Caos Carnevalesca, il possibile ritorno dei tre dimissionari: “Ma i carristi devono stare al centro del progetto”

5' di lettura Fano 04/09/2018 - La rivincita della creatività. È questo, in fondo, il grande desiderio dei tre dimissionari illustri che nei giorni scorsi hanno lasciato il consiglio direttivo dell’Ente Carnevalesca. Un addio a tempo determinato, forse, dato che proprio in queste ore è possibile un loro ritorno tra i ranghi. Nell’attesa hanno preso la parola dopo giorni di relativo silenzio, per spiegare le ragioni di una scelta sofferta e che - a conti fatti – ha avuto un solo obiettivo: provare a riportare l’arte e le tradizioni del Carnevale al centro del discorso. Da qui la prima scossa di un piccolo grande terremoto che potrebbe cambiare davvero le carte in tavola.

Qualcosa si muove. Non si sa ancora come e quando, ma l’”atto forte” da loro compiuto – così l’hanno definito – sta forse dando i suoi frutti. Magari è l’amministrazione ad aver appena aperto i rubinetti, ma nessun annuncio ufficiale è ancora stato fatto. Lo scossone delle dimissioni sembra comunque aver mosso le acque, aprendo le porte verso un Carnevale nuovo. Ma è presto per dirlo. L’unica certezza, per ora, è la lucida visione di Alfredo e Fabiola Pacassoni e di Francesca Rosciglione, vale a dire i tre che hanno lasciato l’Ente Carnevalesca, reduci – stando al loro racconto - da una lunga battaglia in stile “Davide contro Golia”, per tenere alto il nome di una manifestazione che - a loro dire - non è “una sagra come le tante che si vedono a Fano, e non è sostituibile con nessun altro evento”.

In fondo è risaputo: quest’anno la Fano dei Cesari ha monopolizzato la scena. Ed è stato un successo clamoroso. Probabilmente ha superato le attese degli stessi organizzatori, per questo ci si aspetta investimenti significativi anche per il 2019. E il Carnevale? Secondo il trio dimissionario non può restare alla finestra. Uno dei suoi rammarichi più grandi è anche quello di aver dovuto rinunciare al consueto Carnevale estivo, una tradizione dalle origini marinare che - citando Alfredo Pacassoni - “non può essere vista come un’opzione”.

Ma andiamo con ordine. Il malessere dei tre ha radici ben più profonde. Francesca Rosciglione ha precisato che non si è trattato di un semplice conflitto interno. Ha poi ricordato come in origine vi fosse “un progetto triennale firmato da tutti, ma poi rinnegato e disatteso”. Uno dei problemi principali sarebbe stata la mancata valorizzazione della creatività dei carristi, a cui verrebbero destinate poche risorse. “Le maestranze – ha proseguito – dovrebbero stare al centro, sono loro il vero motore del Carnevale. Ma al momento questo non accade, costringendo ogni anno ad accontentarsi di semplici ristrutturazioni dei carri già esistenti”.

Stando ai tre dimissionari, all’interno della Carnevalesca ogni decisione cadrebbe dall’alto. “Si pensi al tema del 2019, che è stato deciso senza consultare le maestranze. Questo è un limite – ha rimarcato la Rosciglione -. Vogliamo davvero la solita sfilata senza eventi collaterali? Io non sopporto più la visione di questa morte lenta. Ho lottato, ma non ce l'ho fatta. Mi sono dovuta scontrare con l’ipocrisia del direttivo che ho contribuito a far eleggere. Ora cosa rimane, con questo gruppo dirigente? Il Carnevale non è della Giammarioli, ma della città”.

Parole dure, ma c’è la voglia di riprovarci. A detta di Alfredo Pacassoni, però, occorre garantire una certa qualità. “I carri non sono una velleità – ha detto -, e non ne facciamo un questione cruciale soltanto perché noi, in famiglia, ne abbiamo fatti almeno cinquanta. Il punto è che i carri fanno parte di una cultura creativa che fa bene alla città. Però questo direttivo parte sempre dal “non si può fare”. Le cose, come le persone, invecchiano proprio quando si convincono che non ci sia più niente di fattibile. Gli sponsor? Investono, se vedono la qualità”. Pacassoni, dunque, non si arrende all’idea di un Carnevale fatto soltanto di caramelle e coriandoli. “Noi, con i nostri limiti, ci sentiamo responsabili della tradizione che ci siamo trovati in mano. Non vogliamo essere considerati dei nemici. Si può collaborare anche nella diversità. Presto – ha concluso - prenderemo delle decisioni. È questione di ore”.

Pare, infatti, che lo statuto dell’Ente consenta di ritornare sui propri passi, se le dimissioni non sono ancora state ratificate. Cavilli legali a parte, di certo il grande scoglio resta la differenza di vedute tra i tre dimissionari e il resto del consiglio. In caso di fumata nera, i Pacassoni – insieme alla Rosciglione – troveranno un modo per collaborare dall'esterno. Il Carnevale è la loro vita, e lo si intuisce anche dal tono delle loro parole. “Auguro a ognuno di vivere l'energia della creatività che ho vissuto io da piccola - ha detto Fabiola Pacassoni con un po’ di emozione -, un'energia che non si disperde, ma penetra. Vogliamo che il Carnevale sia la prima manifestazione della città, e anche della Regione. Noi crediamo nella tradizione, e vogliamo riportare l’evento alla sua vera identità. Si può fare, e lo scontro è normale. La diversità è una potenza creativa”.








Questo è un articolo pubblicato il 04-09-2018 alle 18:24 sul giornale del 05 settembre 2018 - 1351 letture

In questo articolo si parla di attualità, fano, carnevale, redazione, carnevale di fano, articolo, Simone Celli

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aX44