Venturelli, la disputa per la variante di Gimarra: "Quando Fano dovette rinunciare alla Circonvallazione"

10' di lettura Fano 18/01/2021 - “Quando Fano dovette rinunciare alla Circonvallazione”, è lo stesso identico titolo di un articolo d’antan per confermare quel che forse tutti non sappiamo, ovvero la causa dei tempi lunghissimi per la realizzazione della interquartieri, il progetto di Luigi Piccinato presente nel P.R.G. che allo stesso insigne architetto urbanista venne commissionato dal Comune di Fano.

Adottato nel 1963 e pubblicato in G.U. nel 1967. Tempi che oggi non sono stati ancora sufficienti a far terminare l’opera, quando 2.500 cittadini rimettono in discussione la necessità dello stesso compimento. La parte terminale, oggetto dell’attuale contrarietà, consiste nel prolungamento della stessa interquartieri sinora parzialmente realizzata con un nuovo ponte sull’Arzilla ed attraversando Gimarra alta, poi scendere nell’Adriatica a Baia del Re; poco più di tre chilometri. Quanto al titolo dell’articolo, lo stesso venne pubblicato nel periodico cattolico “Il nuovo amico” del 21-11-1993, pag. 11 firmato N.A. Ecco il testo d’epoca che oggi illumina più di ieri sulla disputa per la variante di Gimarra.

“Il traffico leggero e pesante che attraversa la città è insostenibile per il rumore e l’inquinamento e pesa soprattutto sui numerosi abitanti dei viali I Maggio, Buozzi, Gramsci, XII Settembre. La strada complanare e l’interquartieri che porterebbero senz’altro un giovamento fanno discutere animatamente perché hanno sostenitori ed avversari. C’è il rischio che tutto rimanga così com’è adesso: non dobbiamo dimenticare che trent’anni fa la soluzione proposta dal centro-sinistra col famoso “piano Piccinato” fu stroncata dalle amministrazioni di sinistra che ripresero la guida del comune nel 1963. Allora fu perduta l’occasione di dare ordine al traffico di attraversamento e di interquartiere. Nella tavola che pubblichiamo si può vedere il tracciato della grande circonvallazione(Carmine- Forcole- Ponte Metauro), i tre diverticoli e le altre articolazioni che avrebbero risolto i problemi di cui oggi ci si lamenta. Speriamo che almeno nel 2023 il traffico non si svolga ancora sui viali che attraversano la città”.

Chi era dietro la sigla N. A., (nuovo amico) a predire il male e peggio, aveva mostrato il segno del sempiterno disaccordo alla fanese, e se oggi sembra una parte del mondo cattolico e non solo a contrariare il completamento dell’opera, nel 1993 fu “Il nuovo amico” cattolicissimo, a farsi portavoce della mancata strada e lamentare che nulla era stato fatto, a rimproverare la sinistra guardando all’indietro. A dimostrazione che lo stesso oggettivo problema cittadino da curare e risolvere, può divenire propaganda di parte, diversa ogni volta secondo chi la fa. Un buon malcostume! Ma il pasticcio, sin dall’origine era inzuppato anche nello snobismo fanese del cercare figure di assoluto valore per risolvere i problemi urbanistici cittadini, per farsi belli, e poi “dimenticare” di realizzarne la relativa prescrizione. Parola quest’ultima, propria del rapporto col medico, del quale solo gli autolesionisti ne ignorano la cura dopo averlo consultato. Oppure da chi crede di saperne di più di uno specialista che opera da una vita e per valore viene chiamato anche dall’estero. Nel nostro caso lo specialista è l’urbanista-medico voluto per curare un problema curabile. Incurabile invece sembra il costume divisivo emerso ancor oggi da parte di ex sindaci, ex assessori all’urbanistica, ex consiglieri, che avrebbero messo la firma in appoggio al Comitato contro la strada. Ma anche una firma indirettamente a sfavore del medico -urbanista Piccinato, quando non si sa se in passato qualcuno degli ex avesse fatto qualcosa per valorizzare a vantaggio pubblico quel paesaggio di Gimarra certamente da tutelare, ma non per questo necessariamente sacro proibito, essendo quel luogo antropizzato molto prima dell’epoca romana e dove invece si è costruito senza bellezza, spalmando incontinente cemento tra strade cincischiate e dove si continua a fabbricare senza protesta di comitato alcuno.

