Mondolfo: DDL Zan, mozione del consigliere Lucchetti

Arcigay Agorà 4' di lettura 10/05/2021 - Oggetto: mozione relativa al "DDL ZAN: misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

PREMESSO CHE

Il DDL ZAN è già stato approvato alla Camera nel novembre del 2020 e si trova ora alla Commissione Giustizia del Senato.

Il ddl è composto da dieci articoli. Il primo articolo presenta una serie di definizioni, che è bene ricordare per capire quello che verrà dopo: spiega cioè che cosa si intende per sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere, tutti termini ed espressioni che sono già utilizzati nel nostro ordinamento.

Per “sesso” si intende il sesso biologico o anagrafico: è innanzitutto la Costituzione ad utilizzare questo termine, così come varie leggi (quella ad esempio per disciplinare la “rettificazione di attribuzione di sesso” o le “unioni civili tra persone dello stesso sesso”). Per “genere” «si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso»: si intende il ruolo di genere, cioè il sistema socialmente costruito intorno al sesso maschile e a quello femminile. Per “orientamento sessuale” si intende l’attrazione sessuale o affettiva di una persona, e che può essere nei confronti di persone del sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi i sessi.

Per “identità di genere”, dice il ddl, «si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione». “Identità di genere” indica dunque la percezione che ciascuno ha di sé in quanto maschio, femmina o altro, indipendentemente dal fatto che abbia affrontato la riassegnazione chirurgica del sesso se la sua identità di genere è opposta a quella del sesso di nascita.

La presenza dell’espressione “identità di genere” è molto criticata, ma prima di arrivare a questo va precisato che l’espressione è presente in diversi trattati internazionali e nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani. Il dossier che il Senato ha di recente pubblicato sul ddl Zan spiega poi che l’espressione “identità di genere” è stata usata in un testo normativo, per la prima volta, da una direttiva del 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea che si occupa di protezione internazionale: lì, l’identità di genere è stata ritenuta specifico motivo di persecuzione. Questa stessa disposizione è stata recepita anche nell’ordinamento italiano, con il decreto legislativo 18 del 2014 sull’attribuzione della qualifica di rifugiato: individua tra i motivi di persecuzione l’appartenenza a un particolare gruppo sociale che può identificarsi anche con riferimento all’identità di genere.

L’espressione, dal 2018, è utilizzata anche dall’ordinamento penitenziario ed è presente in diverse sentenze della Corte costituzionale: nella sentenza numero 221 del 2015, in materia di rettificazione dell’attribuzione di sesso, si dice ad esempio che il «diritto all’identità di genere» è «elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona». Infine, nel dossier del Senato, si ricorda che il DPCM del 26 settembre 2019 ha delegato il ministero per le Pari opportunità a promuovere azioni di prevenzione contro tutte le forme di discriminazione per cause «fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, l’età, l’orientamento sessuale e l’identità di genere, anche promuovendo rilevazioni statistiche in materia di discriminazioni». Sesso, orientamento sessuale e identità di genere, dice il dossier, sono ad oggi i tre motivi di discriminazione richiamati più spesso.

CONSIDERATO CHE

si ritiene opportuna una presa di posizione del Consiglio comunale del comune di Mondolfo a sostegno del DDL ZAN il quale non dà “il via libera” alla gestazione per altri, pratica che è già vietata in Italia e che non è in alcun modo nominata nel testo.

Il ddl Zan non introduce nelle scuole la cosiddetta “ideologia gender”, un concetto peraltro che non esiste nei termini in cui viene spesso descritto: chiede invece interventi anti-discriminazione.

Il ddl Zan “non cancellerà le donne”, qualsiasi cosa significhi, attraverso l’uso dell’espressione “identità di genere”: contiene disposizioni penali per il contrasto della discriminazione e della violenza, compresa quella verso le persone transgender, che sono appunto un obiettivo specifico di discriminazioni e violenze.

Il ddl Zan, infine, non darà la possibilità a un uomo di definirsi una donna senza una “certificazione” ufficiale: nominando “l’identità di genere” il ddl non regolamenta infatti la transizione di genere.

LA PRESENTE MOZIONE IMPEGNA LA GIUNTA COMUNALE

a predisporre un O.D.G. da presentare al consiglio comunale di Mondolfo, prima del termine dell'attuale consiliatura 2016_2021, per favorire l'approvazione del ddl ZAN, per prevenire e contrastare la violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.


da Lucchetti Massimiliano
Consigliere comunale Mondolfo





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-05-2021 alle 16:31 sul giornale del 11 maggio 2021 - 394 letture

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