“Capitale italiana della cultura 2022”, Paolo Venturelli sul dossier fanese alla cittadinanza nella chiesa di San Francesco

9' di lettura Fano 09/09/2020 - Poco sposta per la nostra città se nella graduatoria che il MIBACT formerà ci metteranno tra i primi, gli ultimi o a metà, quando partecipare può diventare importante come piazzarsi.

Perché un progetto virtuoso sarà nato ed occorrerà attenervisi comunque si arrivi, soprattutto dopo il termine delle scelte ministeriali per non deludere quei valori espressi all’atto della presentazione del progetto stesso, quando tale impegno in argomento di rinascita cittadina sarà anche per Fano un punto di non ritorno. Non è questa una gara Unesco, che in qualche modo avrebbe un costo in cambio di un blasone lucente, come evidenziato da Milena Gabanelli, Quanto paghiamo per diventare patrimonio dell’umanità-Corriere della Sera, Dataroom del 29 gennaio 2019.

Invece Capitale Italiana della Cultura 2022, è il concorso delle più innovative idee. Infatti Architetti dell’Umano, la formula fanese scelta, ci rimette in piedi dentro la nostra classicità, quando il principale strumento del costruire è sempre il progetto, che significa gettare avanti quello che si ha intenzione di fare. E Fano aggiunge significativamente che il primato è quello dell’uomo e per l’uomo. Primato che tutti conosciamo dal modello o modulo greco, poi vitruviano, leonardesco ed … anche nel modulo d’or, il Modulor moderno di Le Corbusier. Elaborazione, prima mentale, ovvero l’uomo è il soggetto di giudizio di tutte lecose. Un rapporto di proporzione che ancor oggi affascina e rassicura.

Ad offrire riflessioni sul progetto fanese per Capitale italiana della Cultura 2022 son venuti da lontano, chiamati come da una storia antica, quattro sapienti e i sapienti sanno quel che dicono e lo dicono senza infingimenti. E quando il potere cittadino li vuole vicini vuol dire che vorrebbe accadesse qualcosa di nuovo, che si cerca di inventare un periodo che non somigli a nessun’altro. E la cultura delle città, ancor oggi in tempo di intelligenza artificiale si fa con le idee, si spera geniali che da sempre sono quel che più vale, mentre il progetto confezionato a Fano, persino ne sovrabbonda. I quattro sapienti hanno apprezzato e sono stati apprezzati nelle parole in quanto non hanno mostrato di avere una risposta per ogni cosa, quanto piuttosto di lasciarsi attraversare nella loro esperienza culturale ed umana dagli argomenti del progetto basato su esperienze partecipate di Orizzonte Fano 2030 dove la cittadinanza ha potuto aprirsi ad un modello di cultura che la comprendesse, attivandolo, e sull’apporto recente di idee richieste dal sindaco ai cittadini.

Una cosa interessante, è stata che “i sapienti” sono apparsi abbastanza stuzzicati dal tema del “GIURAMENTO DI VITRUVIO” presente nel dossier cittadino.

E’ questo del Giuramento una proposta che il 12 gennaio2014 fece ai progettisti, Salvatore Settis, anima alta e nobile della cultura storico artistica archeologica e critica Italiana. Mutuato da quello di Ippocrate che i medici espongono rendendosi amati e credibili, tende a rivalutare la figura del progettista, invitando “a legare etica e conoscenza impegnandosi a realizzare sempre edifici di qualità evitando scempi ambientali”. “Alla constatazione di quanto le devastazioni del nostro paesaggio non possono essere esclusivamente addebitate a forze dell’imprenditoria, della finanza, della politica e delle mafie ma ne sono responsabili anche i progettisti”. L’invito alle architetture di qualità è stato sinora recepito solo da pochi, come l’ordine degli architetti di Reggio Emilia, l’Università di Ferrara, il Centro studi Vitruviani di Fano, visto il rapporto con Salvatore Settis ed il motivo di esistere del Centro nella cultura di Vitruvio.

Dunque, documento post-antico, il Giuramento, in quanto Vitruvio nel primo dei suoi 10 libri si era occupato anche dell’aspetto deontologico e della formazione teorica e pratica dell’architetto; aspetto che Settis ha saputo interpretare, intravvedendo tra le parole del testo di tale scritto, e traendone gli elementi della nuova proposta etica che arricchirebbe il nostro tempo. Una proposta importante che diventerà indispensabile man mano che la coscienza delle tutele di paesaggio, patrimonio artistico, qualità ambientali e sanitarie, crescerà nella popolazione.

Peccato terribile invece che il Comune di Fano città di Vitruvio, per sua indifferenza non abbia ancora improntato il PRG ai principi vitruviani. Occorre comunque ricordare che le concessioni oscene contro il paesaggio ed a favore di pessimi progetti, vengono sempre e prima di altri dalla politica, piuttosto che dai progettisti. Ci si immagini ad esempio cosa potrebbe sortire a Prelato di Fano se venisse edificato il possibile progetto richiesto di un nuovo ed inutile monastero Trappista in zona di delicatissimo equilibrio idrogeologico, con vincolo paesaggistico ed archeologico, contiguo alle antiche vene di prelievo dell’acquedotto augusteo- Vitruviano. Una struttura utilizzata sino al 1903 e che è obbligo ripristinare visto il fascino di quell’acqua antica.

