Venturelli: "Lo psicodramma urbanistico alla scuola Corridoni"

13' di lettura Fano 07/09/2021 - E’ ormai concluso il caso del Barocci “risanato” come titolava Il Resto del Carlino del 29 luglio scorso per ricordare quella vicenda iniziata e terminata ad Urbino.

Un’alternanza di fatti sorprendente ed emblematica per l’Italia artistica, di un Paese che merita di essere considerato completamente Patrimonio Unesco proprio come scherzando con gli ospiti internazionali ha detto il Presidente Draghi nel recente G20 Cultura di Roma.

Ed a Fano dovremmo saper cogliere la particolare suggestione educativa di quel restauro urbinate, accostandolo ad un caso simile presente alla Corridoni come si leggerà di seguito.

Perche nel 1982 nel duomo di Urbino, con quattro tagli alla tela, venne rubato il volto di un fanciullo da un grande quadro sopra un altare(pala) di Federico Barocci, lasciando un rettangolo vuoto, di cm. 40x42. Poi nel 2017 quella stessa immagine venne identificata in un catalogo di aste da un benemerito gallerista d’arte pesarese che, con mente acuta stilisticamente allenata, riconobbe e denunciò il caso quasi dimenticato, seguito da confisca e ritorno del volto con grande felicità degli urbinati. Così lo scorso mese ad oltre tre anni di distanza, la pala raffigurante il Martirio di San Sebastiano è stata rimessa dov’era nel rispetto del contesto artistico, col viso del bambino a riempire quel vuoto, riconnesso senza alcun segno del trauma.

Occorre scrivere che da contextus deriva connesso assieme; intessuto assieme, significando un aspetto fondamentale della tutela artistica consistente nel mantenere un’opera nel luogo per il quale venne fatta o nel ricollocarcela se allontanata. Quando si sa che separando l’opera od anche un suo dettaglio dal suo luogo, luogo ed opera si immiseriscono ridotti a frammento. Questa estrema importanza del contesto artistico potrebbe sembrare solo buon senso, invece si riscontra sistematizzato nella cultura francese internazionalmente allargata quale frutto dell’intelletto di una grande figura di fine 1700; Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy che col suo libro sempre più pervasivo anche nella nostra attualità, “Lettere a Miranda” diffuse tale valore di tutela, conservazione e corretta valorizzazione del patrimonio culturale, “quale azione indispensabile per la ricomposizione di un contesto che era stato brutalmente infranto. Riducendo a brani sparsi insiemi di inestimabile significato, storico e artistico. Nell’armonico universo della cultura immaginato da Quatremère ogni frammento è in relazione con l’altro e tutte le parti riconducono all’insieme; … emerge nitida l’immagine di un’arte come contesto e di una storia dell’arte come scienza del contestuale”. Cfr. Michela Scolaro: Introduzione a “Lettere a Miranda”, pag. 11 Minerva Edizioni.

Pertanto occorrerà sempre ringraziare chi da un catalogo ha riconosciuto immediatamente il vero ed il bello evitando la vendita e la nuova dispersione del frammento. Riflettendo noi tutti che il sapere profondo permette di vedere quello che chi non sa non può vedere. Ed è la cittadinanza urbinate, i suoi amministratori in familiarità con la bellezza, che hanno maturato nel costume le emozioni prodotte dall’arte nella sensibilità cerebrale e sapientemente vogliono e sanno tutelare il patrimonio artistico come asse portante della cultura di tutti.

Questo è il bacio del rispetto che sa attraversare i secoli; la cura per madre città e paesaggio che ne ha provocato l’immagine complessiva grazie alla quale il centro storico urbinate è iscritto, riconosciuto alla lista del Patrimonio Mondiale Unesco. Così nessun abitante della “città in forma di palazzo” ha mai avuto l’interesse pervertito di far progettare che in quel vuoto della pala, restato tale a lungo, si dovesse mettere qualcosa di altro: (tipo un viso diverso da quel che c’era in origine). Lo stesso si usa fare per la scultura alla quale si ricongiunge un suo pezzo staccato; così per una sottrazione architettonica, specie se la parte mancante fosse ancora esistente o ricostruibile dal disegno del suo autore. Oppure per la pagina di libro staccata e ritrovata.

