straordinario laboratorio attraverso cui realizzare i principi posti a fondamento della Città delle bambine e dei bambini, in particolare per quanto riguarda il progetto “A scuola ci andiamo da soli”. Questa presunta “nuova viabilità” è la più vecchia che si possa immaginare essendo la realizzazione di una strada di collegamento della Via Nazionale Flaminia con la scuola, concepita per l’uso delle auto, che finirà col realizzare una sorta di “circuito” viario che compulserà il traffico veicolare dentro il nuovo quartiere di “S. Biagio”. Si incentiverà quindi l’uso dell’auto nell’andare da casa a scuola e viceversa in aperta contraddizione col progetto di “andare a scuola da soli”. Ciò tra l’altro ripropone il noto problema dell’assembramento di auto e persone all’ingresso e all’uscita di scuola che rappresenta, oltre che un ulteriore disincentivo ad andare e tornare a casa da soli anche un pericolo per i bambini stessi!

Un terzo risultato negativo sarà quello di realizzare un parcheggio in un’area vicina agli edifici scolastici e in una zona finora libera dal traffico veicolare. Tutto ciò compromette la possibilità per i bambini di progettare con le insegnanti i percorsi casa-scuola come esperienza di autonomia in un rapporto con l’ambiente circostante funzionale alla loro crescita ed educazione. Ambiente che, si badi bene, si presta egregiamente ad essere progettato dai bambini come “aula aperta”, “finestra educativa” oltre i confini dell’edificio in cui trovare stimoli importanti di conoscenza e di trasformazione dell’ambiente di vita. Perciò occorre che quell’area sia interamente e unicamente affidata alla ciclo pedonalità e alla progettabilità da parte dei bambini, compresa la strada che dalla nazionale Flaminia potrebbe condurre alla scuola, certo, ma percorribile solo a piedi e in bicicletta, possibilmente non asfaltata.

Si aprirebbe così un interessante laboratorio sulla “mobilità urbana” per tutto il quartiere perché occorrerà pensare a luoghi di fermata sia per i pulmini del trasporto scolastico che non dovrebbero (almeno quelli della scuola primaria) arrivare fin davanti al cancello della scuola, così come non dovrebbero arrivarci le auto dei genitori. Le esperienze sperimentali già compiute negli anni ’90 dimostrano che i bambini sono perfettamente in grado di pensare a percorsi alternativi, sia utilizzando le vie esistenti, sia immaginandone di nuove. La scuola di Cuccurano è inserita in una realtà non ancora compromessa da una viabilità concepita per l’auto, quindi può con maggiore facilità essere realizzata una mobilità dolce ciclo-pedonale progettata dai bambini della scuola “in funzione” del loro andare a scuola da soli. Poi c’è il quartiere, la gente che vi abita, il “contesto”. Lo scambio tra la scuola e il quartiere è fondamentale perché è funzionale sia alle finalità educative che alla pratica didattica della scuola. Questo “scambio” deve essere facilitato da una concreta praticabilità dello spazio urbano, la scuola deve essere sentita come parte della comunità, dovrebbe il quartiere occupare gli spazi della scuola e la scuola occupare gli spazi del quartiere dentro una temporalità non limitata alle 4/5 ore di apertura giornaliera.

Ci siamo mai chiesti perché continuiamo a recintare le scuole? A separarle da ciò che sta fuori? E’ il risultato di un incompiuto e forse mai tentato scambio fecondo con il “fuori-scuola” spesso ritenuto ostile perché mai integrato nello sforzo educativo per cui la scuola, anche per chi la frequenta, è quella cosa là dove ci si sta il meno possibile e da cui non si vede l’ora di separarsi. La scuola, per essere sicura, non deve essere recintata ma deve essere vissuta per il tempo più lungo possibile non solo dagli alunni e dagli insegnanti ma dai genitori, dai ragazzi che l’hanno frequentata da piccoli, dai nonni e da tutto il quartiere che ha voglia di chiedere alla scuola qualcosa di più per far crescere tutti. E deve essere praticabile perché liberata dal traffico veicolare. Dove è andata a finire l’idea di una scuola che assolve un ruolo culturale e aggregativo di bambini, adolescenti e giovani e degli adulti stessi del quartiere “oltre” l’orario strettamente scolastico, che si offre ad una praticabilità extrascolastica capace di integrarsi con la sua azione educativa? Noi abbiamo una scuola primaria che alle ore 13 manda tutti a casa. Vogliamo provare a pensare al “tempo pieno”, pieno di opportunità educative e di risorse strutturali e ambientali da mettere a frutto per un’offerta educativa ricca e qualificata? Se questa è la sfida, davvero dobbiamo pensare alle strade per farci passare le auto? Davvero dobbiamo sacrificare l’opportunità che la nuova scuola ci offre e farla diventare un’occasione persa?

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da Fausto Antonioni, ex Dirigente Scolastico 
e Movimento di Cooperazione Educativa





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-11-2022 alle 18:10 sul giornale del 03 novembre 2022 - 226 letture

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