“Riaprite Porta Maggiore e fateci lavorare”: cantiere Pincio, la protesta dei negozianti [FOTO]

5' di lettura Fano 22/11/2018 - La crisi morde da anni, ma il Natale – si sa – aiuta sempre a metterci una pezza. E, proprio come gli altri, anche i commercianti del Pincio vorrebbero sfruttare al meglio il tempo che resta da qui al prossimo 25 dicembre. Manca poco più di un mese, e gli esercenti della zona hanno appena visto azzerarsi il flusso dei clienti. Loro non hanno dubbi: tutto dipende dalla chiusura di Porta Maggiore, inizialmente non prevista nella tabella di marcia dei lavori di restyling del Pincio. Gli ultimi reperti tornati alla luce durante gli scavi hanno sballato i piani. E i negozi di fronte al cantiere, ora, rischiano un Natale di magra come non si era mai visto.

I commercianti ne sono certi, anche perché la verità è tanto triste quanto tangibile: da lunedì mattina – quando è stato interdetto il passaggio di pedoni e bici da Porta Maggiore - nella fila di negozi che arriva fino all’Arco d’Augusto non c’è più anima viva. La Gioielleria Berloni – così come Cecconi Eventi – sta allestendo le vetrine per il Natale, ma i prodotti in bella vista rischiano di non avere nessuno che li guardi. E la ragione è presto detta: i potenziali clienti che provengono da via Roma, fin lì, non ci arrivano. Mastro Vending – il distributore automatico del Pincio – si riserva di valutare entro giovedì la possibilità di una chiusura temporanea. Le Fornerie Longhini, invece, hanno già abbassato la saracinesca, e non rivedranno la loro scelta prima del 2 dicembre. Anche da Esigenze Parrucchieri si ritrovano senza più clienti a cui rifare il look: da lunedì, i pochi che si sono presentati li hanno in realtà raccattati per caso gli stessi titolari lungo le vie limitrofe. Stavano girovagando tra le traverse di fronte alla Chiesa del Suffragio, spaesati e convinti che il loro barbiere di fiducia fosse chiuso. Indignati anche i gestori dell’Emporio di Chen, che hanno già fatto il pieno di merce dedicata al Natale. Tutta roba che, per quando si apriranno i primi panettoni, rischia di trovarsi ancora tutta sugli scaffali.

Il problema è che, per via degli scavi e dei successivi ritrovamenti – tra questi anche un pavimento medievale e addirittura una scalinata -, il Pincio si è trasformato in una sorta di labirinto. È - e resterà – libero l’accesso da via Arco d’Augusto, ma per il resto i negozi adiacenti al cantiere possono essere raggiunti soltanto da via Corridoni e dalle traverse di via Montevecchio. Una di queste – via Saffi - è rimasta interdetta fino a mercoledì mattina. La recinzione dei lavori arrivava fino all’angolo dell’Emporio di Chen, impedendo tanto l’accesso da via Saffi quanto l’uscita di pedoni e biciclette provenienti dall’Arco. I parrucchieri del Pincio hanno persino raccontato di un’anziana in bici che è caduta di fronte all’inattesa barriera, spostata soltanto mercoledì mattina grazie alle pressioni dei negozianti. Gli stessi che ora hanno deciso di fare squadra. E che a gran voce gridano: “Fateci lavorare”.

Quella dei commercianti del Pincio è una protesta pacifica, ma si tratta di un gruppo compatto e determinato a raggiungere i suoi obiettivi. “Vogliamo che venga ripristinato il varco di Porta Maggiore, almeno da inizio dicembre. Ci saranno comunque disagi, perché a quel punto metteranno delle specie di ponti per permettere alla gente di entrare e uscire dai negozi. Ma devono garantirci la possibilità di lavorare almeno fino al 23 dicembre. Ora - hanno spiegato gli esercenti -, chi viene da via Roma è costretto a passare per via Montevecchio: per noi, quelli, sono tutti clienti persi. Perché a quel punto proseguono verso Corso Matteotti, vanno lì a fare i loro acquisti. E lo dimostra il fatto che da lunedì nei nostri negozi non sia venuto quasi più nessuno”. I commercianti, dunque, chiedono innanzitutto la riapertura di quel “corridoio” che, fino a domenica, univa Porta Maggiore all’Arco d’Augusto. Senza muri né transennamenti. Un passaggio adiacente ai negozi e che - in fondo - favoriva gli stessi esercenti. Fino a che non è stato messo il “tappo” della discordia. Quello di Porta Maggiore.

“Noi siamo consapevoli dell’importanza di questi lavori – hanno precisato i commercianti -, ma magari certi scavi si sarebbero potuti fare a gennaio, lasciandoci lavorare nel periodo clou dell’anno. Ma noi del Pincio siamo quattro gatti, e forse per questo non siamo stati ascoltati. Cosa chiediamo? Di venire interpellati in tempo reale quando vengono prese certe decisioni, in modo da risolvere i problemi insieme”.

Gli esercenti parlano anche di promesse tradite. “Ci avevano garantito che non avrebbero mai chiuso, che avrebbero fatto prima i lavori sulla fascia aderente ai negozi e che poi si sarebbero spostati più al centro, così da farci lavorare nel periodo di Natale. Invece – hanno spiegato - hanno fatto il contrario. E ora ci hanno pure isolato dal lato di Porta Maggiore, e questo sta penalizzando anche i negozi di via Arco d’Augusto nel periodo più importante dell’anno. È con le vendite di Natale – hanno concluso - che paghiamo le tredicesime dei nostri dipendenti. Tutto questo mentre continuiamo a pagare gli stessi affitti: c’è chi, data la situazione, ha chiesto una riduzione del canone, ma i proprietari dei locali se ne sono altamente fregati”. E adesso? I commercianti del Pincio sperano che il loro appello non cada nel vuoto. Ma la loro non è un’attesa passiva. Stanno già infatti pensando a una segnaletica provvisoria per ricordare ai passanti che i negozi del Pincio sono ancora lì, dove sono sempre stati. E che sono aperti. Nonostante il restyling di Cesare Augusto.


Seguono alcune foto sulle condizioni attuali dei lavori.








Questo è un articolo pubblicato il 22-11-2018 alle 00:21 sul giornale del 23 novembre 2018 - 3001 letture

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