Tutti coloro che non vogliono che il braccio conclusivo dell’organismo stradale di Piccinato, da oltre il Metauro giunga sino a Baia del Re, evidentemente si ritengono capaci di interpretare l’esigenza fanese di viabilità meglio di Piccinato stesso! Quando basta chiedere a qualsiasi urbanista le responsabilità del suo lavoro, quando si sa da secoli che le ristrutturazioni urbane recano vantaggi casuali a certuni e perdite immeritate ad altri. Mentre il risarcimento degli espropri a fini di pubblico interesse viene ritenuto ampiamente insoddisfacente, toccando anche aspetti di valore immateriale tali da suscitare in chi subisce, dei profondi moti di reazione comprensibili, come sta avvenendo anche a Gimarra. Ma non occorre risollevare il dibattito su proprietà pubblica e proprietà privata dei suoli che ha sempre offerto infiniti problemi agli urbanisti, se non addirittura l’impossibilità progettuale quando si sa che “La pace riposa sulla giustizia” e che la Giustizia è una Dea ben difficile, e che la Politica, è il luogo dell’accordo con tutti, soprattutto con chi tutela con pieno diritto gli interessi della propria villa. Se gli interessi pubblici vanno ad imporgli dei sacrifici, la politica deve saper tutelare anche quegli interessi. E se questo accordo è il nodo da sciogliere per render celere tutto, occorre scioglierlo. Quando tutto forse si potrebbe risolvere eliminando il poco piacevole transito oscuro nelle gallerie, spostando il tracciato a cielo aperto verso le case, risparmiando parecchi soldi da usare in quelli che si dicono interventi di mitigazione dell’impatto strada col paesaggio, per restaurare il paesaggio esaltandone i pregi e rendere la nuova strada bella come il luogo attraversato; o se si vuole, bella come un bosco, con ampi spazi laterali di sosta dedicati alla flora locale o alla vista del mare; oppure a quello che- si augura- potrebbero offrire persino a sorpresa il sottosuolo … Perché sempre la bellezza ama nascondersi anche ai progettisti, ma per essere trovata. Sperando che la società di ingegneria di Perugia, incaricata di approfondire il progetto, sappia trovare quel nascondiglio. Fosse così, strada, natura e storia si arricchirebbero uno dell’altro … E se così avvenisse, sarebbe ancora uno scempio una strada che “n0n sembrerà costruita, ma quasi quasi nata da sola” ?

È stato verso una galleria infatti che si è appuntata la maggior critica di Salvatore Settis nell’intervista prenatalizia provocata dal Comitato contro la variante, quando lo stesso professore ha bocciato questo tratto finale dell’interquartieri per tutelare il paesaggio rifacendosi alla Costituzione. E le sue parole competenti e di grande onestà intellettuale, non sono bugie e vanno ricordate “ Non posso dire di conoscere bene Fano … Le persone che mi hanno scritto mi hanno mandato documentazione … Una collina molto bella in cui si potrebbe aprire una galleria che evidentemente deturpa il paesaggio … Come si fa ad incidere in una zona preziosa come questa … per creare una nuova strada di cui probabilmente non c’è bisogno. E poi “Del traffico di Fano io so troppo poco … Non sono mai venuto a Fano guidando io la macchina, quindi non posso dirlo … Se un problema di traffico c’è non è questo il solo modo di risolverlo e sarebbe ben possibile cercare degli altri modi di risolverlo … Non si studia a sufficienza quel che potrebbe essere la soluzione migliore … Il problema va risolto non a scapito dei beni culturali paesaggistici ambientali … Tocca ai cittadini farsi vivi.” E Salvatore Settis oltre alle sue competenze in Archeologia e Storia dell’Arte, è persona stimatissima tra le figure alte della cultura artistica internazionale, notevole per incidenza sulle opinioni degli italiani già quando attorno al 2002 pubblicò con ampio seguito“Italia S.P.A. , l’assalto al Patrimonio culturale” contro il tentativo del governo Berlusconi di sfruttare i beni storico artistici pubblici a fini economici, privatizzandoli e “valorizzandoli”. Libro, contro lo strisciante attacco al sistema di tutela degli stessi. Un periodo in cui l’onore della cultura italiana fu salvato a cominciare dal suo libro, seguito per anni da titoli altrettanto penetranti nel tessuto delle tutele italiane.

