Tarsi: "Tinti e l'arte di rinviare all'ultimo momento. Ancora un'occasione persa per la nostra città"

5' di lettura Fano 18/01/2022 - Il Piano Sociale d’Ambito avrebbe potuto rappresentare una straordinaria occasione per tutti i cittadini fanesi; infatti, così come indicato testualmente nel sito web dell’Ambito Sociale 6 (appunto quello di pertinenza fanese), il Piano di Ambito Territoriale Sociale “dovrebbe” “rappresentare lo strumento fondamentale di programmazione partecipata tra i 9 Comuni che ne fanno parte (tra cui Fano) e il Terzo Settore, per la definizione di priorità, strategie e metodologie volte alla coprogrammazione e coprogettazione di servizi innovativi in risposta ai bisogni emergenti”.

Un obiettivo ambizioso, quindi, ricco di interesse e di aspettative da parte tutti gli addetti del sociale, soprattutto da parte del terzo Settore a cui viene riconosciuto il ruolo di protagonista privilegiato; il piano d’Ambito avrebbe potuto rappresentare, infatti, l’occasione per attivare alcune grandi riforme in ambito sociale per il nostro territorio, con innovazioni importanti sia nelle strutture che nei servizi; in altre parole, avrebbe potuto diventare il contenitore ideale in cui riversare sia una nuova analisi aggiornata e approfondita dei bisogni della nostra comunità, sia le corrette strategie metodologiche e gestionali per affrontare le grandi criticità che coinvolgono le fasce deboli della popolazione del territorio (anziani, disabili, giovani, famiglie, dipendenze, ecc).

Quindi, volendo dare una lettura del comunicato dell’Assessore Tinti che vada al di là dei suoi toni enfatici e della sua consueta autoreferenzialità, a cui siamo ormai abituati, e volendo invece documentare un quadro della situazione presente che sia più aderente alla realtà dei fatti, occorre porre l’attenzione sulle concrete potenzialità del processo attivato dall’assessore fanese al Welfare, partendo innanzitutto dall’analisi delle tempistiche.

La prima scadenza posta dalla Regione Marche per la presentazione del Piano d’Ambito era fissata al 31 ottobre 2021, e di tale scadenza l’assessore era stato informato già dal 22 febbraio 2021 (cioè 10 mesi prima della scadenza). La prima convocazione di un tavolo del Terzo Settore è avvenuta però soltanto il 17 giugno 2021, una riunione sicuramente molto vivace, dove non sono mancate critiche e contestazioni alla debolezza decisionale dell’assessore. A quell’incontro sono seguiti ben 4 mesi di silenzio, prima di arrivare alla riunione online del 7 ottobre con il Terzo Settore, in cui è stato presentato l’elenco dei tavoli tematici; nei giorni successivi venivano raccolte le adesioni di associazioni ed enti a tali tavoli, e dopo altri 3 mesi di silenzio arriva finalmente la prima convocazione di questi gruppi di lavoro, fissata per il 17 gennaio; quindi altri 3 mesi persi.

Nel frattempo, la Regione Marche ha accordato una proroga della scadenza al 28 febbraio 2022; tuttavia, ci sono comuni che nel dicembre scorso hanno già concluso e deliberato il loro piano, lavorandoci sopra alacremente durante tutto il 2021: i nostri vicini pesaresi, per es, hanno approvato il Piano d’Ambito il 21 dicembre 2021, con un lavoro di progettazione tematica che ha avuto inizio nel febbraio 2021, impiegando 10 mesi di programmazione per elaborare il progetto finale. Il Comune di Jesi, ancor più virtuoso, ha approvato il piano il 18 dicembre 2021.

Altro dato: i calendari degli incontri tematici sono stati consegnati alla Regione entro il 31 dicembre 2021. Ma le convocazioni alle associazioni del terzo settore sono arrivate il 14 gennaio, cioè solo 3 giorni prima dell’incontro iniziale, fissato appunto per il 17.

A questo punto è inevitabile porsi alcune domande: come sarà possibile completare i lavori entro febbraio, cioè in un lasso temporale di meno di 1 mese e mezzo, con un confronto che non sia soltanto formale o frettoloso, quando altre realtà a livello sia regionale che nazionale hanno impiegato anche 12 mesi di progettazione? Come sarà possibile arrivare alla formulazione di un testo esaustivo, che contenga la profondità di un’analisi accurata dei bisogni e, al contempo, sia in grado di individuare strumenti efficaci per affrontare le tante criticità della nostra comunità?

A noi pare evidente che una mole di lavoro così ingente, compressa in un periodo così breve, aggravata dalla necessità di effettuare riunioni online a causa della pandemia, produrrà un report finale che presenterà inevitabilmente dei limiti e delle imperfezioni; va inoltre riconosciuto e detto in chiaro che ormai non sussistono più le condizioni per attivare un vero “processo di coprogettazione”, metodologia tanto spesso declamata (a parole) da questa amministrazione, quanto disattesa.

A ciò si aggiunga, infine, l’esclusione dei consiglieri comunali dai tavoli tematici: all’inizio di novembre, in qualità sia di consigliere comunale che di componente della 3° commissione (Servizi Sociali), ho espresso il mio interesse a partecipare (anche solo come uditrice) ai vari incontri, allo scopo di approfondire la mia personale conoscenza delle varie problematiche e di maturare gli strumenti utili per poter fare una valutazione più attenta e puntuale dei report finali. In risposta, mi è stato comunicato il divieto a partecipare; mi è stato inoltre riferito che, di quanto verrà discusso e proposto negli incontri con gli operatori del terzo settore, i consiglieri comunali potranno solo ascoltare la sintesi rielaborata dallo stesso assessore Tinti. Con la speranza che sia almeno simile al vero e non troppo manipolata.

Condivisione, trasparenza, coprogrammazione, partecipazione: parole, parole, parole che ancora una volta rimarranno soltanto una promessa, parole scritte e proclamate a gran voce e in modo strumentale solo per opportunità di immagine o come topos ideologico, parole svuotate dei loro significati più profondi dall’evidenza dei fatti. Ancora una volta, chi più si dichiara servitore dei principi democratici, più invece si mostra incline a scovare ogni strategia o pretesto utile a ridurre gli spazi di dibattito e di confronto, con l’evidente vantaggio di gestire in maniera autonoma, non condivisa e centralizzata le decisioni più importanti.

Un amministratore consapevole che abbia realmente a cuore le politiche sociali della nostra città, invece di dare enfasi al nulla, dovrebbe riconoscere il fallimento del processo decisionale messo maldestramente in atto, e dovrebbe ammettere le proprie responsabilità per gli ingiustificati ritardi e per l’inattività di questi mesi.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-01-2022 alle 16:49 sul giornale del 19 gennaio 2022 - 173 letture

In questo articolo si parla di attualità, fano, lucia tarsi, tarsi, comunicato stampa

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