“Così falliremo tutti entro tre mesi”: l’allarme di #Ristoritalia

3' di lettura Fano 04/11/2020 - Chiudere alle 18 toglie ossigeno a ristoranti, bar e simili. Un po’ come il virus. E di questo passo ci sarà poco da fare: entro tre mesi consegneranno tutti i libri contabili causa fallimento. È l’amaro scenario dipinto da #Ristoritalia. Anche a Fano ristoratori, baristi e altri colleghi del settore sono scesi in piazza – anzi, sul ponte del Lido – per dire ancora una volta ‘no’ alle chiusure anticipate imposte dall’ultimo – ormai penultimo – DPCM.

Un flash mob a cui ha partecipato almeno una trentina di persone, e durante il quale non si sapeva ancora se le Marche sarebbe state contrassegnate con il giallo oppure con l’arancione. In altre parole, durante la manifestazione non era ancora noto se quello sarebbe stato l’ultimo giorno di apertura – per almeno un mese - per le attività dei presenti. Il malcontento, però, era già ampio e palpabile. L’obbligo di abbassare le saracinesche alle 18 è stato mal digerito sin da subito. E per ragioni molto concrete. “L’ottanta percento del nostro lavoro – ha spiegato il portavoce di #Ristoritalia Lorenzo Vedovi – avviene di sera, e chiudere alle 18 ci toglie ogni possibilità di guadagno. Non c’è proprio margine”. Entrate ridotte all’osso, dunque, minate anche dalla ‘paura’ di una clientela che potrebbe comunque pranzare fuori. Ma tende già a non farlo.

Da qui la provocazione dei ristoratori. Che non solo ipotizzano un fallimento di massa entro tre mesi, ma affermano altrettanto provocatoriamente che entro lo stesso periodo ci ritroveremo tutti a mangiare soltanto kebab e panini del McDonald. Perché? Semplice: gli altri avranno già chiuso tutti. Per sempre. Parole forti, alimentate anche dall’incertezza in merito a quando arriveranno gli aiuti promessi dal Decreto Ristori.

Un grido di dolore, dunque, che però non è stato (ri)lanciato soltanto da Fano. Il flash mob è infatti avvenuto in contemporanea anche in altre città italiane – oltre 15 -, ma anche nel resto del mondo, tra cui città come Londra, Parigi, Berlino e Tokyo. La regola, per tutti, è stata quella scegliere un ponte e farne il fulcro di una protesta pacifica ma accorata. Per provare a restituire ossigeno a quei luoghi di ristoro che potrebbero anche dover chiudere la saracinesca una volta per tutte. Ma - a detta del presidente di #Ristoritalia - Giorgio Andrea Ricci, una soluzione c’è: restare aperti almeno fino alle 22, così da completare almeno un turno serale. “Anche perché – ha concluso - un locale su due lavora soltanto la sera, e chi fa il doppio turno non può mantenersi soltanto con il pranzo”.

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Questo è un articolo pubblicato il 04-11-2020 alle 22:05 sul giornale del 05 novembre 2020 - 1449 letture

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