Monte Porzio: incontro con Maximiliano Cimatti e il suo romanzo d’esordio “L’uomo di Elcito”

13/11/2018 - Venerdì 16 novembre 2018, alle 21, nella sala Consiliare del Comune di Monte Porzio (Viale Cante 10), l'associazione Monte Porzio cultura e il gruppo di lettura "le parole" incontreranno” Maximiliano Cimatti che presenterà il suo romanzo d’esordio “L’uomo di Elcito” (Ed. MeridianoZero, 2017).

Le vicende narrate dal romanzo risultano credibili, e tale credibilità è dovuta alla loro sostanziale verità. I fatti raccontati ne L’uomo di Elcito forse non sono accaduti, ma sarebbero potuti accadere. E il contesto storico è quello reale.

Il brigantaggio fu una piaga endemica dello Stato Pontificio così come del Regno delle Due Sicilie; tra il 1860 e il 1870 il fenomeno assunse un forte connotato anti unitario, non tanto per un legame con i vecchi regimi, quanto come reazione ad uno Stato che si preannunciava centralistico, burocratico e repressivo verso le classi popolari. Lo scontro tra le bande e l'esercito della nuova Italia fu violento; si ricorse ad esecuzioni sommarie, che coinvolsero la popolazione civile accusata di dare sostegno ai briganti. "L'uomo di Elcito" è ambientato nelle Marche nel 1866. Non è un romanzo storico: il contesto è l'occasione per parlare di come un uomo da "guscio vuoto" giunga ad avere una sua identità, non per scelta ma perché trascinato dagli avvenimenti. Il protagonista è il sergente Toschi. Con grande abilità narrativa il romanzo si apre con il racconto al colonnello Negri del colera, che infestò Ancona nel 1866.

Il personaggio principale del romanzo è il soldato Anselmo Toschi, fedele al Regio Esercito, che inizialmente sarà testimone attonito di alcune vicende storiche (la costruzione della ferrovia Ancona-Roma, per l’appunto, ma anche l’epidemia di colera che colpì Ancona dal 1865 al 1867). In seguito, Anselmo ingaggerà una lotta sempre più personale e sempre più spietata coi briganti nascosti tra i monti dell’entroterra. A capo di quei briganti vi è il leggendario Olmo Carbonari, un uomo che pare sia riuscito a creare una sorta di società paritaria, indipendente e utopica nascosta tra le montagne.

La figura di Olmo Carbonari profuma di libertà e d’anarchia, e possiede il fascino dei grandi antagonisti dei classici della letteratura. Il suo influsso non mancherà di esercitarsi sul carattere del protagonista. Nella comunità di Elcito, dove viveva il brigante Olmo, il protagonista viene chiamato dall'autore con il suo nome, quasi ad indicare come avesse finalmente acquistato la sua vera personalità. Trovò solidarietà e amicizie ancestrali e per questo profonde, viveva in una natura in perfetta sintonia con l'uomo e scoprì anche l'amore disinteressato; eppure mancava qualcosa, era ancora "incapace di riconoscersi".

Il romanzo si chiude in modo interlocutorio. Gli avvenimenti finali sembrano dischiudere numerose possibilità, politiche ed esistenziali. E' bello pensare che il protagonista abbia finalmente trovato una pace interiore: equilibrio e serenità, frutto di una scelta consapevole e non soltanto mossa dalla solidarietà verso i suoi compagni o, peggio ancora, dalla vendetta. Questa auspicata conclusione deriva anche dalla parte maggiormente attraente del libro, laddove l'autore parla della comunità di Olmo Carbonari, di un luogo meraviglioso, e forse idealizzato, Elcito nel quale persone, bestie e natura vivono in perfetta sintonia, in una sorta di comunismo elementare, nel quale è stata ricomposta la coscienza, oggi frantumata dall'oppressione degli uomini sugli uomini. O forse soltanto, il destino di Anselmo è simile a quello dei monaci dell'antico insediamento che si erano chiusi nelle case e lasciati morire, perché "non hanno accettato l'odio che era nato loro dentro".







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-11-2018 alle 15:58 sul giornale del 14 novembre 2018 - 251 letture

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