Pasqua: il messaggio del vescovo e gli auguri di Don Marco Presciutti. I testi integrali

Fano 19/04/2019 - Caro don Armando, amato Padre, fratello e Vescovo nella fede, Volutamente tralascio i titoli e le formalità e nel riconoscere il suo prezioso, delicato e insostituibile compito all’interno della nostra chiesa diocesana, le rivolgo gli auguri più sentiti in maniera molto diretta e famigliare. Devo e voglio chiaramente dar voce all’intera comunità diocesana, a tutto il popolo di Dio convocato, e rigenerato da questa solenne celebrazione.

Di fatto, la Messa crismale, da Lei presieduta, concelebrata con i presbiteri, nella quale ha benedetto il crisma e gli altri oli, è una straordinaria manifestazioni della pienezza del sacerdozio del Vescovo, un segno della stretta unione dei presbiteri con lui, la festa del sacerdozio ministeriale all’interno del popolo tutto sacerdotale.

È l’epifania della Chiesa sinodale, che intreccia e raccorda cammini, carismi e ministeri, che riscopre la centralità del Cristo, si orienta a Lui, si lascia ungere, illuminare e rigenerare da Lui per vivere così la missione, per uscire e servire al meglio l’uomo, ogni uomo, per darsi a tutti con rinnovato slancio, con coraggio e profezia, e così manifestare il Regno di Dio dentro la storia.

Abbiamo insieme ringraziato stupiti per la chiamata ricevuta e consapevoli delle nostre mancanze e tradimenti abbiamo pregato gli uni per gli altri, abbiamo rinnovato il nostro sì a Dio. Ci siamo riconosciuti ancora distanti dall’ideale e per questo ci siamo confermati nell’impegno di conversione. Perdonati vogliamo perdonarci e camminare verso una fraternità sempre più vera, aperta e missionaria.

Nel video messaggio degli auguri, che lei ha rivolto alla città, dal Gonfalone, ci ricordava che la dinamica del Triduo pasquale ci suggerisce di non fermarci al dolore, alla morte. Non sono queste le ultime parole. Il Crocifisso Risorge.

Tuttavia, lo ha ripetuto con fermezza varie volte, non possiamo esimerci dal vivere singolarmente e come chiesa il mistero del Venerdì Santo, il mistero della croce e della sofferenza, l’altra faccia dell’amore. Siamo chiamati ad entrare nel silenzio lungo, apparentemente interminabile del sabato santo e quindi lasciarci avvolgere dalla notte, dall’oscurità e dentro la notte, solo dentro la notte ci viene offerta la possibilità di celebrare con rinnovata gioia ed esultanza la vittoria della luce, l’inizio del giorno senza più tramonto, il trionfo sulla morte dell’amore e della vita.

Queste parole di fede e speranza assumono uno spessore particolare perché lei le ha vissute e le vive in prima persona e in maniera molto concreta e diretta nel suo quotidiano. Ha dovuto fare i conti con una malattia difficile da debellare che le ha impedito di abbassare la guardia. Le sta sempre un po’ addosso e ogni tanto si manifesta un po’ per gli effetti collaterali dei farmaci e un po’ per le inevitabili conseguenze.

È assolutamente ammirabile il suo spirito di sacrificio, la preparazione delle omelie, dei discorsi e delle lettere fatta anche nelle ore notturne, nelle ore di insonnia. È ammirabile il suo ardente desiderio di non penalizzare le comunità, di non far mancare niente alla chiesa diocesana ... Sono sicuro di dar voce a tutti nel dirle che siamo davvero orgogliosi perché ha dimostrato coraggio, tenacia e leggerezza nell’accettare e vivere la fragilità senza lasciarsi bloccare ... anzi trasformando quello che poteva essere solo negatività in opportunità. Gli ultimi suoi testi, nascono un po’ anche dalla sofferenza, da questa condivisione del dolore di tanti fratelli e sorelli: anziani, ammalati, feriti nell’affettività, nei diritti fondamentali, privati della giustizia e dignità, o soli e alla ricerca di un futuro migliore. Molte volte come presbiteri e diaconi ci siamo sentiti sostenuti nell’affrontare le fatiche del ministero da questo suo esempio, molte volte siamo stati ricondotti all’essenziale proprio perché obbligati dall’esperienza del limite e del dolore. Riscoprendo il dono del Vescovo Armando abbiamo sentito il desiderio di farci dono.

Grazie allora perché ci conferma con credibilità e naturalezza in questa dialettica del mistero pasquale: non si ama impunemente, non si ama senza soffrire.

Lei ha chiesto alla nostra Diocesi di intraprendere un cammino che punta alla Riforma della chiesa sognata da Papa Francesco, perché la nostra comunità sia sinodale e missionaria, capace di vivere e affascinare con il Vangelo la nostra gente in questo nostro tempo. È un invito a cambiare dentro, in profondità, per cambiare anche fuori nelle strutture e modalità, e Lei chiede a tutti i battezzati, agli sposi, a noi preti, ai diaconi, ai religiosi e religiose, di lavorare e camminare sempre più insieme, con stima reciproca e grande senso di corresponsabilità. È un programma avvincente. Non sempre ci trova pronti all'unisono, ma ci sentiamo chiamati ad offrire il meglio di noi.

Sappiamo che l'unità attorno al Vescovo, la condivisione degli stessi obiettivi pastorali, tradotti poi in concrete e comuni linee operative, sono mete ambiziose da riconquistare e intrecciare con la creatività e la straordinaria diversità del territorio della diocesi e della nostra gente. Ma credo che è questo l’augurio e il regalo più bello che possiamo farle: non risparmiare energie e lavorare insieme per l'unico Regno di Dio che il Signore crocifisso e risorto vuole portare a compimento anche grazie all'impegno di tutti noi.

Grazie perché ci stimola ad amare la nostra Diocesi, ad amare le nostre città e i nostri paesi, a servire la nostra gente con dedizione, umiltà e tenerezza.

Auguri sinceri. Che la celebrazione della Pasqua porti nuovo slancio e vigore al suo ministero episcopale di Padre e fratello nella fede, che il suo stile sia sempre più quello del Pastore bello, buono e vero.

Ci aiuti, a vivere la gioia evangelica che fa i conti anche con il dolore, ci aiuti a seguire Cristo Gesù sulla via esigente del calvario, senza perdere speranza, ci aiuti ad amare particolarmente i giovani come suggerito nel suo messaggio per rinnovarci con loro.

Un augurio speciale anche a mons. Giovanni Tonucci, già vescovo di Loreto e Nunzio in vari angoli del mondo. Generato da questa chiesa di Fano ha voluto esprime la gratitudine e l’amicizia tornando a vivere tra la sua gente per continuare a donare con la parola e la disponibilità gli anni della merita pensione. Anche a lei il nostro più sincero augurio.

A tutti. Buona Pasqua.

In allegato PDF il testo integrale dell'omelia del Vescovo Armando in occasione della Santa Messa Crismale.



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-04-2019 alle 11:48 sul giornale del 20 aprile 2019 - 639 letture

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