Quindi, anche i nostri politici di qualsiasi area partitica dovrebbero fare un loro giuramento senza scomodare personaggi famosi e neppure l’art.9 della nostra grande Costituzione: infatti, bastante sarebbe rispettare l’art. 9 dello Statuto Comunale fanese, ASSETTO DEL TERRITOTRIO, adeguando ad esso tutte le concessioni in merito. Così recita lo stesso in due soli commi.”1. Il Comune riconosce i valori ambientali e paesaggistici del territorio con l’assieme del suo patrimonio archeologico, storico ed artistico come beni essenziali della comunità e ne assume la tutela come obiettivo primario della propria azione amministrativa”. 2. “Il Comune attraverso la pianificazione territoriale, promuove un armonico assetto urbano e la qualificazione degli insediamenti civili, produttivi e commerciali, garantendo il rispetto dei valori ambientali e paesaggisti del territorio”. Sono dichiarazioni di valore, ma quando è accaduto che li si onorasse? essi non possono rimanere stampati solo come astratti principi.

Ma la novità risonante nel dossier candidatura è un evento da organizzare in collaborazione con la Grecia; UNA GRANDE MOSTRA DI STATUARIA ANTICA. Finalmente la consapevolezza del valore e quindi del rispetto della cultura artistica degli altri, favorita dalla veduta dal vero, potrà raggiungere moltissimi cittadini, e questa fondamentale acquisizione, ci si augura che possa disciogliere la subcultura della rivendicazione per Fano della statua attribuita a Lisippo. Tuttavia si sa che il sindaco Massimo Seri, ha aperto più di un anno fa il “Comitato per l’atleta di Fano” onde seguire da vicino la vicenda della restituzione alla nostra città del giovane comperato dal Getty, mentre occorre mettere bene a fuoco che diversamente dalla famigerata “battaglia per il Lisippo”, è giusto sostenere che la restituzione della statua alla Grecia andrebbe auspicata finalmente proprio da parte del sindaco di Fano, facendo così diventare tale sorprendente, correttissima dichiarazione, un autentico, originale evento culturale in virtù della forza dei suoi contenuti. Ad un tempo, il solo degno di una capitale italiana della cultura, dove più che rimetterci come potrebbe sembrare, Fano ci guadagna in considerazione internazionale, diventando portatrice di un esempio di costume civile.

Infatti l’Arte non appartiene davvero a qualcuno, ma le autentiche grandi opere, dai graffiti preistorici, a quelle odierne, ovunque si trovino sono patrimonio di tutte le persone del mondo. E per ragioni di affetto e di cultura, è cosa sacrosanta che si lascino vedere nel loro paese di origine, solo luogo ove potranno emanare tutta la loro bellezza, facendo risplendere anche il contesto per il quale nacquero. Insomma, non un atto autolesionista, ma un vero asso nella manica per quel sindaco che decidesse di smetterla di assecondare il lunghissimo cazzeggio per il Lisippo propagandato per “figlio di Fano e dell’Italia”. Sarebbe splendido atto di cultura se un primo cittadino fanese chiedesse scusa al sindaco di Sicione per il comportamento levantino dei non pochi fanesi che nel 1964, “non videro non sentirono non parlarono,” non avvisarono le autorità, favorendo la svendita illegale dell’opera, ora che- con qual faccia non si dice- verrà richiesta legalmente con presumibile bel divertimento del mondo intero.

Sarebbe interessante, se la grande mostra di statuaria antica con la Grecia, si farà,intervistare le autorità culturali del paese più saccheggiato al mondo e che sempre hanno rivendicato le loro opere mancanti, e chiedere loro l’importanza che ha per la Grecia il bronzo greco trattenuto a Malibu. L’offesa arrecata da chiunque pensi che sia lecita a qualsiasi titolo, anche legale, l’appropriazione e la prostituzione della altrui bellezza, è un atto di umiliazione verso il popolo greco e fuori dalla giungla del mercato dell’arte, una incultura grave.

Perché se tutto questo mercanteggio non si può fare con gli umani, ancor meno si deve con l’opera d’arte in questione essendo la stessa più umana e viva dei viventi visto che dopo migliaia di anni riesce ancora a farci agitare a specchiare in quella sua nostalgia chiunque voglia guardarla nel profondo. Perché pur senza il bianco degli occhi, né l’iride, né più l’oro sulla pelle, attorno a quel volto si avverte ancora una un filo d’aria di chissà che paradiso.

Per tutto questo sarebbe ancor splendido se un nostro sindaco dichiarasse al collega greco la propria volontà di adoperare la persuasione morale col Getty, per quel poco in suo potere, affinché spedisca al paese madre della civiltà occidentale, la bellezza e la verità che gli appartengono. Pertanto la chiara antinomia tra battaglia per riavere a Fano quel che fanese non è, ed Arte, non è compatibile con chi aspira a Capitale italiana della cultura, quando il fenomeno artistico rimane collegamento, conoscenza, solidarietà tra i popoli; lo comprendono tutti, meno chi ama far battaglia per l’arte, e non tutela per l’Arte.

E finalmente, se Fano città di Vitruvio esprimesse tale nuova posizione, avrebbero qualcosa da apprendere anche la dirigenza del British, che detiene numerosi marmi del Partenone, e quella del Getty. Ed infine, visto che la realtà si intreccia alla super realtà dei sogni, vien da chiedersi: se il Getty decidesse di restituire alla Grecia l’opera che ingiustamente detiene, si troverà ancora un giudice capace di perseverare con la sentenza di confisca della statua ovunque si trovi?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-09-2020 alle 16:21 sul giornale del 10 settembre 2020 - 389 letture

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