Rischio idraulico, la Lupus in Fabula: "Serve un nuovo approccio"

3' di lettura Fano 07/10/2022 - Comprendiamo la preoccupazione di chi abita vicino a fiumi e torrenti, ma fare allarmismo non serve. Così la Lupus interviene sull’allarme lanciato da Sergio Carboni in merito alla situazione del torrente Arzilla.

Serve invece una seria programmazione degli interventi che non possono limitarsi alla messa in sicurezza dei corpi idrici ma devono interessare nel complesso i bacini idrografici. Occorre per primo limitare la velocità di corrivazione delle piogge torrenziali e il trasporto di terra e detriti. Ciò si ottiene con una diversa gestione dei boschi e dei terreni agricoli. Più il suolo è privo di vegetazione maggiore è il trasporto solido e la velocità con cui questo raggiunge il fondo valle e quindi il corpo idrico. Occorre pertanto cambiare il modo di coltivare campi e boschi per evitare di avere terreni fortemente esposti al dilavamento. Riguardo ai fiumi o ai torrenti ovviamente occorre rinforzare gli argini (dove esistono) togliere la vegetazione dall’alveo e rimuovere gli alberi caduti che possono fungere da diga. Ma è sbagliato rimuovere gli alberi dalle sponde perché si produrrebbe una maggiore erosione e dalle aree golenali perché ciò aumenterebbe la velocità di deflusso. Nel passato, anche recente, si è fatto l’errore di costruire in aree a rischio esondazione e si sono cementificate le sponde dei fiumi costringendoli a scorrere in letti troppo stretti con a fianco case e fabbriche. Quindi non solo è inutile, ma dannoso, pensare di approfondire o allargare il letto dei fiumi, perché si creerebbe l’effetto collo di bottiglia quando questi giungono in prossimità di abitazioni, paesi o città. Con eventi estremi come quello del 14 settembre è impossibile evitare danni al territorio, però se si interviene preventivamente con le opere giuste, si possono limitare i danni ed evitare la perdita di vite umane e animali. Fra queste un ruolo fondamentale, oltre a quanto detto, lo svolgono le aree naturali di laminazione: occorre far si che i fiumi, in caso di grosse piene, esondino lontano dai centri abitati, allagando terreni destinati allo scopo. Servono grandi estensioni di campi privi di abitazioni o infrastrutture importanti, che si devono ottenere anche a costo di spostare alcune residenze o attività economiche.

Dobbiamo cioè restituire ai fiumi lo spazio che gli abbiamo tolto, ovviamente con il minimo sacrificio possibile; sacrificio, in termini economici e sociali, che sarà comunque inferiore al prezzo che si dovrà pagare se si continuerà a non fare nulla, oppure a pensare di trasformare i fiumi in canali desertificati. I responsabili delle tragedie passate e future non sono o saranno di certo gli ambientalisti, che non sono mai stati al governo degli enti locali, e non hanno mai impedito ne’ il taglio degli alberi ne’ la raccolta di legna secca; i responsabili sono quegli amministratori o funzionari miopi che non sono in grado di programmare e controllare la gestione del territorio con la prospettiva degli effetti che il riscaldamento climatico produrrà negli anni a venire.
Relativamente all’Arzilla il comune di Fano, attraverso lo strumento del Contratto di Fiume in sinergia con il Contratto di Costa, dovrebbe affidare a breve due studi, per i quali serve necessariamente il sostegno economico anche della regione Marche: il primo per individuare le cause dell’inquinamento batteriologico che spesso si registra alla foce, il secondo per analizzare il rischio idrogeologico dell’intero bacino idrografico. Speriamo che i risultati di questi approfondimenti arrivino presto in modo da attivare un efficace Piano d’azione.

Il Consiglio Direttivo






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-10-2022 alle 15:30 sul giornale del 08 ottobre 2022 - 36 letture

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