Ma per quanto il risanamento urbinate risulta esemplare, oggetto di pubblicazione per i musei, a Fano senza i miglioramenti attesi dalla partecipazione a Capitale Italiana della Cultura, il valore della logica da usare nei confronti dell’arte danneggiata, non è cosa acquisita … Diversamente dalla saggezza urbinate, la prima autorità cittadina non si attiva per la ricomposizione di quello che fu il più prezioso dei due giardini esterni della Scuola Filippo Corridoni. Giardino brutalmente infranto nel 1956 a favore di una stazione Agip: il sindaco fanese-decisamente molto attivo- pur avendo il merito storico di aver eliminato da alcuni anni quel distributore e risanato il sottosuolo inquinato dai carburanti, sceglie di non ricomporre com’era il giardino con fontana circolare costitutivo del complesso scolastico sin dal 1935, nonostante il contratto con Agip, prevedesse la sua “messa in pristino”. Per la “cultura” di chi amministra il concetto di una tutela artistica come scienza del contestuale, proprio per quest’area, sembra sconosciuto. Quanto a “Lettere a Miranda”vien da chiedersi se sia mai arrivato a sfiorare i pensieri del primo cittadino.

Ma non avverte, il sindaco l’empatia con le voci artistiche del passato che i consapevoli vicini di Urbino sanno riportare al cuore?

Non intende che l’operazione della testa del bambino urbinate rimessa nel vuoto del furto, sta ad indicare alla nostra città che la fontana circolare ora de localizzata al porto, va rimessa dov’era col suo giardino com’era nel vuoto recintato alla Corridoni? A non farlo, chi ci guadagna? spieghi ai cittadini, il sindaco, chi ne trarrà vantaggio: forse lo spin-off di Ferrara? Perché il danno multiplo del 1956 mai abbastanza esecrato, resta da risanare, da amare con tenerezza come luogo cittadino, assieme agli affetti storico relazionali estetici , anche nella parte visibile sopra il suo proprio suolo.

Se precedenti amministrazioni hanno fatto la guerra a rate all’intero complesso, offendendolo in ben 10 parti diverse pur essendo cosa viva che non può difendersi, innocente come i bambini ai quali è destinato e che ne sono ancor oggi danneggiati, è scandalosamente sbagliata la decisione di non valutare a fondo il valore dell’argomento, come invece ha valutato la testa del bambino il mercante d’arte pesarese. Facilmente comprendiamo noi tutti che rimettendo giardino e fontana, si restituisce autenticità e si rivalorizza tutto il complesso razionalista, come da lontano, indirettamente chiede Ursula von der Leyen col suo strepitoso progetto Nuovo Bauhaus Europeo, bello sostenibile internazionale che si evolve dal primo Bauhaus del 1919 dove l’architettura razionalista nacque. E Mario De Renzi, autore del nostro edificio ha il suo riferimento culturale proprio dal socialismo artistico del primo Bauhaus, ben oltre le apparenze, pur se costruito nel ventennio del duce. E il sindaco conosce tale nuovo progetto europeo ? Abbiamo forse partecipato a Capitale Italiana dell’Incultura, piuttosto che a quella della Cultura, visto che si continua ad agire come in passato?

