Venturelli: "La chiamano ex Agip per far presto, ma quante cosa ancora da scoprire"

11' di lettura Fano 02/12/2020 - E la chiamano area ex Agip e la scrivono anche ex Agip, così con questa etichetta si sa subito di cosa si tratta, perché del distributore la gente si ricorda ma di quel che c’era prima si sa poco e pochi capirebbero. Ma nel definire quell’area come ex Agip, si rischia un’informazione tendenziosa che potrebbe favorire un particolare punto di vista sul riutilizzo, in quanto è assente la prima destinazione scelta per quell’area, quando col tempo l’informazione diviene formazione.

E’ per questo che va scritto per scrupolo, ed anche riscritto, che prima dell’Agip nello stesso luogo c’era il Giardino derenziano che venne distrutto e la fontana portata via con l’autorizzazione degli amministratori fanesi nel 1956. E come sarà mai possibile desiderare il giardino che c’era se neppure se ne conosce il fatto? Giardino con fontana circolare che lo impreziosiva, progettati assieme a tutto il complesso scolastico Filippo Corridoni da Mario De Renzi, uno dei più importanti architetti italiani del Razionalismo. Un luogo a suo tempo destinato solo alla bellezza, un luogo dell’anima, un luogo che non ha niente a che fare con un deposito a ore per auto come vorrebbero Lega Fano, le Associazioni dei commercianti, Nuova Fano, e magari qualche politico del centro sinistra/destra.

Se si sente la necessità di “mangiare” l’arte locale credendo in tal modo di assicurarsi mediante parcheggio una maggior clientela, significa che siamo mal messi e potrebbe finire peggio, costretti a sacrificare i gioielli di famiglia persino ignorando quanto valgono, quanto potrebbero valere e dar frutto se ripristinati nella loro bellezza iniziale facendoli risorgere in modo non arbitrario dove erano e come erano, perche disponiamo della fortuna dei disegni tecnici di costruzione originali in scala firmati dall’autore: una informazione , anche questa, per niente diffusa. E possediamo la fontana, ora al Porto, sulla quale “pesa” un contratto di sponsorizzazione fatto tra l’amministrazione che c’era nel 2012 e due gentildonne fanesi, che della fontana , in tal modo si presero cura togliendola dall’abbandono in cui era lasciata dal Comune. Un contratto in scadenza ravvicinata.

Un fatto questo che va detto alla cittadinanza, anche se nessuno lo dice e che non può essere la scusa per lasciarla dove non deve restare. E non farla tornare al suo posto, a chi giova, se l’integrità del patrimonio artistico fanese va tutelata come scritto nello Statuto Comunale? La ricomposizione di giardino e fontana occorre farla perché le opere d’arte sono da considerare organismi viventi ; in esse è presente il pensiero di chi le ha disegnate e costruite. Da quel pensiero hanno preso forma, e sono sin dall’inizio proprietà culturale ed affettiva di tutti i fanesi e non solo, e racchiudono storie di uomini ammirevoli nelle quali le persone possono specchiarsi. Ogni opera d’arte permette anche una esperienza fusionale, una confluenza spontanea di chi osserva, sempre diversa, entrandoci con il pensiero; persino di interrogarla o se si preferisce, parlare silenziosamente con l’autore, oppure anche col corpo, come avviene con l’architettura entrandoci ogni giorno e se la città ne è ricca, arricchirsene. E se la città ne fosse addirittura ricchissima, allora i turisti verrebbero, in più volte a trecentomila all’anno. E questi tanti non andrebbero bene per le associazioni dei commercianti?

Questo ed altro, da sempre è il fascino dell’Arte, un gioco che, non battaglie, ma un servizio al pensiero produce, una eco di altre vite che attraversa le sensibilità profonde di ciascuno. Un’eco ogni volta diversa come diverso ogni volta l’amore. Non sembra abbastanza ai Patronati degli stessi commercianti? Scrivo forse troppo perché tutti costoro nel pieno delle nostre libertà reciproche, esprimono concetti del tipo: “Quella dell’ex Agip non può essere un’area destinata a parco” scrive Lega Fano; e con ragione. Infatti non lo è e non potrà mai esserlo, perché con parco vien intesa un’area ben più grande, ma le parole occorre pesarle ed ancor più se e quando volessimo sceglierle con l’intenzione di far ridere. Può infatti, una parola essere usata al posto di un sorriso, di un bacino, di un pugno sullo stomaco, ma sempre le parole dicono più di quanto sembrano dire, rivelando come una radiografia, la più escavata verità nascosta nel centro profondo di noi stessi. E forse non si nota troppa distanza tra i responsabili fanesi delle Associazioni Commercianti e Confesercenti, ed il Direttore provinciale Amerigo Varotti che ha promosso “Itinerari della bellezza” per valorizzare arte e paesaggio anche a fini turistici meglio di Italia Nostra?

