Venturelli: l’ingegnere garibaldino Enrico De Poveda e la scelta attuale della variante di Gimarra

8' di lettura Fano 10/08/2022 - Già ai suoi vent’anni era partito volontario per la guerra all’Austria e per l’indipendenza italiana, poi nel 1849, aveva combattuto contro i Francesi e l’assolutismo Pontificio, nella difesa della Repubblica Romana e della sua Costituzione.

Una Carta, questa, proiettata nel futuro, ancor oggi venerata con rispetto politico e presa a riferimento nel 1948 per quella nostra attuale. Fu così che Enrico De Poveda , nato a Mondavio nel 1828, divenne un capitano nel corpo dei garibaldini, mantenendo questo ruolo anche nell’esercito piemontese al quale aderì successivamente.

Fu poi ingegnere capo del comune di Fano avendone titolo, arricchito della sua moderna intelligenza politica, intessuta di intelligenza tecnica nel fare. Grazie a questo originò una notevole quantità di lavoro, documentato nel nostro pregevole Archivio di Stato in più di trenta faldoni o buste con progetti di qualità che si spingevano ben oltre i confini comunali e comprendenti una ampia tipologia di lavori edili, perizie legali e molte sistemazioni stradali. Non disdegnava neppure di applicarsi al progetto di manufatti che potrebbero sembrare fuori dall’ottica di un ingegnere , come ad esempio fu col bel cancello in ferro di Villa Giulia.

Ancor possedeva lo stesso De Poveda, una rara, anticipatrice intelligenza ambientale. Qualità, espresse nel suo rammemorabile “Piano generale e regolatore pel miglioramento e ampliamento della città” firmato il 23 dicembre 1885.

Un talentuoso, il capitano Enrico, dotato di più tipi di intelligenza, immaginando che lo stesso ingegnere interesserebbe ancor oggi ad uno scienziato come Howard Gardner – statunitense nato nel 1943- psicologo ed insegnante, famoso nel mondo della ricerca per lo studio e la teoria delle intelligenze multiple naturali che ognuno potrebbe sviluppare.

Perché era dotato, l’ingegnere, anche della capacità di comprendere ed interpretare la città dove viveva, di comporre i temi ambientali e culturali. E se le sue risoluzioni restano ammirevoli e suggestive, a suo tempo gli amministratori non presero in considerazione quanto da lui offerto nel PRG. E negli anni successivi ancor meno, e mai più riaffiorò tanta premura urbanistica per Fano, quando è proprio l’affetto per una città a definirne lo splendore. Sin troppo facile dire che per quegli amministratori fanesi del tempo, più che di intelligenze multiple, si dovrebbe parlare di inintelligenze multiple. Infatti dopo la morte di De Poveda nel 1902, pur essendo stato uomo molto influente, un poco alla volta, venne fatto il contrario di quanto espresso da quella rara persona in merito al miglioramento cittadino.

In quel suo piano, infatti, le cose più interessanti riguardavano la realizzazione di una “strada di circonvallazione “. Lungimirante scelta e presaga, mai ideata prima, purtroppo mai costruita. Per De Poveda, arrivando da Ancona, si sarebbe entrati in via Vittorio Veneto, superando abbondantemente la zona dell’odierno l’ospedale, per dirigersi lungo la futura via F.Palazzi, insino al Ponte Storto. Quivi al fianco sinistro del canale- l’odierna via Kennedy - fino alla Liscia, per Pesaro, quando ancora non occorreva scavalcare l’Arzilla ed attraversare Gimarra alta.

In tal modo la sequenza delle mura dal Bastione Sangallo sino a Porta Cavour e poi a Porta Maggiore, e le Mura Romane sino alla Fortezza Malatestiana, avrebbero goduto di una fascia pedonale a verde di rispetto larga una cinquantina di metri innanzi a quei beni monumentali storici al tempo esistenti, dove uscendo dalle porte urbiche tutte integre, si sarebbe aperto un “passeggio”, magari rientrando da un’altra porta … quasi una fiaba! Ecco l’intelligenza ambientale, sociale e storica presente in De Poveda … Ecco la responsabilità ed il talento nelle scelte urbanistiche piacevoli per i fanesi. Questo in ogni epoca è quanto di meglio si possa offrire. Perche nel patrimonio artistico risiede la prima ricchezza e fascino di ogni luogo. Perché - da secoli è risaputo- “ Chi governa deve avere a cuore massimamente la bellezza della città”. E lo stesso De Poveda si proponeva eziandio anche come attivatore di asili infantili e nella costituzione della Scuola d’Arte locale applicata all’industria. Un valore superiore, dunque, questo delle intelligenze multiple; ben altro dal disvalore delle intelligenze scisse, come avviene ad esempio nel rapporto tra i politici del nostro tempo, che si fanno consigliare dai tecnici-dicono- così come i tecnici -sempre dicono- di obbedire alle scelte politiche, quando per tali due forme di intelligenza si dovrebbe auspicare una sintesi e per i politici, anche obbligatori studi formativi di buon governo della città. Studi ancor oggi mancanti.

