La via italiana alla fabbrica intelligente, i laboratori MECSPE fanno tappa per la prima volta ad Ancona

4' di lettura Fano 19/06/2019 - L’industria manifatturiera è vitale per l’economia delle Marche. A confermare il grande contributo che il manifatturiero dà alla regione e, più in generale, al Paese, sono gli ultimi dati Movimprese, secondo cui, sul territorio, sono 18.785 le imprese dell’industria manifatturiera attive nel primo trimestre 2019, il 3,9% del totale nazionale.

Nelle singole province si registrano, nello stesso periodo, 4.459 aziende a Pesaro e Urbino (23,8%), 4.335 ad Ancona (23,1%), 4.193 a Macerata (22,3%), 3.646 a Fermo (19,4%) e 2.152 aziende ad Ascoli Piceno (11,5%). Uno scenario che per evolversi deve però stare al passo con il processo di trasformazione digitale che sta attraversando l’Italia intera e che Senaf, in occasione del secondo appuntamento del nuovo roadshow 2019/2020 dei “Laboratori MECSPE, la via italiana alla fabbrica intelligente”, per la prima volta nelle Marche, ad Ancona, ha portato all’attenzione con un dibattito che si è svolto mercoledì presso l’Università Politecnica, alla presenza del Rettore Sauro Longhi.

Partendo dai dati dell’ultimo Osservatorio MECSPE, che analizzano lo stato di salute delle PMI italiane del manifatturiero in materia di Industria 4.0 e nuove tecnologie, la giornata ha visto un confronto tra imprenditori di case history marchigiane di successo, come SCHNELL SpA, MEP SpA, MONDO IDEA, Hyperlean Srl, Parsec Hub e Redorange Srl, e un interessante talk sul futuro del manufacturing made in Italy. Tra gli ospiti intervenuti anche Flavio Tonetto, Presidente di Confindustria Piccola Industria Marche Nord, Territoriale di Pesaro-Urbino e Paolo Dario, Direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e Coordinatore scientifico del Competence Center ARTES 4.0.

“Le Marche, con quasi 19mila imprese manifatturiere, sono un territorio vitale che ha iniziato, come altre regioni d’Italia, a scommettere sul modello industriale 4.0, per stare al passo con un mercato sempre più dinamico ed esigente – ha commentato Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE – Allo stesso modo MECSPE Bari, che partirà il prossimo autunno, rappresenta per noi una scommessa su cui puntare, nata con l’obiettivo di diventare un evento di riferimento proprio per il manifatturiero del Centro Italia, in grado di offrire supporto alle imprese nella sfida alla competitività, fatta di tecnologie, ma anche di investimenti nelle persone per le competenze digitali. Abbiamo ritenuto doveroso, in questo nuovo roadshow dei Laboratori MECSPE, fare tappa ad Ancona, dove gli imprenditori sono ormai consapevoli dell’importanza di intraprendere un percorso verso l’innovazione e la trasformazione digitale, e possono dare una valida testimonianza attraverso casi concreti di successo.”

Secondo l’Osservatorio MECSPE divulgato da Senaf, che da quest’anno raddoppierà l’appuntamento con la fiera del manifatturiero 4.0 approdando in Puglia con MECSPE Bari (Nuova Fiera del Levante, dal 28 al 30 novembre), emerge che 8 aziende su 10 credono nella propria trasformazione digitale avvenuta in questi anni e quasi la totalità (oltre 9 su 10), ritiene di avere un livello di conoscenza medio-alto rispetto alle opportunità tecnologiche e digitali sul mercato.

Le imprese stanno puntando sulle nuove tecnologie abilitanti, continuando nella direzione che vede perlopiù già introdotte la sicurezza informatica (74%), la connettività (60%), il cloud computing (33%) e la robotica collaborativa (28%), e su ricerca e innovazione: il 61% investirà fino al 10% del proprio fatturato e il 25% dedicherà tra il 10% e il 20% di questo, mentre si considerano in generale come strumenti utili al processo di sviluppo, la consulenza mirata (51%), il trasferimento di conoscenza (42%), il confronto con aziende competitor (39%), ma anche i workshop (21%) e la tutorship di un’università (15%).

E proprio l’Università, così come gli Istituti tecnici e le scuole professionali, rimangono dei riferimenti importanti per quanto riguarda la ricerca di nuove professionalità che facciano fronte alle sfide dell’Industria 4.0, preferiti rispettivamente dal 35%, dal 34% e dal 28% degli imprenditori, secondo cui la tecnologia ha sì un ruolo di primo piano, ma solo se supportata da un’adeguata formazione umana e da un cambiamento culturale (46%).

Le persone giocano sempre un ruolo fondamentale, sono al centro dei processi ed è la percezione umana il vero driver del cambiamento (39%): è questo il sentiment dominante, che però lascia spazio all’incognita su come avvicinare i giovani a questo mondo, alla luce del fatto che il 48% pensa che l’impatto della digitalizzazione nella vita quotidiana imporrà necessariamente la nascita di nuove figure professionali, con forti competenze in ambito IT.

Gli investimenti in formazione rappresentano per gli imprenditori la migliore strategia per valorizzare il capitale umano in azienda (49%), ma questi sono consapevoli di lottare ancora contro certi stereotipi presenti soprattutto nei giovani, che vedono il lavoro in fabbrica faticoso e manuale (64%), ripetitivo, poco creativo e che lascia poco spazio alla realizzazione personale (48%), poco riconosciuto socialmente (41%) e persino un luogo tecnologicamente arretrato (29%), rendendo di fatto difficile il reperimento di profili specializzati da parte delle aziende.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-06-2019 alle 17:29 sul giornale del 20 giugno 2019 - 556 letture

In questo articolo si parla di economia, impresa

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