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Ascolto, partecipazione, lavoro: ecco cosa chiedono i giovani (che si dicono demotivati) secondo il report Caritas. Anche il Covid tra i fattori penalizzanti

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La Caritas diocesana di Fano Fossombrone Cagli Pergola, in collaborazione con l’Ufficio catechistico e la Pastorale giovanile, all’interno del progetto “Costruttori di Ponti e di Speranze” ha realizzato lo scorso anno - collaborando con professionisti ed esperti ricercatori universitari, il dottor Nico Bazzoli e la dottoressa Anna Maurizi - un questionario di ricerca sui bisogni dei giovani.

La ricerca e il lavoro di ascolto della popolazione giovanile tra i 14 e i 35 anni residente nel territorio della Diocesi e non solo - ha spiegato la dottoressa Giada Bellucci -, ha prodotto i primi dati e una prima conoscenza della situazione. Questo permetterà alla Chiesa locale - coinvolgendo in prima persona i giovani - di programmare e mettere in atto azioni concrete a partire dalla rilevazione realizzata, svoltasi a partire dal 13 luglio fino ai primi giorni del settembre 2021.

I primi dati da sottolineare sono il numero di risposte pervenute in totale: ben 992, delle quali 514 complete. Di queste ultime quelle utilizzabili nella loro interezza sono 416, in quanto le restanti, sono state fornite da individui non appartenenti alla classe di età interessata dalla ricerca. Circa 90 giovani hanno poi lasciato la disponibilità ad essere contattati per le fasi successive della ricerca. La rilevazione prevedeva ben 40 domande divise in aree che indagavano, oltre che su informazioni generali, anche sul tema del lavoro e della condizione economica, le abitudini e il rapporto con il territorio, l’impatto della pandemia, la propensione migratoria, il capitale sociale e su cosa i giovani chiedono che si punti. In relazione a quest'ultimo aspetto, è emersa la priorità di ottenere una maggiore partecipazione e coinvolgimento in ambito decisionale (39%) e sulle opportunità lavorative (69%).

La questione lavoro è tra le più sentite, infatti il 45% del totale è precario. Se andiamo per fasce di età, nei 30enni il lavoro precario continua a coinvolgere un individuo su tre. L’idea di un lavoro in linea con i propri interessi è tra i motivi delle propensioni migratorie dei più giovani, insieme alla mancanza di occasioni di svago e socialità. Quest’ultima dimensione pesa soprattutto per i trentenni. Il divario generazionale a livello socio economico è allarmante, quasi la metà vive in condizione socio-economiche inferiori a quelle di nascita. Altro allarme è l’impatto sulla salute lasciato dalla pandemia: peggiorata quella psichica nel 56% mentre quella fisica nel 36%.

I giovani dicono di non fidarsi del prossimo, visto come qualcuno che può approfittarsi di loro se ne avesse l’occasione. I giovani concordano molto con questa affermazione, fino a raggiungere il 61% nella fascia più grande. Nonostante il senso di solitudine dichiarata, nell’87,3% i giovani chiedono uno spazio di aggregazione nel quale poter esprimere liberamente le proprie passioni e nell’ 83% considerano utile l’apertura di uno spazio di ascolto per le proprie emozioni e riflessioni. I giovani residenti fuori dal comune di Fano sono insoddisfatti del proprio territorio molto più dei fanesi.

All’ unica domanda aperta che richiedeva di scegliere tre termini per descrivere sé stessi e i coetanei, prevalgono parole come demotivati, precari, svogliati, annoiati. Tutte le altre risposte ci offrono un quadro davvero preciso, con dati suddivisi per fasce di età. Questo è un altro punto forte di questa ricerca perché permetterebbe di tarare e progettare gli interventi in base ai risultati raggiunti.

Prima dell’estate sarà pubblicato un report approfondito con i risultati completi. Nel frattempo è stato attivato, con i giovani che hanno dato disponibilità ad essere ricontattati per le fasi future della ricerca, un punto di osservazione e coinvolgimento privilegiato, dal quale vengono letti e interpretati i dati e orientata la futura co-progettazione degli interventi, che saranno messi in campo dalla Chiesa Locale con i giovani stessi. Il primo appuntamento è avvenuto il 17 febbraio, coinvolgendo i giovani sia in presenza, presso i locali della comunità di Cuccurano, sia on-line. Durante il momento, costruito come un focus group i giovani si sono espressi dando suggerimenti e offrendoci il loro punto di vista sui risultati stessi della ricerca. Riportiamo infatti alcune loro testimonianze che hanno avuto la gentilezza e il piacere di donarci.

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Questo è un articolo pubblicato il 07-03-2022 alle 23:55 sul giornale del 08 marzo 2022 - 312 letture