Pasqua, il vescovo Armando: "Non rassegnamoci, la vita ha l'ultima parola". Cinque consigli per il post-coronavirus

5' di lettura Fano 10/04/2020 - Tra tutte le sventure che affliggono il pianeta – ingiustizie, povertà, guerre, violenze, inquinamento e desertificazione, flussi migratori sfregiati da ineluttabile dolore – ecco un nuovo nemico: imprevedibile nelle sue modalità di espansione e contagio; impensabile nelle sue dimensioni mondiali; inimmaginabile nel mondo cosiddetto “civilizzato”, dove si supponeva fino a ieri, che il modus vivendi (e le strutture sanitarie) non sarebbero stati così proditoriamente colpiti alle spalle.

Un elemento di riflessione riguarda l’ostinata cecità di chi continua a insistere nella difesa delle identità nazionali, individuali, etniche. Il mondo globale è una realtà. Non è qualcosa di buono o di cattivo. E’l’humus in cui viviamo. Meglio perciò – più salutare, più produttivo, più sapiente – industriarsi a pensare risorse e rimedi per tutti: a tutti ormai può capitare di essere deprivati di ciò di cui ci si sentiva sicuri.

Ma poi, ancora, c’è un altro elemento di sorpresa: l’abnegazione, l’intelligenza, la competenza, la dedizione di chi ingaggia con il virus un corpo a corpo fino allo stremo per strappargli una vita, per immettere di nuovo respiro dentro polmoni estenuati, per far “nascere due volte” chi era stato ghermito dal male. Anche il bene, come il male, ci può ancora stupire.

La vita non è solo amena, piacevole e armoniosa. La vita sa essere anche molto dura, a volte. E chiunque promette di risolvere con un colpo di bacchetta magica tutti i problemi, costui mente: paura e solitudine, disperazione e morte non si cancellano con un colpo di spugna.

Eppure non è il negativo ad averla vinta: questo è il messaggio della Pasqua. Celebrare la risurrezione – per i cristiani – non elimina i momenti bui e cupi della mia e nostra vita, ma mi fa sentire che Dio sta camminando con me, attraversa con me le tenebre dell’esistenza. E la risurrezione del suo Figlio Gesù promette che la morte non ha l’ultima parola: l’ultima parola spetta sempre all’amore e quindi alla vita.

Ecco perché la Pasqua è tutta un’altra cosa rispetto a uova di cioccolato, soffici colombe coperte di glasso e scampagnate con gli amici: è qualcosa di completamente diverso.

Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede; non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta. Questa è l’atmosfera del sepolcro; il Signore desidera invece aprire la via della vita, quella dell’incontro con Lui, della fiducia in Lui, della risurrezione del cuore, la via dell’“Alzati! Vieni fuori!”.

Alziamo lo sguardo verso il sepolcro vuoto di Cristo e non fermiamo il nostro cuore al Venerdì Santo.

E’ la Pasqua della fragilità umana: dal sentirsi abbandonati all’abbandono nelle mani del Padre.

Profitto, come delegato regionale dei Vescovi per i problemi del Lavoro e della Carità, per accennare un augurio e un auspicio.

Dall’Osservatorio Caritas Nazionale emerge la preoccupazione che, come già avvenuto nelle precedenti crisi del 2008 e del 2012, l’attuale emergenza porti ad un aumento delle diseguaglianze sociali ed economiche fra le persone.

Prendo spunto da cinque verbi per sviluppare una riflessione per un futuro migliore: riconoscere, premiare, valorizzare, sostenere, promuovere.

1. Riconoscere il merito e le competenze, sempre e in ogni settore, nella vita politica e nella vita sociale ed economica e non la rendita di posizione. E anche i legittimi compensi siano sempre proporzionati alle responsabilità personali e all’apporto intelligente e fattivo, frutto di studi, impegno, applicazione, di ognuno al compito cui è chiamato, senza ricorrere ai privilegi del potere o dell’autorità.

2. Premiare sempre il rischio di impresa, coloro cioè che si assumono rischi e responsabilità, anche sul piano personale, per promuovere processi economici che creano valore e lavoro. In particolare tutti coloro che creano imprese che diventano “comunità economiche” a tutti gli effetti. Mai come oggi il ruolo delle imprese risulta determinante in vista di uno sviluppo autenticamente solidale e integrale dell’umanità, specie quando il legittimo perseguimento del profitto si armonizza con l’irrinunciabile tutela della dignità delle persone che a vario titolo operano nella stessa impresa.

“La vocazione di un imprenditore è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune, con il suo sforzo di moltiplicare e rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo” (Papa Francesco in E.G. n. 203).

3. Valorizzare l’economia reale, e non quella speculativa o finanziaria, dove si mettono in gioco la creatività, la manualità, l’intelligenza sia individuale che collettiva. Solo l’economia reale rende possibile alle piccole e medie imprese il loro sviluppo e consolidamento e la creazione di occupazione, nonché l’esistenza di forme imprenditoriali diversificate e molteplici.

4. Sostenere le imprese e le professioni che producono beni e servizi utili al benessere delle persone: l’espansione del consumismo sfrenato produce sempre inequità e danneggia il tessuto sociale evidenziando chi non ha le stesse opportunità.

5. Promuovere la ricchezza sociale prodotta dal variegato mondo dell’associazionismo e del terzo settore, che rappresentano una “seconda linea” indispensabile - specie in questo periodo – per garantire una adeguata assistenza ed un supporto alla fasce di popolazione più deboli, o che saranno indebolite da questa crisi. Questa rete socio assistenziale ed educativa sarà fondamentale e sempre focalizzata sulla “cura” e sulle relazioni, prima che sulla prestazione, esplorando costantemente i nuovi bisogni, orientata a ricostruire i legami indispensabili a creare comunità autentiche anche quando esse sono ferite o incontrano il dolore della perdita di persone care.

Se vogliamo auspicare un vero cambiamento, che recepisca gli insegnamenti di questo tempo, occorrerà:

- guardare al futuro con elevate aspirazioni, forza di volontà e senza rassegnazione;

- essere coerenti nel presente, dando seguito al pensiero con azioni rapide ed efficaci;

- pianificare l’evoluzione in modo che sia una strategia non frutto del caos o dell’improvvisazione, ma studiata nei particolari.

Tutti siamo fratelli sotto un unico cielo e l’amore ci protegge da qualsiasi cosa: dobbiamo imparare a portare il nostro cuore e farlo battere.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-04-2020 alle 11:28 sul giornale del 11 aprile 2020 - 1071 letture

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