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Tragedia nel mare di Fano, il giorno dopo. L’appello: “Non sfidate le onde”. Il vescovo: “Non giudicate, questo è il tempo del silenzio”

5' di lettura Fano 10/07/2022 - “Ieri pomeriggio sono scappata dalla spiaggia. Non si parlava d’altro. Ho anche io un figlio piccolo, e non ce l’ho fatta più ad ascoltare”. Sono le parole di una giovane mamma emotivamente provata dalla tragedia di sabato mattina. Quella in cui hanno perso la vita Davide Zandri e il figlioletto Fabio di neanche 8 anni, nel mare adiacente alla Spiaggia dei Fiori a Gimarra di Fano.

Un bagno di troppo, di prima mattina – intorno alle 7 30 -, con delle onde proibitive e la bandiera rossa issata dai bagnini a mo’ di monito. Il messaggio era chiaro: con un mare così, in acqua non si entra. Quel tratto di costa, poi, è subdolo e impervio. Quello specchio d’acqua situato in direzione Pesaro è L’unico, nella zona, non a forma di ‘pozza’. Lì il mare si alza già a pochi metri dalla riva. La scogliera argina fino a un certo punto. Poco più in là c’è il mare aperto, e con onde come quelle di sabato mattina ritrovarsi in balìa degli eventi è davvero un attimo.

È ancora da chiarire se papà Davide si sia tuffato per fare un bagno insieme ai figli Luca – il 12enne subito salvato – e Fabio, il piccolo che non ce l’ha fatta e il cui corpo è stato trovato soltanto dopo nove ore di ricerche estenuanti attraverso mezzi aerei e navali. Non è infatti da escludere che il genitore 44enne – nato a Rupoli, frazione di Orciano di Pesaro (Terre Roveresche), ma residente a in via Ca’Vallato a Calcinelli di Colli al Metauro dal 2005 – si trovasse in spiaggia mentre i bambini, insieme a un amichetto 13enne che avrebbe poi dato l’allarme, stavano azzardando l’ingresso in mare. Davide, infatti, potrebbe essersi tuffato per salvare i suoi figli. Poi, forse per le onde o forse per una congestione, non è riuscito nell’intento. Ha perso i sensi, non si sa se prima o dopo aver battuto violentemente la testa contro gli scogli. Inutili i tentativi di rianimarlo, durati ben un’ora.

Intorno alle 16 30 il ritrovamento, tra gli scogli adiacenti alla ferrovia, del corpo del piccolo Luca, che avrebbe compiuto 8 anni tra qualche giorno. Un incubo che ha inevitabilmente scosso le comunità di Fano e Colli al Metauro, ma anche quelle di Terre Roveresche e di Lucrezia di Cartoceto, dove è nata Stefania Carpignoli, moglie di Davide e madre dei tre figli della coppia (il più grande, di 15 anni, era rimasto a casa).

In mezzo a tanto buio, una piccola grande luce: Luca sta meglio. È stato immediatamente soccorso e ventilato da Enzo Maggi, presidente dell’associazione Maredentro, poi trasportato d’urgenza al pronto soccorso di Fano e infine trasferito al Salesi di Ancona. Già dal pomeriggio di sabato la notizia che tutti speravano di sentire: Luca respira da solo ed è fuori pericolo. Con lui c’è sua madre, inevitabilmente provata dopo aver assistito impotente dalla spiaggia alla scena più terribile. È così che una famiglia si è inevitabilmente spezzata. Una famiglia riservata, lontana anche dai riflettori dei social, ora chiamata – dando tempo al tempo - a trovare la forza per andare avanti. Nonostante tutto.

Pochi i nodi da sciogliere, ma di fronte a una simile tragedia niente può essere lasciato al caso. La Procura di Pesaro ha avviato un’indagine su quanto accaduto, mentre la capitaneria di porto di Fano redigerà un rapporto dettagliato. Nel frattempo un’unica certezza: il mare non va sfidato, e non dobbiamo ricordarcene soltanto di fronte all’inevitabile. Sono tanti i messaggi di cordoglio lasciati sui social, diversi anche i commenti di coloro che hanno voluto esprimere il loro disappunto di fronte alla scelta di tuffarsi con un mare del genere. Ma esiste un tempo per tutto: quello del dolore – un dolore che andrebbe rispettato in silenzio -, poi quello della riflessione. Dell’analisi, se vogliamo. “Non abbiamo le risposte per tutto”, ha detto il vescovo Armando Trasarti durante la Santa Messa per il patrono di Fano che si è tenuta domenica mattina nella basilica di San Paterniano. “Forse dovremmo tacere, capire, non giustificare – ha proseguito - ma nemmeno giudicare. Questo è il tempo del silenzio”.

L’unica voce davvero legittimata a parlare sin da ora è probabilmente quella di Maggi. Lui il mare lo conosce, ed è a lui che si deve il salvataggio di Luca, a lui che si trovava quasi per caso nella sede della sua associazione che si occupa di sport acquatici e protezione civile per il soccorso in mare. “Non fate il bagno in certe condizioni – ha commentato -, perché mettete in pericolo voi stessi e chi vi deve soccorrere. Il mare va rispettato. Porto avanti questa battaglia da anni, anche nelle scuole. Serve una cultura del mare, e le istituzioni dovrebbero fare di più”. Intanto le onde si sono placate, i bagnanti sono tornati in acqua. Tra gli scogli un mazzo di rose ci invita tutti a non dimenticare.


Seguono foto e video.


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Questo è un articolo pubblicato il 10-07-2022 alle 15:20 sul giornale del 11 luglio 2022 - 4177 letture

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