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E il Liverpool adesso sperimenta i sensori cerebrali durante gli allenamenti

calcio 4' di lettura Fano 25/05/2022 - In vista della finale di Champions League, disputata al Parco dei Principi di Parigi, il Liverpool ha sperimentato i sensori cerebrali durante gli allenamenti, così da monitorare il proprio rendimento.

Sul piano del gioco, l’esperimento ha sicuramente portato risultati, dato che i Reds hanno imposto la propria filosofia al Real Madrid, capace però di “subire” e colpire nell’unica occasione concessa, vincendo 0-1 e alzando la coppa dalle grandi orecchie. Klopp, seppur amareggiato, può essere soddisfatto della prestazione dei suoi, che si sono dovuti arrendere ad un super Courtois e alla classe di una delle squadre più forti al mondo. Non passa, dunque, in secondo piano la tecnica avanguardista utilizzata dalla compagine inglese.

Sensori cerebrali: il Liverpool li utilizza in allenamento

Messe in cassaforte FA CUP e Carabao CUP, il Liverpool ha tentato la “tripletta” con la Champions League che, però, proprio come la Premier League, non sono riusciti a raggiungere di pochissimo. Da un lato il Real Madrid e dall’altro il Manchester City, due dei club più temuti del momento. Questo però non può scoraggiare il Liverpool, capace comunque di adottare una propria filosofia di gioco ed essere sempre al passo con i tempi. A dimostrarlo è l’utilizzo dei sensori cerebrali durante gli allenamenti, usati soprattutto per prepararsi alla finale europea, ma utili anche in ottica futura, sfruttando così l’evoluzione tecnologica. Ci si deve quindi chiedere se questi vantaggi – e progressi – tecnologici possano portare addirittura a cambiare i pronostici su 22bet.co.com: le recensioni affidabili su 22bet scommesse stanno infatti monitorando gli esiti tecnici di ogni singolo giocatore e dell’intera squadra, così da poter tirare le somme e trarre dati e conclusioni.

Nonostante non si sia rivelata l’arma letale del Liverpool, questo processo tecnologico si dimostra molto interessante e all’avanguardia. Ad averla messa al servizio del Liverpool – e dei club di calcio – sono stati Niklas Hausler, neuroscienziato tedesco, e Patrick Hantschke, suo socio, ex calciatore che, a 27 anni, ha deciso di abbandonare il terreno di gioco per dedicarsi allo studio in campo economico. Questa collaborazione si deve all’azienda Neuro11; questa tecnica ha l’obiettivo di allenare il cervello in maniera diversa e innovativa, così da portare ogni giocatore che utilizza questa tecnologia a raggiungere il più alto stato mentale, utile per rendere al meglio.

Sebbene possa sembrare un’innovazione astratta, in realtà appare molto più concreta di quel che sembra. I Reds infatti collaborano con questa azienda da circa un anno e mezzo, affidandosi dunque ad una nuova tecnologia che non può che giovare il rendimento psicofisico dei giocatori e, complessivamente, dell’intera squadra. Un esempio è l’utilizzo di questi sensori da parte del terzino Trent Alexander-Arnold, fotografato con il suddetto sensore durante l’allenamento e la battuta delle punizioni. Se questo nuovo modo di intendere gli allenamenti non ha portato i frutti sperati nell’atto conclusivo della Champions League, di sicuro ha giocato un ruolo fondamentale nell’ultima stagione del Liverpool e porterà enormi risultati nel futuro.

La tecnologia del futuro del calcio

La nuova tecnologia dei sensori cerebrali rappresenta una novità per il calcio, ma non per altri sport come basket, baseball, golf, tiro con l’arco e persino freccette. Dopo numerosi consensi e feedback positivi, Hausler e Hantschke – insieme all’azienda Neuro11 – hanno deciso di dare il proprio contributo tecnologico anche al mondo del calcio. A sfruttare l’occasione è stato il Liverpool, sempre in prima linea negli ultimi anni, segno di un’apertura mentale, da parte della società, non indifferente.

Questo esperimento, ben riuscito, non può fare altro che gettare le basi per il futuro a breve termine e a lungo termine; ci si aspetta che molte squadre seguano l’esempio dei Reds e sfruttino questa nuova tecnologica che può non soltanto migliorare il rendimento psicofisico dei calciatori, ma anche monitorare le varie situazioni, diverse per ogni giocatore.

Ci si trova dunque davanti ad un’altra nuova tecnologia che rappresenta, a tutti gli effetti, un nuovo modo di intendere e vivere il calcio e lo sport.






Questo è un articolo pubblicato il 30-05-2022 alle 16:41 sul giornale del 25 maggio 2022 - 30 letture

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