In quel suo “piano generale e regolatore” c’era anche la costruzione di un esteso giardino pubblico comprensivo di laghetto, fontane, belvedere sopraelevati per lasciarsi accarezzare dall’aria di mare; luogo situato tra l’attuale viale che porta alla stazione ferroviaria e l’attuale via Vittorio Veneto.

E , cosa rimarchevole per la sanità, visto che si presentavano ricorrenti epidemie di colera, era prevista anche la messa a punto di un sistema di pulizia delle fogne inserendo all’occorrenza in rete, l’acqua del canale Albani usata come sciacquone sotterraneo. Una prevenzione, in quanto a Fano l’ultima epidemia si era verificata nel 1855, con 1470 contagiati e 555 morti, ed inoltre era ricomparso il colera nella Bassa Marca anche attorno al 1886. Cfr. Paolo Sorcinelli- regimi alimentari, condizioni igieniche, epidemie nelle Marche del 1800 -Argalia ed.1977. e Cfr. Centro didattico di educazione ambientale Casa Archile15/2/2005. Così per igiene ed estetica, nelle aree a sviluppo edilizio le nuove costruzioni avevano un giardino.

Nonostante questo nel piano De Poveda, la strada di circonvallazione rimase sulla carta e la viabilità non migliorò, e dalla fine del 1800, è peggiorata per non aver realizzato quei suggerimenti ed ancora se ne paga conseguenza: immaginiamoci pure per rifarci l’animo, come comparirebbe l’attuale viale Gramsci con le sue mura malatestiane integre, fronteggiate per tutta lunghezza da una fascia pedonale verde … Senza traffico come nel piano dell’ingegnere garibaldino. Solo sogni? ma le cose migliori, sono sempre cresciute sopra il disegno di un sogno!

E proprio qui, come un vaso di Pandora iniziarono le malattie urbanistiche fanesi; qui, nei primi decenni del 1900. Dalla indifferenza per l’abbattimento delle mura malatestiane e poi ad una ad una di tutte le porte urbiche consegnateci dai nostri avi, come se quei mattoni fossero solo terracotta senza dentro una ragione storica e un intelletto progettuale. Cominciò qui lo scostumatissimo uso politico di permettere costruzioni speculative decostruendo beni artistici con la scusa dell’igiene, immaginando di conseguire ricchezze, ma evidenziando la miseria del tradimento dell’identità cittadina. Cominciò qui e continua tutt’ora: basta il tentativo recente di edificare nel giardino di Villa Tombari. O nel non voler ricomporre com’era il giardino distrutto all’esterno della Scuola Corridoni. E comincia qui anche l’immane problema che ci troviamo da decenni, dello scorrimento del traffico che è andato via peggiorando, perche la costruzione di una circonvallazione completa, detta anche interquartieri, lontana dal centro storico, non è ancora terminata. Opera progettata dall’urbanista razionalista-organico, esperto internazionale di viabilità - Luigi Piccinato- ed inserita nel suo PRG fanese degli anni sessanta dello scorso secolo. Vedi il mio articolo, “Quando Fano dovette rinunciare alla circonvallazione” archivio paolo venturelli Vivere Fano del 18/1/2021.

Essendoci chi contesta l’utilitas, del tratto ultimo(variante Gimarra) in quanto progetto “vecchio” di sessant’anni; forse anche la Flaminia coi suoi 2200 andrebbe eliminata? E i cittadini invalidati, uccisi addirittura sopra le strisce pedonali, dal traffico congestionato, non dolgono? di contro la diminuzione del 30 per cento del traffico di attraversamento, grazie allo sgravio della variante è segno di affetto sociale, quando l’intervento fattivo a terminare la stessa, permetterà anche agli abitanti del quartiere di fare rete, abolendo la barriera tra centro e periferia. Permetterà di compenetrare il territorio senza la disgraziata viabilità in uso nel quartiere alto. Quanto al presunto scempio delle bellezze ambientali presenti, si apprezzano da secoli le strade panoramiche in quanto le stesse regalano sempre nuove prospettive dinamiche al flusso ottico dei viaggiatori, quindi maggiori informazioni paesaggistiche. Sarà così anche per Gimarra con vista sul mare?

Per chi transiterà non sarà poca cosa alla fine della notte incontrare l’alba, l’aurora, la luce del mattino …. O se accadrà, la luna rossa o d’argento la sera. Oppure i tramonti riflessi nel paesaggio … E quel che più vale, sarà serbarli tutti e ritrovarli nel ricordo.

A Gimarra sono altre le brutture e tutti lo sanno. Dall’edilizia canaglia a metro quadro senza bellezza, al troppo calcestruzzo del quale è compattato il quartiere, alle concessioni comunali spalmate ovunque sin dal passato, senza mai protesta di comitato alcuno per tanto scempio, perché se costruire si deve quando serve, occorre smetterla di costruire malamente. Persino la nuova chiesa, che chiesa mi sembra perché ha sopra la croce, senza croce cosa sembrerebbe? Non sarà che ancora un’altra volta non si vorranno ascoltare i grandi progettisti delle circonvallazioni e le loro intelligenze multiple?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-08-2022 alle 19:57 sul giornale del 11 agosto 2022 - 638 letture

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