Un aiuto concreto per i senzatetto: nasce un progetto integrato per fornire viveri, indumenti e il sogno di una vita normale

3' di lettura Fano 23/01/2020 - Un numero su tutti: 684. Ecco quante persone hanno usufruito di un letto presso l’Opera Padre Pio durante le notti del 2019. E non si tratta soltanto di immigrati e forestieri, ma anche di diversi fanesi. Basta questo per capire l’urgenza di un progetto coeso e condiviso che unisca pubblico e privato per fornire un aiuto concreto a chi è senza fissa dimora. Ed è proprio ciò che è stato messo in campo da chi di dovere, con lo scopo di cercare le persone che vivono in strada senza aspettare che siano loro a lanciare un grido d’aiuto, così da assisterle in tutto e per tutto. E magari reinserirle nella società.

Si chiama “Comunità solidale”, e il nome dice già tutto. Per dirla con le parole dell’assessore al welfare di comunità del Comune di Fano Dimitri Tinti, “l’intento è quello di dare una risposta più qualificata e organizzata per far sì che Fano diventi ancora di più una città aperta e accogliente”. Da qui la sinergia tra Polo 9 – in qualità di ente capofila -, Amici di Casa Betania, la cooperativa sociale I Talenti e la stessa Opera Padre Pio, con il coordinamento del Comune e dell’ATS6. Tutte realtà già attive a favore dei senzatetto, ma che ora lavoreranno unendo le forze in modo più strutturato grazie a questa iniziativa. E a un bando europeo di 150mila euro.

Ma cosa faranno realmente? Innanzitutto – come detto – gli operatori non aspetteranno che chi dorme all’aperto venga a chiedere aiuto. Difficile, in questi casi, superare la vergogna e fare quel passo in più per mettere fine alla propria condizione di senzatetto. Per questo il progetto ambisce a trovare le persone in difficoltà, al fine di aiutarle prima possibile. Fondamentale, in questo senso, la creazione di un servizio di pronto intervento. Ci sarà presto anche un numero di telefono a cui potersi rivolgere in caso di emergenza, attivo durante le ore notturne nei periodi più caldi e più freddi dell’anno, solitamente i più critici. Al resto penserà l’esperienza delle associazioni e delle cooperative coinvolte, che continueranno a fare ciò che sanno fare meglio. Tra le altre cose, gli “angeli” del terzo settore distribuiranno indumenti, kit di pronto soccorso, prodotti per l’igiene intima, ma anche sacchi a pelo e coperte contro i morsi del freddo.

Ma non si tratterà di fornire soltanto degli aiuti materiali, per quanto di vitale importanza. Il progetto mira anche a “recuperare” le persone senza fissa dimora, ad aiutarle a ritrovare un ruolo all’interno della società. “Non ci limiteremo al cambio abiti e a fornire pasti – ha spiegato la coordinatrice dell’ATS6 Roberta Galdenzi -, ma organizzeremo anche attività di inclusione e laboratori per far sì che queste persone possano occupare il loro tempo”. Tutto questo sul solco del compianto Riccardo Borini, il predecessore della stessa Galdenzi scomparso nel dicembre del 2018. È stato lui a costruire questa grande macchina della solidarietà. La stessa che ora sta finalmente scaldando i motori.

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Questo è un articolo pubblicato il 23-01-2020 alle 23:29 sul giornale del 24 gennaio 2020 - 1817 letture

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