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Debacle 5 Stelle, Ruggeri: “Un anno fa avrei vinto. Seri e Tarsi mi hanno chiamato ma non ho risposto”

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Delusione, ma con le idee molto chiare sul da farsi. È questa l’aria che tira in casa 5 Stelle dopo il flop alle urne. Marta Ruggeri confidava di superare il 20 per cento. Si è fermata al 18, anche a causa – dice lei - della congiunzione astrale data dalla concomitanza tra elezioni comunali ed europee, senza dimenticare il sostanziale declino vissuto dal Movimento a livello nazionale. Per questo - ne è certa - se si fosse votato un anno fa sarebbe già sindaca, mentre ora si trova dall’altra parte della barricata. Con i vincitori del primo turno che – in vista del ballottaggio di domenica 9 giugno - la cercano ingolositi dai voti pentastellati.

Ruggeri, quali sono le sue sensazioni all’indomani degli scrutini?
Un senso di delusione. Ci aspettavamo un risultato migliore, anche se sapevamo che a livello nazionale il Movimento fosse in flessione. Pensavamo di poter compensare con l’impegno dimostrato, conquistando qualche punto in più. Siamo partiti molto presto con la campagna elettorale, avevamo un bel programma e una buona squadra. La mia sensazione era che a livello nazionale ci si potesse assestare intorno al 20 per cento, nella speranza di poter salire ancora a livello locale. Invece siamo scesi di un punto. Certo, rispetto ad altre realtà vicine a noi è andata bene, perché c’è anche chi ha dimezzato. Ma non avevamo comunque in conto un risultato così basso.

Cos’ha pensato domenica sera, alla luce dei primi risultati delle europee?
Ho pensato che non ce l’avremmo fatto ad arrivare al ballottaggio. Era facile fare due conti. Ci siamo detti: “Non ce la faremo, anche se dovessimo andar bene”.

Pensa abbia inciso parecchio il dato delle europee sul risultato delle amministrative?
Sicuramente sì. Purtroppo ci capitano sempre abbinate, e ogni volta scendiamo. È un’accoppiata scomoda, per noi. Se avessimo votato il 4 marzo dell’anno scorso sarei già sindaca. Sono certa di questo.

Se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa della sua campagna elettorale?
No. Penso che abbiamo dato il massimo. Il gruppo si è impegnato tanto, a livello locale non avremmo potuto fare niente di più o di meglio. Ora i vertici nazionali del Movimento sono chiamati a una riflessione, anche perché le loro scelte hanno importanti ricadute sui territori.

Ora a Fano ci si prepara al ballottaggio tra Massimo Seri e Lucia Tarsi. Siete proprio irremovibili sul fatto che non parteggerete per nessuno?
Assolutamente. Abbiamo dato da subito indicazioni di massima libertà. I voti non sono dei partiti, ma dei cittadini. Ora tocca a questi ultimi informarsi sui programmi, per poi decidere in autonomia se uno dei due li rappresenta davvero oppure no. Ci si muoverà secondo coscienza.

La Tarsi ha subito annunciato che l’avrebbe chiamata. L’ha fatto, poi?
Sì, mi ha telefonato. E lo ha fatto anche Seri, ma io non ho risposto a nessuno. Ero impegnata in sede, in balia degli eventi. Non avevo lo stato d’animo giusto per tattiche o proposte. E poi la nostra posizione era già chiara.

E se la richiameranno?
Risponderò e dirò la stessa cosa, ma mi auguro che non lo facciano. Sarebbe imbarazzante dover ripetere a tutti lo stesso mantra.

Temi e battaglie del prossimo futuro?
Intanto confidiamo di ottenere due o – meglio ancora - tre consiglieri. Dipende molto da chi vincerà. Purtroppo non ne avremo quattro, come invece avremmo voluto. Per il resto noi abbiamo il nostro “programmone” di 149 pagine, e cercheremo di spingere affinché almeno in parte venga realizzato. In campagna elettorale ne abbiamo sentite di tutti i colori. C’è stato un grosso appiattimento sui temi, così come nei dibattiti. A un certo punto si sono messi tutti a parlare del Santa Croce, del consumo del territorio, della mobilità dolce. Ora voglio vedere se erano soltanto degli spot elettorali. Se non si impegneranno su questi punti li spingeremo noi a farlo.





Questo è un articolo pubblicato il 28-05-2019 alle 18:30 sul giornale del 29 maggio 2019 - 5018 letture