Sarebbe innovativo se gli stessi commercianti si aprissero ad una conversione a quegli itinerari della bellezza, visto che è stato troppe volte proposto di favorire le esigenze degli adulti con le loro auto parcheggiate sotto le finestre dei bambini. E questo senza neppur aver considerato il vantaggio dello sviluppo del turismo culturale, attratto com’è da opere d’arte importanti filologicamente ripristinate. Certamente questo del permettere di parcheggiare nelle pertinenze di una Scuola elementare di tanta rilevanza è l’esempio che hanno dato le amministrazioni comunali a partire dagli anni della motorizzazione generalizzata; quindi non fa meraviglia se la Giunta attuale ed il Sindaco e la cittadinanza, dimenticando la città dei bambini mantengono l’abitudine, ignorando forse che sotto le due ali ai lati dell’ingresso principale della scuola c’erano due lunghe aiuole fiorite, ora da ripristinare; altro di meglio dei parcheggi. Per questo, Scuola Corridoni e le sue pertinenze esigono divieto di sosta, ed una recinzione.

E se tanta cura è stata dedicata a ripulire il sottosuolo dalle esalazioni degli idrocarburi, parimenti balza la necessità di restaurare anche l’aria circostante ed il silenzio, alleggerendo drasticamente il traffico. Argomenti, questi, che dovrebbero rallegrare e non angosciare il commercio; si vende poco senza il sorriso della bellezza. Frase da affiggere se fosse possibile. Provocazione, questa? ma tutta la città e dintorni se ben curati possono diventare un amplissimo, attrattivo pre-negozio. Amerigo Varotti lo ha compreso, altri forse ancor no, se credono di ridurre tutti i problemi del disagio del commercio - concorrenza delle vendite on line compresa- ad un parcheggio, e proprio nel luogo di un’opera di architettura razionalista. Di fronte a questo occorrerà inventare in fretta alternative e non scuse di comodo; - Coldiretti, ad esempio ha saputo farlo per i piccoli produttori agricoli, con Campagna Amica-. Si può pensare di come a parità di funzione e costo, quegli oggetti che ci trafiggono per bellezza, facciano vendere incredibilmente di più: è nella cronaca il fenomeno delle scarpe Lidl Italia: Il fratello consumista del Design, lo Styling, serve a questo, e sono ambedue figli dell’industria e dell’arte. Non si sono accorti i vertici fanesi dei commercianti che per il nostro intero Paese in crisi produttiva strutturale, la speranza di un aumentato reddito, giunge sempre più anche dalla buona gestione del patrimonio artistico, culturale e ambientale?

Pertanto definire quell’area come ex Agip e basta, fa sorridere tutti quelli che (pochi e sempre meno), la ricordano con la fontana; fa sorridere di delusione chi va riguardando le foto sui libri della città o le cartoline d’antan per sentirsi accarezzare da lontano, quando invece transitando nel luogo qual è oggi, non nasce che rabbia. Ed ancor più avverrà se l’inconsistenza culturale di chi neppure vuol sapere, farà perdere l’occasione storica di un irripetibile restauro positivo che rimetta le cose com’erano e così fa ogni città civile, perché nulla di più grave e oscuro è l’indifferenza alla bellezza. Nostalgie, queste, di chi magari soffre di una sindrome tipo Stendhal? Eppure fu spesa una cifra consistente a suo tempo per restaurare le mura romane, ma il Moderno internazionale non è di minor valore culturale. E’ solo di un’altra epoca e in più deve pagare Agip, mica i commercianti o chi spera nel loro voto. Così la definizione ex Agip, che è una informazione parziale, scontenta ancor più quelle persone che riconoscono il prolungato affetto dei nostri predecessori che dentro le belle cose e durevoli dagli stessi costruite, ci amano ancora. Un affetto del quale possiamo ben fidarci che fino a quando rimarrà il loro lascito artistico non saremo mai veramente soli.

