Covid, l'anno nero delle lavanderie. CNA: "Molte non ce la faranno con il nuovo DPCM"

2' di lettura Fano 20/10/2020 - Lavanderie a… secco. Le nuove restrizioni introdotte dall’ultimo Dpcm in materia Covid-19 manderanno di nuovo in crisi il settore delle lavanderie tradizionali che nel solo periodo del lockdown aveva già subito una drammatica riduzione del fatturato fino al 70%. L’allarme arriva dalla CNA di Pesaro e Urbino.

Tra i più temuti effetti delle restrizioni lo smart working, le limitazioni agli spostamenti e la chiusura anticipata dei locali. Ci si sposterà di meno, si uscirà meno e ci si cambierà di meno e questo, nella vita di tutti i giorni - influenza anche un settore del terziario in realtà fondamentale nella lotta alla diffusione del virus.

“La necessità di sfruttare dove possibile lo smart working e le comprensibili restrizioni – afferma la CNA - aggraveranno una situazione già molto fragile. Sono stati mesi molto duri. Abbiamo potuto riaprire, così come altre tipologie di imprese, ma senza purtroppo clientela che è rimasta rinchiusa in casa per settimane”.

“Le lavanderie industriali – prosegue la CNA – sono state quelle che hanno risentito di più del lockdown. Lavorano principalmente con hotel e strutture alberghiere: da marzo a luglio sono state praticamente ferme. L’estate aveva riportato un po’ di speranza e lavoro grazie ai cambi degli armadi e al ritorno alla quotidianità, ma queste nuove limitazioni saranno pesantissime in termini di fatturato”.

L’effetto Covid-19 sulle lavanderie è stato sottostimato: non si va più in ufficio e quindi non si indossano più abiti, camice e pantaloni, indumenti che costituiscono buona parte del lavoro delle tintorie, per non parlare di cerimonie ed eventi che sono stati per lo più rimandati. Si registra, inoltre, una forte riduzione della richiesta da parte di hotel, agriturismi, ristoranti ed altre strutture ricettive o turistiche che segnano un calo di presenze.

Le lavanderie sono principalmente imprese familiari. “Dietro ogni lavanderia tradizionale ci sono intere famiglie che hanno fatto sacrifici, leasing o mutui per acquistare i macchinari o i fondi dove operano, e che non riusciranno a sopravvivere a lungo – conclude la CNA –. Il loro ruolo è tra l’altro fondamentale per l’igienizzazione dei capi e per contrastare la diffusione del virus che si annida anche sui vestiti che indossiamo”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-10-2020 alle 12:18 sul giornale del 21 ottobre 2020 - 1147 letture

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