E perche il sindaco non racconta ai cittadini la penosa faccenda del contratto di sponsorizzazione tra la precedente giunta Aguzzi e due private cittadine in scadenza il 14 marzo 2022 per la sistemazione della fontana, al porto deportata. Intervento che si rivela discutibile in ben tre parti del ripristino; inadeguato alla qualità richiesta per un restauro aderente al progetto originale. Cosa facilmente dimostrabile al sindaco, carte alla mano recandosi sul posto. Ma il sindaco tacendo, aderisce all’operato di Aguzzi e non alla tutela artistica della fontana e del complesso razionalista Corridoni: inoltre, complimenti a tutto il centrosinistra, PD in testa, che tace e basta! e farà perdere altri voti preziosi per il progressismo cittadino con le proprie pigre indifferenze culturali … appoggiando un’operazione che svalorizza l’importante complesso e dunque inopportuna per la tutela di un bene di tutti. Il progetto di Seri è un compromesso pasticciato, ideato negli uffici: una vetrina di propaganda al contrario.

Ma c’è molto di più da scrivere: “Per guarire noi dobbiamo ricordare. E’ difficile talvolta ricordare ma è anche così che guariremo”. E’ la dichiarazione del sindaco, espressa lo scorso marzo citando Joe Bilden per annunciare una piantumazione al parco Luciano Polverari in ricordo dei fanesi morti per Covid. Ma riportare al cuore, cioè ricordare, serve anche per guarire le opere d’arte e l’ambiente, oltre che guarire da quella stessa inconsapevolezza che probabilmente ha fatto fuoriuscire persino il virus di dove stava. Cfr. David Quammen - Spillover- pag. 13, Il cavallo verde- Gli Adelphi.

Anche Leonardo da Vinci, già 500 anni fa amava ricordare, esortare al contatto di pensiero col lascito di uomini ed opere di valore: “Felici fien quelli che presteranno orecchi alle parole de’ morti. Lèggere le bone opere e osservarle” cfr. Scritti letterari tratti dal Codice Atlantico, pag.116- BUR e dunque, attenzione alle buone cose lasciateci dal passato per un miglior futuro … Come mai, la Corridoni ha ”resistito” nella passata guerra all’uso dei tedeschi e degli alleati; ai 10 insulti degli amministratori nel dopoguerra, mentre gli edifici di liceo classico e liceo pedagogico, ben più recenti, sono da abbattete e rifare?

Ed oggi, cosa e chi dovremmo ricordare per guarire il danno della sottrazione del giardino inizialmente connesso alla nostra architettura razionalista, come la testa di fanciullo riconnessa ha guarito la pala urbinate? Ovviamente va ricordato quello che c’era; ed era semplice, calcolato per quello spazio triangolare di 1750 m2, in quella luce- non in altra- con attorno il “suo paesaggio”. Ecco dunque ben chiaro cosa significa quel contesto oggi da ricomporre. E diversamente da come vorrebbe il sindaco, non serve un altro progetto, e meno ne servono altri, di progetti. “Saranno più d’uno e poi dopo sceglieremo con la cittadinanza.” … come raccontato da una assessora a Radio Fano, cfr. – “ Parliamo di “… lo scorso 14 gennaio. Ma democraticamente è inaccettabile di farne sceglierne uno ai cittadini “dopo” la decisione dell’ufficio di non rimettere quel che c’era … Quando non risulta altro da proporre alla gente, da parte dell’amministrazione, se non l’interesse che s’ intravvede dietro quei 400.000 euro chiesti al governo per il miglioramento del decoro urbano e la sistemazione dell’area ex Agip inserita nei progetti di rigenerazione urbana. Si arrivasse a tanto si dovrebbe piuttosto parlare di degenerazione urbana, di psicodramma urbanistico, dove il malato è il complesso scolastico, con gli amministratori recitanti attorno.

Perché tutto era stato già fatto da Mario De Renzi … e solo questo, va magnificamente che meglio non si può . Così, pur possedendo il progetto di costruzione in scala e la fontana reale di Mario De Renzi, cosa va proponendoci per la tutela artistica del complesso Corridoni l’assessore/sindaco alla cultura fanese? di fare un altro giardino, diverso da quello originale che svalorizzerà l’insieme, inseguendo la febbrile rincorsa dell’inutile. Manco chiamando Renzo Piano, così acuto, intelligente ed onesto, per nessuna cifra, lo stesso si permetterebbe di rifare il giardino a De Renzi : ovvero una grave scorrettezza artistica e culturale. Per rifare il giardino diverso da quello originale occorre esser ben più bravi di Mario De Renzi : occorre una personalità politica fanese, esperta della conservazione artistica all’incontrario, coadiuvata da “persone di cultura” che non piangeranno grandi lacrime sul giardino originario perduto per sempre. Gente che crede di vedere il vero e il bello, meglio di come ha visto il benemerito gallerista di Pesaro! … Ma quanto tempo ancora dovrà penare la nostra fontana per tornare dove era stata messa all’inizio?

