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BOOKS AND THE CITY - Sulle tracce di Gobetti: l'utopia della rivoluzione secondo Pietro Polito

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Torna l’appuntamento con la rubrica "Books and the city", in collaborazione con Aras Edizioni. La formula scelta è quella dell'intervista all'autore. È la volta di Pietro Polito con il suo ultimo libro "L’utopia della rivoluzione. La rivoluzione liberale di Piero Gobetti". L’obiettivo: continuare a fare cultura e promuovere la lettura.

IL LIBRO
Può avvenire oggi una rivoluzione, così come le abbiamo conosciute nel Novecento? Ed è auspicabile? A partire dall’idea gobettiana che il Risorgimento è stata la grande rivoluzione mancata del nostro Paese, si procede per interrogativi. Il fascismo è una rivoluzione? La Rivoluzione russa è stata una rivoluzione liberale? Qual è la forma della rivoluzione liberale alla maniera di Piero Gobetti? Ne emerge un Gobetti ricostruito in modo filologicamente rigoroso e interpretato in modo coerente come una figura del XXI secolo. In appendice il libro propone un profilo di Gobetti e due studi sui suoi rapporti con Palmiro Togliatti insieme a due lettere inedite del dirigente comunista al giovane intellettuale torinese. Corredata e impreziosita dalla postfazione di Paolo Di Paolo.

L’AUTORE
Pietro Polito, formatosi alla scuola di Norberto Bobbio, è il direttore del Centro studi Piero Gobetti e il curatore dell’Archivio Bobbio. I suoi principali temi di studio e di impegno sono da un lato il problema della guerra e le vie della pace con particolare riguardo alla nonviolenza e all’obiezione di coscienza, dall’altro il Novecento ideologico italiano. Tra i suoi lavori: Elogio dell’obiezione di coscienza, Milano 2013; Le parole dello spirito critico. Omaggio a Norberto Bobbio, Milano 2015; la raccolta di scritti, lettere e inediti di Piero Gobetti e Ada Prospero, La forza del nostro amore, Firenze 2016; Il dovere di non collaborare, Torino 2017; L’eresia di Piero Gobetti, Torino 2018.


Che senso ha oggi parlare della rivoluzione?
Anche se dai progressisti la rivoluzione è stata messa in soffitta e dai conservatori viene evocata per contrastarla se non per suicidarla, ritengo che abbia senso oggi porsi la domanda: “Ma davvero si tratta di una vecchia idea obsoleta improponibile nel nuovo secolo? Siamo proprio così sicuri che non possa essere più ripresa in nessuna delle forme in cui è stata declinata durante il secolo che abbiamo alle nostre spalle?”. In estrema sintesi, ritengo che abbia ragione Norberto Bobbio quando afferma che con la caduta del comunismo non è venuta meno l’idea di una rivoluzione che miri a coniugare le esigenze della libertà con quelle della giustizia

Ma si può riproporre la rivoluzione nelle forme che essa ha assunto nel Novecento?
Dipende se ci si riferisce alle rivoluzioni immaginate o a quelle tentate (e fallite). Un discorso sulla rivoluzione oggi deve prescindere totalmente dal modello bolscevico. Le rivoluzioni del futuro avranno un futuro se saranno capaci di contenere la violenza fino al superamento del binomio rivoluzione/violenza che ha caratterizzato quelle del passato. Se si vogliono trovare chiavi di lettura feconde nella storia del Novecento, occorre rivisitare teorie e ideologie della rivoluzione, distinte se non opposte alla prospettiva social-comunista, come il socialismo liberale di Carlo Rosselli o andando ancora più indietro la rivoluzione meridionale di Guido Dorso o la rivoluzione liberale di Gobetti.

Quale rivoluzione è auspicabile oggi?
A mio avviso, confrontarsi con Piero Gobetti può giovare a quanti pensano che la rivoluzione non è finita e al contrario ritengono che essa sia una parola chiave del dibattito culturale. Da più parti si è levato un coro unanimistico all’insegna del possiamo non dirci gobettiani. Ebbene sono convinto esattamente del contrario e penso che il fine generale che Gobetti assegna alla sua rivoluzione liberale mantenga intatta tutta la sua vitalità e fecondità: “Il fine più chiaro è di inserirci nella vita politica del nostro paese, di migliorarvi i costumi e le idee, intendendone i segreti: ma non pensiamo di raggiungerlo con un’opera di pedagogisti e di predicatori: la nostra capacità di educare si esperimenta realisticamente in noi stessi; educando noi avremo educato gli altri”.



Questo è un articolo pubblicato il 11-04-2019 alle 00:08 sul giornale del 12 aprile 2019 - 473 letture