Lisippo, un lettore: "Vi racconto una pagina di storia molto interessante"

7' di lettura Fano 29/07/2019 - Il Lisippo è uno scultore greco. E il Lisippo è una statua in bronzo. Venne pescata nelle acque marchigiane ed è stato subito nascosto. Dove? E per quanto tempo? E come è andato via dal territorio Italiano? Ci sono altre opere nel mondo che sono state trafugate e poi restituite.

Ne cito alcune: Kylix di Eufronio (il Getty Museum lo restituì all’Italia nel ’99, esposto a Cerveteri); la Venere Morgantina (rubata, è stata restituita dal Getty Museum nel 2017); Testa di Druso minore, XIII a.C. – XXIII d.C. (restituita dal Cleveland Museum nel 2017); la testa di Ade, IV secolo a.C. (rubata in Sicilia, è stata restituita dal Getty Museum nel 2016). Il Lisippo e’ avvitato sul piedistallo del Getty Museum di Malibù a Los Angeles. E’ stato spostato, prima era al Museum Paul Getty di New York.

Mi presento… sono Massimo Mesturini. I miei 40 anni passati al Cantiere Navalmeccanico di Senigallia sono ormai un ricordo. Avevo 14 anni quando ho incominciato a lavorare in cantiere. Quell’anno il titolare si chiamava Vannini Gegio, era Emiliano. Dopo circa 7/8 anni e’ entrata la famiglia Jonni, socio di minoranza, a causa della tragica morte del figlio del Gegio che, ormai vecchio, lasciò il cantiere. Io, Massimo Mesturini, non avevo ancora la licenza media. Allora lavoravo e studiavo. A scuola ho avuto sempre gli stessi insegnanti, sia alle scuole medie che alle superiori. Ho frequentato le scuole serali.

L’armatore di Fano presso il cantiere navalmeccanico aveva comperato due pescherecci con la vendita del Lisippo. Io ero il ragazzino di bottega. Andavo a comperare la merenda, portavo il caffè, che comperavo di fronte. C’era un bar, Fagiolin. Andavo a comperare le sigarette e anche le matite, i quaderni, le gomme che servivano per cancellare. Ero spesso vicino agli armatori. Il Lisippo lo chiamavano il piccolo bimbo. A scuola avevo i professori che conoscevano tutta la storia. Questo Lisippo e’ stato in giacenza per tanto tempo presso il Monastero di Fonte Avellana in provincia di Pesaro.

In quei periodi il pagamento era in dollari $ e 1$ valeva lire 2000 e c’erano sbalzi di valuta anche di 2500 lire. E’ da questo convento che e’ partito per l’America verso il Museum Paul Getty di New York, tramite un intermediario. Faccio presente che in giacenza al Monastero di Fonte Avellana ci sono state altre due statue in bronzo. E anche queste hanno fatto la stessa fine, sono andate a Montreal dove si sono svolte le Olimpiadi nel 1982. Nominati gli Atleti, questi si sono presentati molto bene nello spettacolo delle Olimpiadi (queste sono le parole del cronista nella rappresentazione delle Olimpiadi).

Faccio presente che di queste due statue nessuno ne ha mai parlato. Parliamo dei Bronzi di Riace… questo perché sono stati trovati lì in quella località... Le analisi dell’epoca, la malta e il fango attaccato erano della zona dei fiumi Cesano (Senigallia) e Metauro (zona Fano); con il passare del tempo il mare li ha arrotolati fino ad arrivare a Riace. Queste, mi ricordo, sono notizie dell’epoca... mi ricordo di un’ anfora pescata al largo in quella zona da pescatori Fanesi e venduta poi nella trasmissione di Portobello condotta da Enzo Tortora. Al largo, in quelle zone, ci sono state navi greche che proseguivano per Venezia per scambio merci baratto. Mi ricordo anche di una grossa mareggiata in cui la spiaggia e’ stata transennata perché buttava sulla spiaggia reperti che poi sono stati catalogati.

Di tutto ciò miei insegnanti erano a conoscenza e ce lo spiegavano. Le pagine di questa storia venivano riportate sulle riviste scientifiche e storiche del tempo, su riviste settimanali e anche nei giornali radio marchigiani del tempo. L’armatore era spesso accompagnato dal futuro capitano dei pescherecci ed era colui che decideva delle attrezzature di bordo. Ci sono stati cantieri che nell’acquisto di yacht volevano le attrezzature per le ricerche sui fondali marini nonostante ci fosse una mappatura del mare. Ci sono dei filmati sul Lisippo, ma non si capisce di quale zona si tratti.

