Bambini alla casa per anziani: un progetto educativo “senza età”. Foto e dettagli

5' di lettura Fano 16/04/2019 - Una donna tiene in braccio una bambina. Non è sua madre, e data l’età non potrebbe di certo esserlo. Eppure la culla, la fa addormentare con una dolcezza innata. Intorno c’è qualcuno che parla. Si raccontano storie, si leggono libri. Ma la scena madre, oramai, è la loro. Quella della donna con la bambina, una delle residenti della casa per anziani Familia Nova insieme a un’alunna della scuola dell’infanzia Alessandro Gallizi. Tra loro non c’è parentela, soltanto empatia. Spontaneità. Ed è soltanto uno dei piccoli grandi “miracoli” avvenuti duranti gli incontri del martedì tra due generazioni anagraficamente così distanti. Eppure così vicine.

Tutto merito di un progetto che ha messo in sinergia i due istituti fanesi. Le cui “mission” sembrano tanto diverse, ma è soltanto un’impressione. L’età non c’entra: al Gallizi, così come a Familia Nova ci si prende cura delle persone, e allo stesso tempo si lavora per valorizzare i singoli talenti. Da un lato si scoprono e si incoraggiano le inclinazioni dei più piccoli, dall’altro si cerca di riportare a galla le doti – spesso assopite – dei più anziani. In barba al tempo che avanza inesorabile. “La scuola senza età: incontro tra generazioni” – questo il nome del progetto avviato dallo scorso gennaio – ha permesso di creare un ponte tra grandi e piccini attraverso incontri, letture e laboratori.

“Tutto è cominciato poco prima di Natale – ha raccontato Anita Bianchi, insegnante della scuola dell'infanzia Alessandro Gallizi -, quando da Familia Nova ci hanno invitato a portare i bambini per augurare un buon Natale ai ‘nonni’. Quel giorno hanno cantato insieme, ed è scattata una sorta di magia”. Un incantesimo che, però, non si è esaurito lì. Anche perché non è stato possibile trasferire tutti i 150 bambini del Gallizi nella casa per anziani. Non in un colpo solo. “Così abbiamo pensato di organizzare più incontri anche per dare un seguito alla cosa – ha spiegato Deborah De Angelis, coordinatrice di Familia Nova -, dando vita a un percorso strutturato ma non troppo. E poi, dopo Natale, i bambini ci chiedevano: quando torniamo dai nonni?”. Pure gli anziani si sono ricordati dei piccoli visitatori. Anche quelli la cui memoria è messa a dura prova dal tempo o da specifiche patologie. “Si pensa che i malati di Alzheimer si dimentichino tutto, eppure in questo caso si sono ricordati dei bambini e dell’allegria che hanno portato”, ha raccontato Michela Donati, educatrice di Familia Nova.

Da qui l’inizio di incontri tematici, iniziati a gennaio e proseguiti con regolarità ogni martedì mattina. Appuntamenti fissi durante i quali gruppi di venti bambini continuano a tornare dai “nonni” per parlare, leggere, raccontarsi storie e fare attività di laboratorio manuale. Ogni volta si trattano argomenti squisitamente quotidiani. La spesa, la casa, come occupiamo il nostro tempo, le emozioni.

“Sono accadute cose meravigliose”, hanno raccontato entusiaste le organizzatrici. Tra cui quel gesto – del tutto spontaneo – compiuto da un’anziana di Familia Nova. “Un giorno – ha raccontato Michela - si stava leggendo un libro tutti insieme. Una bambina, però, aveva parecchio sonno. Ciondolava, si toccava i capelli. Una signora se n’è accorta. Si è alzata, l’ha presa in braccio e ha cominciato a cullarla facendola addormentare. La bambina si è sentita coccolata, mentre l’anziana ha riscoperto il suo ruolo di ‘care giver’. Un momento che la signora si è ricordata anche nei giorni successivi, nonostante soffra di un principio di demenza senile”. Tutto questo è stato possibile grazie all’emozione che ha provato, come dimostra uno studio del 2014. Secondo cui certe patologie farebbero perdere diverse funzioni cognitive, ma non possono a cancellare i ricordi più emozionanti.

“La cosa più bella – ha spiegato Michela – è la condivisione del tempo. Durante le attività di giardinaggio vengono piantati dei semi all’interno di alcuni vasetti. Così si riscopre il valore dell’attesa, incontro dopo incontro. Nasce un tempo che è tutto loro. Lento, non più di corsa. È una cosa molto piccola, ma che può aprire un mondo. Per gli anziani è un modo per ricordare il lavoro manuale, quello della loro infanzia. E i bambini non hanno che da imparare da tutto questo”.

Gli incontri si concluderanno a fine maggio con un’uscita in Piazza XX Settembre. A metà strada, tra l’altro, tra il Gallizzi e la casa per anziani. Un luogo simbolico, da vivere insieme durante una merenda seguita da giochi e altre attività. Ma senza strutturare troppo la cosa. “Noi creiamo il contesto, poi sono loro a costruire tutto il resto, andando anche oltre ogni nostra aspettativa. E tutto questo è molto terapeutico”, ha commentato Deborah. Sarà un momento di festa aperto a tutti, anche alle famiglie dei bambini che hanno sostenuto questo viaggio così come ai parenti degli anziani, anche loro felicissimi di quanto fatto finora. “Abbiamo intenzione di invitare pure l'amministrazione”, ha precisato Anita nel ringraziare il coordinamento pedagogico dei servizi educativi del Comune per il sostegno ricevuto.

Un appuntamento finale che somiglierà più a un “arrivederci”, piuttosto che a un “addio”. Perché gli incontri – c’è da scommetterci – riprenderanno dal prossimo settembre. Nel mezzo, un sogno. Quello di poter stampare le tante storie nate durante i momenti di condivisione tra i “nonni” di Familia Nova e i “nipotini” del Gallizi. “Stiamo cercando qualcuno che ci faccia questo dono – hanno detto le organizzatrici -. Sarà un bel modo per far entrare queste storie nelle case dei bambini e di chiunque abbia voglia di leggerle”.

Segue una gallery fotografica degli incontri già avvenuti.








Questo è un articolo pubblicato il 16-04-2019 alle 14:25 sul giornale del 17 aprile 2019 - 2034 letture

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