Se Settis l’abbiamo avuto a Fano nel periodo iniziale del Centro Studi Vitruviani, se riascoltarlo ci ha emozionato, tuttavia dal tempo del piano Piccinato e relativa interquartieri che lo stesso urbanista studiò per risolvere il problema presente a causa delle due arterie nazionali che si incontrano a T a Porta Maggiore, siamo aumentati da 45.000 a 60.000 e sempre più ci sono feriti e morti sin sulle strisce pedonali lungo le due nazionali impegnate dall’attraversamento veicolare, dove tutti siamo a rischio, automobilisti compresi. Nel rispetto delle idee e degli interessi di tutti, par giusto quindi che sia portato a compimento anche l’ultimo tratto dell’opera, non perché è imperdonabile perdere i 20 milioni della Regione, ma per attenuare una situazione impossibile da sopportare oltre. Per evitare sia le disgrazie reali che quelle suggestionate dal pensiero come possibili, e quindi gravemente stressogene. Ma sindaco e giunta hanno già mostrato responsabilità per la salute delle persone, sia con l’eliminazione dell’amianto, che con la pronta messa in sicurezza per la bomba a Sassonia. Ed anche il completamento del tratto di Gimarra, necessariamente fa parte di quella medesima cura che il sindaco vuol dare alla città adempiendo a un suo proprio ufficio specifico; non la cura Bene Comune, non la cura dimissioni vice sindaco chiesta dai Cinque Stelle o quella così divertente degli ex sindaci ed ex assessori all’urbanistica, ma è la cura Luigi Piccinato che col passare dei decenni si evidenzia sempre più attuale e necessaria.

Tutti possiamo cliccare quel suo nome per veder comparire pagine di curriculum con la sua formazione architettonica razionalista, lo sviluppo successivo in architettura organica nella città intesa come organismo vivente, della quale fu cofondatore per l’Italia assieme a Bruno Zevi, Pier Luigi Nervi, Mario Ridolfi. Il lavoro per un numero amplissimo di P.R.G. in Italia e nel Mondo; l’insegnamento universitario, le pubblicazioni, premi prestigiosi come quello Olivetti, o la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica; l’attività propositiva nei dibattiti professionali specifici, la partecipazione politica ed infine le possibili consultazioni del suo archivio lasciato ai posteri, studiosi e studenti. Tutti avremmo di che informarci, visto che la cosa ci riguarda, e di più il mondo della politica.

Avere un assetto stradale di grande valore, che da un lato scavalca il Metauro, aggira la città e non terminarlo oltre Gimarra per alleggerire il flusso veicolare sulle nazionali è imperdonabile di fronte alla salute dei cittadini, come di fronte alla Città della Cultura. Possiamo solo piangere del ritardo. Perché i buoni progetti integrati nella natura sono sempre stati fatti con l’intento di far vivere meglio le persone. E’ infatti questa un’opera d’arte, frutto dell’ingegno e della dedizione al tema del più grande urbanista italiano del secolo scorso che va tutelata integralmente anche per la realizzazione della parte incompiuta dell’opera come si fa con tutte le espressioni d’arte.

Lasciando “ l’Interquartieri Piccinato” come si trova e non fare l’ultimo atto, sarebbe di nuovo il trionfo della propaganda divisiva. Speriamo che a prescindere dalle posizioni partitiche si comprenda anche grazie al vecchio articolo de “Il nuovo amico” che sulle macerie delle polemiche nessuno è mai transitato.



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-01-2021 alle 17:34 sul giornale del 19 gennaio 2021 - 814 letture

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