Le comunicazioni con la base come avvenivano? Innanzitutto c’e’ da dire che la tuga Pilotaggio per le comunicazioni era schermata con materiali speciali, altrimenti non funzionava ed era di alluminio. Era detta baldacchino. Per le comunicazioni in barca si urlava o si parlava attraverso i tubi; l’orientamento lo dava la bussola e anche la stella polare; i riferimenti, invece, i Fari dislocati nelle zone costiere. Altri punti di riferimento erano, e sono ancora oggi, per lo più a livello dimostrativo. Sono: il monte Catria, il monte San Vicino, il monte Conero. Altri punti più vicini: Scapezzano, la Torre di Montignano e tanti altri. Fanno vedere i filmati di come veniva issato a bordo il Lisippo e subito partono le comunicazioni e filmati, ma non e’ affatto così. Le maglie delle reti issate a bordo in quell’epoca erano più piccole e il pescato maggiore; quindi il Lisippo era ricoperto di fango, malta, dunque ancora irriconoscibile. Le comunicazioni erano con la base, che in quell’epoca si trovava ad Ancona.

I filmati, le comunicazioni che fanno vedere i mass media sono simulazioni che non hanno dimostrazioni leali. Parliamo del 1964. In quegli anni c’e’ anche da dire che c’era tantissima nebbia giorno e notte dal mese di ottobre fino a febbraio; era fittissima e la sirena della nebbia si sentiva fino all’entroterra e quindi nel pescaggio del Lisippo poteva esserci la nebbia. La nebbia c’era quasi sempre, il nautofono non funzionava più in nessuna località. Il pescaggio di questi oggetti avveniva il più delle volte quando c’era la piena del fiume e il mare grosso che rompeva sotto i fondali e lo scontro tra la piena e il mare grosso provocava il rimescolo per la potenza del fiume che arrivava molto al largo… Il monastero di Fonte Avellana e’ un convento di Frati Camaldolesi; e’ situato nell’entroterra di Pesaro, nelle Marche, ai piedi del monte Catria.

E’ stato un punto di ritrovo per pellegrini, viandanti, ha dato ospitalità a tanti personaggi noti, tra cui Dante Alighieri, che ha lasciato uno scritto. Il monastero fino al 1974-1975 gestiva le parrocchie che vi collaboravano e in quegli anni si poteva andare anche con il calesse e cavalli. I frati avevano la stalla con la biada per rifocillare cavalli e destrieri. C’erano anche le mucche al pascolo allo stato brado. Parliamo anche dei bronzi dorati di Cartoceto, trovati in una stalla di una casa di campagna… come sono finiti lì? Chi ce li ha portati? Erano ridotti molto male, l’usura del tempo li ha ridotti male… E’ stata l’aria di montagna? O quella salmastra del mare? Sono bellissimi… andate a vederli al Museo di Cartoceto, vicino la città di Pergola. Ce n’e’ una coppia anche ad Ancona, perché le navi greche e romane affondavano proprio in quella zona, tra il fiume Cesano (Senigallia) e Metauro (Fano).

Gli uomini delle imbarcazioni si fermavano per fare scorte di acqua e riempire gli otri. Premetto che i primi insediamenti umani erano nei pressi dei fiumi e il mare in quelle zone si studiava dal vivo e sempre lì c‘erano anche gli animali selvatici che andavano ad abbeverarsi e c’era carne per i naviganti. Gli esperti hanno trovato frecce, armi rudimentali, che un tempo usavano i nostri antenati.

Un’ altra cosa da dire è che io sono d’accordo con i frati dell’Avellana Convento, perché la vendita del Lisippo ha fatto lavorare il cantiere e ha dato il lavoro a chi era sbarcato… Oggi le barche a vela hanno gli alberi maestro che sono fatti in resina o alluminio, carbonio. Una volta occorreva il permesso del frate superiore per tagliare un albero, una pianta, un fusto e si portava a mare con le mucche e “biroccio”…

Da Massimo Mesturini








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-07-2019 alle 15:14 sul giornale del 30 luglio 2019 - 8762 letture

In questo articolo si parla di cultura, fano, lisippo, Un lettore, massimo mesturini

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/a0aV