“Il naso di Dante? L’ho trovato a Torrette”: l’ultimo (capo)lavoro di Stefano Furlani è dedicato al Sommo Poeta [FOTO]

4' di lettura Fano 06/12/2021 - Il vero scoop è che il proverbiale naso di Dante si trovava sulle nostre spiagge. A Torrette, per l’esattezza. È lì che Stefano Furlani lo ha ‘raccolto’ una domenica mattina di settembre. Il resto non fa notizia. Perché la bravura dell’inventore dei ‘Sassi d’Autore’ è ormai arcinota. Lo dimostrano i premi, i riflettori delle tv italiane – dal TgCom a Uno Mattina – fino ai media internazionali – come il tabloid inglese ‘The Sun’ e l’americana CNN -, per non parlare delle innumerevoli mostre. Questa volta, però, l’artista fanese si è superato. È lui stesso a riconoscerlo, mentre osserva compiaciuto la raffigurazione del Sommo Poeta da lui realizzata. D’altronde negarlo sarebbe inutile.

È un realismo inedito, superiore a quello dei suoi precedenti lavori, quello che caratterizza “Il nostro Dante”, l’ultima creazione di Furlani (qui la nostra prima intervista), così chiamata perché condivisa con la moglie Raffaella e nata proprio da un’idea di lei. Da sempre estimatrice del Sommo Poeta, è stata proprio la sua consorte – già nel 2020 - a proporre a Stefano di creare una raffigurazione di Dante nel suo consueto stile. Cioè attraverso un collage di sassi trovati prevalentemente lungo le nostre spiagge. Ed eccolo quel naso, scovato a ridosso del bagnasciuga di Torrette di Fano. Una ricerca ardua, data la forma. Ma il risultato è a dir poco perfetto. “L’importante è avere ben chiaro in mente quello che ti serve - ha raccontato Furlani -, e non era scontato trovarlo, perché mi serviva un sasso di una certa forma, che potesse rappresentare il naso ma anche preservare lo spazio necessario per poi inserire la bocca. Quando l’ho trovato mia moglie è stata davvero felicissima”.

Poi un mese di lavoro. Tutto è partito, com’è normale che sia, da uno studio approfondito della fisionomia di Dante, canonicamente raffigurato di profilo. “Qui davanti alla mia bottega di via Cavallotti – un tempo appartenuta a suo padre, da sempre specializzata in restauri, cornici e lavori di falegnameria, ndr – ho avuto per un lungo periodo il manifesto della rassegna ‘FanoXDante’ promossa dal Comune. Lo vedevo tutti i giorni, e ho avuto modo di studiarmelo. Anche grazie a questo sono riuscito a farlo particolarmente somigliante”. In effetti, a guardarlo, sembra proprio lui. Il Sommo Poeta.

“Forse – ha aggiunto l’artista - con Dante si è alzata un po' l'asticella. Il gioco dei sassi si è probabilmente evoluto in qualcosa di più serio, e questa cosa è ancora più gratificante”. Il risultato è certamente esaltante, e anche per una questione cromatica. Perché non sarebbe stato sufficiente trovare sassi della forma giusta: fondamentale era anche il colore. In questo caso, infatti, era indispensabile avere dei sassi rossi che si potessero incastrare a dovere. “Sono pezzi di mattoni, quelli che un tempo si utilizzavano per costruire le case, e le cui macerie venivano smaltite lungo i fiumi”. Sassi levigati dall’acqua e dal tempo, dunque, divenuti tasselli di un’opera d’arte.

Peccato che questo ‘gioiello’, per ora, sia rimasto sempre lì, nella vetrina della Bottega del Furlo. L’opera meriterebbe senz’altro un palcoscenico diverso, e non soltanto perché quello che si sta concludendo è l’anno delle celebrazioni per i settecento anni dalla morte di Dante. “Ho avuto contatti, ma niente di concreto”, ha spiegato Furlani precisando che no, il quadro – largo 50 centimetri e alto 65 – non è assolutamente in vendita.

Si spera che ‘Il nostro Dante’ riceva dunque gli onori che merita, anche alla luce del doppio anniversario che si celebrerà il prossimo anno: i primi dieci anni di Sassi d’Autore, ma anche i primi vent’anni della bottega. “Vorrei instaurare un dialogo con l’amministrazione comunale”, ha detto Stefano, che nel frattempo continuerà a lavorare per i suoi tantissimi clienti. E a progettare nuovi quadri fatti di pietre fantasticando di fronte alla sua scorta di ‘sassi-chiave’: gambe, braccia, decolté, e tutto ciò che lui – con la sua inventiva - riesce a vederci. “Faccio puzzle di cui non esistono pezzi”, ama dire lui. Anche perché, quei pezzi, sei tu che te le devi cercare per poi metterli insieme. Servono metodo, dedizione e il giusto atteggiamento mentale. Come fosse una cerimonia del tè. Una sorta di meditazione che si trasforma in arte.



Seguono foto dell’opera e del laboratorio di Stefano Furlani.

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Questo è un articolo pubblicato il 06-12-2021 alle 18:47 sul giornale del 07 dicembre 2021 - 1770 letture

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