Inoltre la bellezza, per suo pregio invita a far uscire anche quella di ciascuno di noi, nascosta nel buio della mente nella penombra dei sogni. Ma ci sarà sempre la rabbia di chiunque si accorga di essere stato privato della sua parte ereditata. Tradito da coloro che furono scelti anche per decidere il destino dell’opera di architettura, un tempo su questo triangolo di terra e lo fecero malamente. Come malamente ancor oggi non c’è stato sufficiente riconoscimento pubblico dell’errore, del danno che fu fatto alla città, altrimenti chiunque lo sapesse, ne favorirebbe la rimessa in pristino. Non farlo, sarebbe una mortificazione alla città, ai 60.000 fanesi proprietari di quel patrimonio artistico. Ma se noto da sempre e risaputo, pur se riportato in diverse pubblicazioni specialistiche, ora all’importanza architettonica del complesso, si aggiunge a sostegno il Discorso annuale sullo Stato dell’Unione del 15 ottobre scorso espresso a Bruxelles da Ursula Von Der Leyen – tra sorpresa e miracolo culturale- di cui occorre riferire. Un documento facile da cliccare e leggere da tutti, politici fanesi per primi, in quanto contiene qualcosa che riguarda indirettamente la scuola in oggetto …

La stessa Presidente della Commissione Europea ha lanciato un progetto politico-culturale, finanziato con 750 milioni di euro per il Nuovo Movimento Bauhaus Europeo, che ha come simbolo di riferimento il Bauhaus di Weimar del 1919, la ammirevole scuola di ricerca e progettazione artistica tedesca dispersa da Hitler in quanto internazionalista e socialista, e dove nacquero l’Industrial Design e l’Architettura Razionalista grazie ad un gruppo eccezionale di ricercatori progettisti europei, dedicatisi al fine di migliorare la vita pratica ed estetica degli uomini delle civiltà industrializzate. E di farlo con un metodo di progettazione che si è diffuso ovunque. E se precedentemente per millenni, l’oggetto portatore di bellezza era un pezzo unico fatto a mano per le classi ricche, per la prima volta nella storia si poteva allargare la bellezza anche a chi ne era sempre rimasto escluso, offrendo egualmente a tutti, la qualità estetica voluta negli oggetti di serie e dell’architettura. Convinti del meglio che quel contatto educante sarebbe riuscito a produrre nella mente umana...

Convinte anche le odierne autorità culturali tedesche, della strepitosa importanza internazionale di quanto elaborato dal Bauhaus, che per l’intero 2019 ne hanno celebrato il centenario in grandissimo spolvero culturale, con aperture di nuovi musei dedicati e con restauri filologici in tutto il Paese di quel loro specifico patrimonio architettonico. Oggi la Von Der Leyen aggiunge nel Movimento del Nuovo Bauhaus Europeo, anche le tematiche ambientali del patto verde e delle tecnologie digitali, aprendolo a quei progettisti che vogliano parteciparvi. Con una finalità che pone al centro l’uomo, l’ambiente, l’economia circolare e della sostenibilità, per ripensare ad un cambiamento sistemico. Un progetto di valore culturale, politico e tecnico, tendente a farci diventare il primo continente ad impatto climatico zero nel 2050. Nella speranza che tale prospettiva politica si realizzi, frattanto la sola pronuncia della intenzione della Von Der Leyen rivaluta culturalmente sia il Design che l’Architettura Razionalista del primo Bauhaus di Weimar, ed indirettamente anche l’edificio Corridoni con le relative pertinenze come frutto legato al Razionalismo architettonico internazionale. Frutto portato a Fano da Mario De Renzi. Un edificio al quale la inadeguatezza di troppi amministratori, in passato ha arrecato ben dieci danni- cfr, su questo giornale “Complesso Corridoni, la scuola dai 10 danni”-. Una situazione che ora con tale ulteriore importante rivalutazione, dovrebbe far riflettere il Sindaco che ha tentato di migliorare i fanesi e la città col concorso a Capitale Italiana della Cultura.

Ora che anche la nostra architettura razionalista viene indirettamente illuminata dalla ricaduta generalizzata di giudizio positivo sul Razionalismo dato della Von Der Leyen , è conseguente aspettarsi che la fontana derenziana, dal porto sia ricondotta nel suo giardino in stretta osservanza a tutto il suo contesto originale. E non occorre neanche pensarci troppo ; l’operazione è facile, culturalmente ineccepibile. Par giusto, infine, augurarsi che proprio nessuno, tra i partiti, voglia ancor oggi suggerire “il suo parcheggio” per “i suoi commercianti”, o per chissà quale altra speranza politica, quando ad umiliare quel triangolo di terra e con esso l’edificio scolastico e la città con un arredo stradale o altro di diverso dal suo disegno originale, sarà l’undicesimo danno al complesso razionalista. Malauguratamente accadesse, sarebbe anche una ricaduta nell’incultura.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-12-2020 alle 11:58 sul giornale del 03 dicembre 2020 - 366 letture

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