Risulta evidente una ricaduta diseducativa versoi giovani. Le telecamere andrebbero messe nei luoghi delle decisioni e non nei sottopassi, non quando i ragazzini si sono ormai de-formati nel rapporto con l’arte sui passati esempi degli adulti che, in rappresentanza del popolo fanese, fecero tutto quel che vollero; non quel che volle Mario De Renzi. Se un elemento del patrimonio artistico di una città, è ridotto a pezzi e non lo si ripristina, probabilmente lo stesso ridurrà a pezzi anche la cultura dei suoi abitanti … Per scelta di imitazione. “Lorsignori”, ad iniziare dal sindaco, forse si sentono più bravi di De Renzi, perché finalmente possono decidere su qualcosa che non può protestare e che non vota; altrimenti che politico è chi non sa decidere per cose così “facili” come un giardino ed una fontana? E lo fanno nonostante lo Statuto Comunale dichiari all’art. 9: ” Il comune riconosce … l’assieme del suo patrimonio archeologico storico ed artistico come beni essenziale della comunità e ne assume la tutela come obbiettivo primario della propria azione amministrativa”. Così il modo più assurdo per assumerne la tutela diviene la non ricostituzione di quanto c’era, pur essendo, progetto originale e fontana reale, beni storico -artistici. Infine il sindaco che si è recato da ben due ministri, Bonisoli e Franceschini per la storica, incolta rivendicazione pseudo-sovranista del ritorno a Fano della statua greca che fanese non è, e sindaco che ha chiesto- ovviamente invano- l’ intestazione di propaganda al recente G20 Cultura alla stessa opera greca, farebbe bene, nel suo serio impegno intellettuale, a chiedere allo stesso ministro dei beni culturali, tanto per orientarsi e riportare la decisione sulla via della responsabilità e del ragionamento, se mettere in pristino o meno il giardino con fontana com’era e dov’era.

Tra le persone che, pur invisibili assiepano quell’area triangolare -ricordare non è difficile- ci sono Filippo Corridoni, Mario De Renzi, Getulio Roberti, Silvio Battistelli, Antonio Glauco Casanova , Enzo Capalozza; tutti da riportare al cuore per guarire, come piace al sindaco.

Tra le grandi figure fanesi che prima della distruzione hanno difeso e richiesto dopo la distruzione il ripristino del giardino con fontana com’era, ci sono alcuni famosi concittadini; Silvio Battistelli, Antonio Glauco Casanova, ed Enzo Capalozza, stimati dai fanesi ed onorati dallo stesso Sindaco con alte intestazioni e importanti riconoscimenti postumi, e per le caratteristiche relazionali storiche coi cittadini, indimenticate. Figure che, pur essendosi battute per la conservazione e la ricostituzione dell’area in oggetto, il sindaco sembra non ricordarsi né prestare orecchie alle parole loro, quando il primo cittadino potrebbe almeno provare a farsene spuntare appositamente altre due, di orecchie!

Fatti e persone, tutti costoro dei quali ho già scritto in precedenti articoli presenti nell’ “Archivio Paolo Venturelli Vivere Fano” e “Tutti gli articoli per Paolo Venturelli anche anni precedenti” su questo portale, che sempre ringrazio per l’ospitalità democratica offerta.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-09-2021 alle 15:23 sul giornale del 08 settembre 2021 - 447 letture

In questo articolo si parla di attualità, paolo venturelli, comunicato stampa

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