Ferrovia Fano-Urbino, PD Fano: "Ciclovia soluzione ragionevole"

ferrovia fano urbino 3' di lettura Fano 30/07/2020 - È iniziata la campagna elettorale e si vede! E ancora una volta l’ex ferrovia Fano Urbino è buona per fare propaganda e spargere qualche informazione fuorviante.

Su questa infrastruttura abbandonata da 33 anni la soluzione è stata trovata e dovrebbe accontentare tutti; anche RFI, la proprietà che probabilmente nessuno ha contattato per sapere se ha cambiato idea, dopo che per decenni ha chiesto la chiusura definitiva di una linea che almeno dagli anni Sessanta non rientrava nei suoi piani; infatti, se non fosse intervenuta la Regione Marche, RFI avrebbe venduto a pezzi questo bene immobile. Quindi, niente treno, niente ciclabile, niente spazi sociali ma solo un affare per centinaia di privati lungo i binari.

Invece la soluzione c’è, ed è ragionevole perché innanzitutto conserva la cosa più importante, cioè il sedime, compresi traversine, binari e stazioni che, almeno a parere dei sostenitori del ripristino, sarebbero in buono stato; inoltre, un bene collettivo abbandonato viene restituito ai cittadini soprattutto come strada sicura, alternativa alla pericolosa statale; non si capisce quindi per quale motivo ciclisti e pedoni non dovrebbero utilizzare un bene che resterebbe abbandonato a tempo indeterminato, in attesa di un treno turistico che passerebbe solo per qualche giorno all’anno. Se poi si è preoccupati per la sicurezza in corrispondenza degli incroci (circa 100) con le strade, non ci sono problemi; dalle bellissime piste ciclabili del nord Italia si possono replicare soluzioni semplici e poco costose; nulla a confronto di quanto servirebbe invece per un treno, anche solo turistico: infatti, ad esempio, in ogni incrocio si dovrebbero realizzare dispositivi automatici oppure, in ambo i lati della strada, disporre persone incaricate di fermare il treno e dargli il via libera una volta bloccate le auto di passaggio. Per questo, la pista ciclopedonale va fatta lungo i binari esistenti, a meno che non si pretenda di far rischiare la vita sulla pericolosa Flaminia o mandare ogni volta lungo il Metauro chi dovesse fare qualche centinaio di metri tra Fano e Rosciano, Cuccurano e Lucrezia, ecc.

Le piste ciclabili sono strade come le altre e servono soprattutto per la mobilità quotidiana e non per fare passeggiate domenicali: i costi, calcolati dagli uffici regionali, sono sufficienti per arrivare a Tavernelle, essendo già disponibili 4,5 milioni che, se non spesi, andrebbero restituiti all’Europa. Ma conforta il fatto che, al di là delle appartenenze politiche, i sindaci dei Comuni interessati sono a favore della ciclabile, come la grande maggioranza delle associazioni ambientalistiche e dei cittadini.

Un elemento infine dovrebbe finalmente porre fine alla favola del trasporto pubblico locale su ferro, che oltretutto sarebbe in aggiunta alla capillare rete di autobus già in servizio: le norme di sicurezza non consentono di passare a raso nei centri abitati, senza contare il fatto che finora nessuno ha messo a disposizione gli enormi capitali necessari per rifare una ferrovia anche solo turistica che non interessa né a RFI, né alla Regione Marche né, almeno a quanto detto in un pubblico convegno, alla Fondazione che si occupa di ferrovie turistiche. (Cfr. https://bit.ly/3fhnkUy e https://bit.ly/3hQIzhQ ). Quindi, sì alla ciclabile lungo l’ex ferrovia, oggi. Sì alla ferrovia turistica, se e quando ci saranno le condizioni.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-07-2020 alle 17:20 sul giornale del 31 luglio 2020 - 480 letture

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