Don Gabriele, chiesa piena per l’ultimo saluto. Il vescovo: “Voliamo alto con i suoi insegnamenti”

5' di lettura Fano 14/01/2020 - Il quartiere è ancora tappezzato di manifesti che ricordano del suo funerale. A San Lazzaro è ancora fresco, infatti, il ricordo di lunedì pomeriggio, quando un’intera comunità si è radunata per un solo scopo: omaggiare Don Gabriele, parroco della Gran Madre di Dio per ben cinquant’anni, scomparso sabato scorso poco dopo la mezzanotte.

Una comunità che lo stesso “Donga” (qui la sua scheda) aveva contribuito a creare. E a darle un’anima. Una comunità accorsa in massa in chiesa, in molti casi con le lacrime agli occhi. Non tutti sono riusciti a entrare. Accade spesso, quando ad andarsene è una persona molto amata. Tutto questo nonostante la lenta e accorata “processione” che aveva già fatto visita al Donga sia in camera mortuaria nei giorni precedenti sia in chiesa: la salma si trovava lì già dalle 9 del mattino. D’altronde “Hollywood” – come viene gergalmente chiamato il quartiere di San Lazzaro – è cresciuta esponenzialmente dagli anni ’50. Anche per questo, lunedì pomeriggio, in tanti sono rimasti fuori, nel sagrato, per poter ascoltare le parole del vescovo Armando Trasarti, che dall’altare ha saputo rievocare il senso stesso dell’operato e dell’eredità di Don Gabriele.

A un certo punto l’organo ha segnato l’inizio del rito, a cui era presente anche una bella fetta del clero fanese. La luce del sole stava già illuminando a festa le vetrate della chiesa, quelle stesse vetrate che Don Gabriele aveva voluto. Una festa, si, perché probabilmente è questo che il don avrebbe desiderato. Una festa ironica, leggera, ma non per questo meno solenne. Sin da subito, il vescovo Armando ha ricordato come Don Gabriele sia riuscito ad aggregare quella stessa comunità accorsa per lui. Compresa quella fuori dalla chiesa, ormai avvolta in una foschia fredda e surreale. Il vescovo ha poi ricordato come il compianto parroco abbia promosso e abbellito quella stessa parrocchia, e quanto resterà nei cuori di tutti perché è stato capace di restare vicino alla gente.

“Don Gabriele – ha aggiunto il vescovo - ci ha insegnato che la vita è un dono da amare, e che siamo chiamati ad amare le cose che facciamo. Don Gabriele ha sempre voluto trasmettere fiducia e lasciare un segno negli altri”. Parole che dimostrano l’apertura mentale di un ministro di fede che è anche portatore sano di una vitalità non scontata. Un uomo con la tunica caratterizzato, forse, da uno sprint tutto suo, e che mai si è nascosto dietro un altare da cui lanciare prediche fini a se stesse. Sono state le sue azioni a dare testimonianza di tutto questo, a San Lazzaro così come nel resto del mondo. Il Donga era un uomo curioso, un esploratore. Lo dimostra anche il suo ultimo pellegrinaggio, lì dove ora soffiano temibili venti di guerra: l’Iran.

“Chi dice di amare Dio ma non ama gli altri – ha concluso il vescovo - è semplicemente un bugiardo. Inoltre, occorre dare valore al proprio tempo e al proprio ruolo. C'era anche questo nella vocazione di don Gabriele, che è riuscito a far mettere le ali ai suoi pulcini. La sua grandezza sarà tale se noi sapremo vivere il progetto di Dio nella libertà, e non nella nostalgia. Anche ora che lui non c'è più, possiamo volare alto”.

Molto sentito l’intervento del diacono Maurizio Tonucci, che sul finire della cerimonia ha ricordato Don Gabriele definendolo un membro della famiglia, “un maestro saggio, di poche parole ma giuste, che davano speranza”. Ha infine ricordato come l’ex parroco di San Lazzaro abbia sempre saputo insegnare il rispetto per la natura. “Lo facevi anche attraverso la montagna. Quando ne parlavi – ha detto rivolgendosi direttamente a lui - ti brillavano gli occhi”. Infine l’impegno per lo sport. Don Gabriele, infatti, ha fondato la società Adriatica. Ha fatto tanto per il calcio e per la pallavolo, anche nell’intento di creare una sana aggregazione tra i giovani. “Nel campo a fianco della chiesa – ha concluso il diacono - non cresceva l'erba da quanti ragazzi vi giocavano. C'è un passato che non passa. Lassù in Paradiso avrai sicuramente altre montagne da scalare”. A proposito di sport, è stato poi il presidente Massimo Gabbianelli dell’Adriatica a prendere la parola, ricordando come a ricoprire la presidenza della società sia stato per tanti anni proprio Don Gabriele. D’altronde, va detto, l’Adriatica l’ha fondata lui. “Ci hai insegnato il senso dello sport – ha spiegato -, a non lasciare nessuno indietro, nella convinzione che frequentare i campetti e le palestre allontanino i ragazzi dalle cattive compagnie”.

Commosso l’intervento del sindaco di Fano Massimo Seri (qui il suo messaggio di cordoglio diffuso sabato stesso), che ha definito Don Gabriele una persona molto umana anche al di là del suo ruolo di sacerdote, ribadendo come forse sarebbe preferibile considerare quello stesso funerale una bella festa in suo onore. “Don Gabriele – ha commentato - era molto apprezzato, e non soltanto nella sua parrocchia. Era un uomo diretto ed essenziale, capace di comprendere i problemi attuali nonostante l'età. Aveva un modo garbato anche nel predicare. Il Donga, infine, non ha fatto soltanto crescere questo quartiere: gli ha dato un'anima”.

In chiusura le parole del vicepresidente dell'assemblea legislativa della Regione Marche Renato Claudio Minardi. “Le tue omelie – ha detto con voce strozzata - erano brevi, ma concrete e attuali. Tu ci hai insegnato a non abbassare mai lo sguardo, perché altrimenti significherebbe che abbiamo qualcosa da nascondere. Su certi tuoi valori, noi, abbiamo impostato la nostra vita. Ti ricorderemo come una guida spirituale, ma anche come una guida per la nostra stessa esistenza. Proteggici dal cielo. Resterai sempre nei nostri cuori”.

Seguono foto e video relative a Don Gabriele e alla cerimonia funebre.








Questo è un articolo pubblicato il 14-01-2020 alle 22:36 sul giornale del 16 gennaio 2020 - 2052 letture

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