No dell'assessore regionale Infrastrutture alla ciclovia Fano-Urbino? FIAB For.Bici Fano: "Scelta puramente ideologica"

2' di lettura Fano 23/11/2020 - Preoccupano le parole del neo assessore regionale alle infrastrutture che intende bloccare la ciclovia tra Fano e Urbino ormai a un passo dal traguardo; si compromette infatti un lavoro lungo e paziente che prevede oggi una pista ciclo-pedonale lungo (e non sopra) i binari e domani un treno turistico.

La stessa RFI ha avallato questo progetto che nei prossimi mesi, grazie ai 4,5 milioni/€ della UE, farebbe partire la bonifica di un tracciato dismesso che, in degrado da decenni, impedisce la riqualificazione di tutti i centri attraversati e arreca molti disagi agli abitanti.

I sindaci interessati, praticamente tutti e al di là del loro colore politico, condividono la scelta della ciclabile perché è l’unica praticabile a breve-medio termine senza pregiudicare alcuna soluzione futura; sono inoltre favorevoli associazioni, agriturismi, imprese cicloturistiche, aziende, cittadini, ecc. anche perché, essendo dismessa, sulla ex ferrovia chissà per quanto tempo non ci sarebbe alcuna interferenza tra ciclisti o pedoni e treni. Nel frattempo, perché non usare il percorso, rimediando a degrado e abbandono?

Oltretutto, per il ritorno di un treno (per la legge 128/2017 solo turistico e non di trasporto pubblico locale) bisognerebbe tener conto di molte cose: a) vincoli della legge suddetta (niente finanziamenti, niente ferrovia turistica; e non risolve certo la situazione 1 milione per l’ennesimo studio); b) ben 97 attraversamenti stradali (passaggi a livello? sopraelevate? sottopassaggi?); c) revisione di ponti e gallerie; d) sostituzione di binari e traversine; e) selezione dei soggetti in grado di gestire la linea; f) modifiche di tutti i PRG, ecc.; in più, trovando enormi capitali meglio utilizzabili sulla Roma Falconara in buona parte ancora a binario unico.

Confermato quindi che, eventualmente, ci vorrebbero decenni e non qualche anno per una nuova ferrovia solo turistica, utilizzabile per alcuni giorni l’anno da una settantina di turisti, che dovrebbero prendere un bus per arrivare dalla stazione al centro di Urbino. Conviene? Incredibilmente, qualcuno dice sì.

Per questo il no alla pista ciclabile sembra una scelta puramente ideologica, anche perché le norme di sicurezza per nuove ferrovie non consentono più il passaggio dei treni commerciali a raso nei centri abitati, come ci ricorda per esempio la tragedia di Viareggio; bisognerebbe anche convincere chi va a piedi o in bici a continuare a rischiare la vita sulla pericolosa via Flaminia, anche se esiste un percorso abbandonato ideale per spostamenti sicuri tra quartieri in parte già finanziato; essendo poi chiaro che una ciclovia nella valle del Metauro porterebbe enormi vantaggi (sicurezza, spazi sociali, aree verdi, ex stazioni riqualificate, parcheggi, aumento dei valori immobiliari, ecc.), come nel caso di tantissime ex ferrovie riconvertite in piste ciclopedonali che hanno migliorato la mobilità quotidiana e sviluppato il turismo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-11-2020 alle 16:50 sul giornale del 24 novembre 2020 - 622 letture

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