Fano jazz: Jacob Collier alla Rocca Malatestiana e Dudù Kouate a San Domenico

3' di lettura Fano 21/07/2019 - Lunedì 22 luglio è la giornata del ritorno a Fano Jazz By The Sea di Jacob Collier, dopo la sfortunata esibizione di due anni fa bruscamente interrotta dal maltempo.

Il giovane polistrumentista inglese, il più gettonato al botteghino in prevendita tanto da far ora registrare il sold out, salirà sul palcoscenico allestito all’interno della Rocca Malatestiana (ore 21,25; biglietti da 25 a 30 Euro; ridotti da 23 a 27 Euro) accompagnato da una band formata dal vocalist (ma anche tastiere e chitarra) MARO, dal bassista Robin Mullarkey e dal batterista Christian Euman. Lo stesso Collier, oltre che nelle vesti di cantante, si destreggerà fra chitarra, tastiere, basso e percussioni. Il concerto di Jacob Collier sarà preceduto e seguito da altri appuntamenti, ad iniziare dall’inaugurazione della rassegna “Exodus – Gli echi della migrazione” (ore 18,30, Pinacoteca San Domenico) che avrà come protagonista il polistrumentista e cantante di origine senegalese Dudù Kouate.

Al Jazz Village sono invece previsti il concerto dell’ottetto del sassofonista marchigiano Marco Postacchini (ore 19.30, Young Stage) e il dj set di Ros (ore 23, per la sezione Cosmic Journey). Due anni fa, sotto una pioggia torrenziale e un vento fortissimo, Jacob Collier aveva assicurato che sarebbe tornato a Fano molto presto. La promessa è quindi ora mantenuta, con la novità che sul palcoscenico della Rocca non sarà più solo come nel 2017, ma in compagnia di una vera e propria band. Una band ben sintonizzata sull’onda del secondo album del prodigioso cantante e polistrumentista inglese, Djesse, che ha bissato il successo del disco d’esordio del 2016, In My Room, trampolino di lancio verso l’olimpo delle star. Il nuovo album è il primo di quattro capitoli discografici che Collier ha già registrato in studi di Los Angeles, New York, Tokyo, Casablanca, Nashville e infine Londra (i leggendari Abbey Road), e che alla fine costituiranno un progetto musicale monumentale.

E ad ogni tappa il pupillo di Quincy Jones ha incontrato musicisti diversi: nel primo volume di Djesse (che si pronuncia Jesse) ci sono l’olandese Metropole Orkest, la cantante britannica Laura Mvula, il marocchino El Kadri e i formidabili Take 6. A far da collante c’è l’energia, la vitalità, il talento di un giovane artista che nessuno riesce e riuscirà a fermare. Nato in Senegal da una famiglia di griot depositaria di antiche tradizioni orali, Dudù Kouate vive e opera artisticamente in Italia da decenni, tanto da essere uno dei percussionisti più richiesti e attivi, non solo nella penisola. Dal 2017 è componente dello storico Art Ensemble of Chicago e attualmente collabora con varie formazioni, tra cui il gruppo di percussionisti Odwalla e il progetto Multikulti di Cristiano Calcagnile. Nelle sue solo performance Dudù Kouate suona diversi strumenti (xalam, talking drum, kanijra, djembè, vari tipi di flauti e zucche), canta, racconta storie antiche che irrimediabilmente si riflettono nell’attualità.

L’ottetto di Marco Postacchini nasce da un’idea dello stesso sassofonista marchigiano, che nel 2009 ha dato vita al gruppo con l'intento di creare un collettivo dinamico, capace di piegare le caratteristiche tipiche del combo jazz alle esigenze espressive contemporanee più innovative. La band conta già al suo attivo tre lavori discografici, Lazy Saturday, Do You Agree? e il recente Old Stuff, New Box, tutti ben accolti da pubblico e critica.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-07-2019 alle 19:29 sul giornale del 22 luglio 2019 - 521 letture

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