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Gioco pubblico in aumento a dispetto dell’incremento del PREU

carte da gioco 2' di lettura Fano 01/08/2022 - Quanto spendono gli italiani nel gioco? Non poco, nonostante le visioni controverse dell’opinione pubblica in merito. Ma i dati parlano chiaro, agli italiani piace giocare, e non resta che prenderne atto.

Nel 2021 si è complessivamente giocato il 25,5% in più rispetto all’anno precedente: la raccolta, cioè l’importo totale delle somme giocate, è stata di 110,88 miliardi euro.

Anche il fatturato della filiera (la spesa) è conseguentemente aumentato: sottraendo dalla raccolta i 95,5 miliardi che sono stati vinti dai giocatori, si è constatato un aumento del 17,95% rispetto al 2020. E l’incremento non deriva da diverse condizioni dei punti di gioco nei due anni, poiché le chiusure sono state all’incirca le stesse: i punti retail sono stati chiusi 166 giorni nel 2020 e fra i 151 e i 178 nel 2021, dato quest’ultimo suscettibile di variazione in virtù dell’introduzione del sistema di colorazione delle regioni.

L’unico calo che è stato osservato riguarda l’utilizzo delle slot Awp, in favore delle Vlt che hanno compensato questo declino. Si potrebbe pensare che questa virata sia giustificata dalla diversa - e sempre crescente - imposta che grava sui due giochi: il gioco legale è soggetto a tassazione alla fonte, utilizzando i concessionari quali sostituti d’imposta. Per ogni gioco la percentuale d’imposta è differente e viene continuamente incrementata dalle diverse legislature, che attingono sempre più spesso e in maniera sempre più ingente al comparto del gioco legale.

Ebbene, pare che la pressione fiscale non funzioni come deterrente al gioco: uno studio dell’Università Cattolica di Milano ha rilevato come l’incremento della tassazione non scoraggi affatto i giocatori, non essendosi riscontrata alcuna diminuzione delle giocate all’aumento del PREU.

Piuttosto bisognerebbe porre maggiore attenzione al gioco illegale – vera piaga del comparto - anche sotto il profilo della tassazione: i circuiti non ADM/AAMS sono illegali in Italia e dunque le vincite che vengono conseguite su tali piattaforme andrebbero dichiarate alla stregua degli altri redditi. Onere che in pochi sanno di dover assolvere e che ancora meno rispettano, posto che costituirebbe una vera e propria autodenuncia che condurrebbe il giocatore al pagamento, non solo delle tasse, ma anche di una sanzione.






Questo è un articolo pubblicato il 01-08-2022 alle 22:41 sul giornale del 01 luglio 2022 - 13 letture

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