Venturelli: "L’incolta battaglia per il Lisippo"

Lisippo 8' di lettura Fano 22/06/2018 - Dopo la sentenza di confisca del giudice Giacomo Gasparini, è scontato il ricorso che il Getty presenterà al fine di tenersi la statua greca diventata italiana nella carta e nella fantasia ma autenticamente greca di idea creativa e fattura e che quindi a Sicione dovrebbe essere rispedita per tutte le ragioni “in punto di cultura” ed “in punto di affetto”.

Ragioni dallo scrivente estesamente espresse un paio di mesi fa su questo stesso portale nell’articolo “Il giudice e la statua”. E se la politica fanese, ed altre autorità non conoscessero ”Lettere a Miranda” di Quatremère de Quincy, l’invito è quello di leggere quel libro circolante nella cultura internazionale dal 1796 ed incentrato sul rispetto delle opere d’arte nel loro luogo di origine. Ma già si intuisce benissimo che punto di cultura e punto di affetto per l’arte, non sono considerati nei tribunali pur se la grande arte è sempre un fenomeno complesso, sembrando insufficiente circoscriverne le controversie relative mediante un giudizio espresso solamente in punto di fatto e punto di diritto. Ma come sappiamo tutti, i giudizi alla Salomone che seppe scoprire la vera madre del bimbo conteso oggi non s’usano più.

Forse un po’ meno si sa che portare in tribunale l’Arte non ha mai sortito gran che pensando al processo statunitense nella prima metà del secolo scorso per l’attribuzione di paternità ed autenticità di un quadro in copia attribuito a Leonardo, durato decenni senza alcun risultato se non quello di mostrare la inaffidabilità della Critica d’Arte internazionale del tempo e gli interessi di mercanti e critici. Dal 1929, inizio processo, i proprietari riuscirono a vendere l’opera solo nel 2010. Chi vuole può cliccare “processo americano per La Belle Ferronière” e buona ricerca! ed in aggiunta molto sta insegnando anche l’attualità processuale della vicenda del “Leonardo pesarese”. Ma proviamo a divertirci con le previsioni di fantasia che come ogni previsione, non è vera ma potrebbero fare concorrenza alla realtà sugli argomenti che gli americani escogiteranno e ne vedremo delle belle, per controbattere il lavoro dei giudici locali visto che ci sarà ricorso in Cassazione.

Potrebbero ad esempio ingaggiare dei critici d’arte per sostenere che l’opera è stata ideata e fusa a Malibu da un tale scultore precolombiano; e ciò la farà diventare patrimonio indisponibile dello Stato Americano; dire che certi pescatori l’hanno trovata in acque nazionali del Pacifico davanti a Malibu e svenduta via di contrabbando: tanto qualsiasi luogo esatto della pesca, mezzo secolo dopo, in Adriatico o da loro, resta parecchio indimostrabile. Così come non sarà difficile trovare un pezzo di incrostazione del Pacifico abbastanza conforme rimasto sopra ad un punto della statua … americana. In tal modo potrebbero sostenere che il Getty ha solo comprato all’estero l’opera trafugata all’America per riportarla dove doveva stare vista la sua origine e quindi secondo la Convenzione Unesco è da tenere a Malibu. Perché si sa, sia in Italia che negli USA si racconta quel che si può. In certi Paesi, Infatti, anche le statue greche possono diventare italiane o americane, basta girare le parole e chi si oppone alle post verità, peste lo colga! Una statua insomma, quella al Getty che lei stessa non saprebbe più in quale pelle di bronzo stare! Ma anche un’altra cosa potrebbero sostenere gli americani.

Ovvero che le sentenze dei giudici di Fano e Pesaro, loro, negli USA non le riconoscono; che quei giudici avrebbero fatto miglior cosa a passare a colleghi di un’altra città italiana il giudizio su un’opera diventata “figlio nostro, di Fano dell’Italia” nella carta. Proprio come non sarebbe bon ton, che per il derby Vis- Alma, venisse assegnato un arbitro di una delle due città. E come mai i giudici non hanno chiesto parere anche alle autorità greche? Infine come extrema ratio, il Getty potrebbe persino denunciare la scomparsa della statua e poi … perché sembra incredibile ma opere d’arte famosissime a cominciare dal cosiddetto Tesoro di Priamo rubato da Schliemann alla Turchia durante gli scavi di Troia, alla Camera d’Ambra di San Pietroburgo rubata dai Nazisti, sino ad altre opere, tutte hanno fatto giri strani … fino a scomparire e decenni dopo ricomparire. Perché è cosa misteriosa la bellezza, misteriosa come l’amore ed i quattrini tanti; tanti come quelli che ci vorrebbero nel mercato al momento di realizzare lo scambio per pareggiare il valore della statua. Mentre l’arte in Democrazia, fuori dal mercato è patrimonio di tutti e soprattutto deve stare nei paesi di origine o tornarci se trafugata al fine di cancellare per sempre dalla Storia dell’Arte il falso interesse di parte. Ma per uscire finalmente dagli scherzi, gli americani del Getty essendo persone di cultura che possiedono oltre il museo, il più ampio, polivalente centro di ricerca artistica al mondo dove convergono migliaia di studiosi da ogni luogo, certamente lasceranno ad altri di ricorrere a scelte discutibili come quella di definire precolombiana o dell’Italia una statua greca.

Come non saranno così ciechi da non accorgersi dei diritti che hanno le grandi opere d’arte, almeno quanto quelli degli animali di essere rispettate e ricondotte nel loro luogo di nascita dove emaneranno di nuovo la loro qualità per intero, rivalorizzandosi e rivalorizzando l’ambiente originario. Restituire l’opera alla Grecia diverrebbe un grandissimo atto di cultura internazionale. Un atto educativo rivoluzionario, un esempio per tutti, British Museum compreso che ha sempre rifiutato la restituzione dei bassorilievi asportati al Partenone dal malandrinissimo Lord Elgin nel 1801. Dunque, la restituzione alla Grecia è un atto ben diverso dalla incolta Battaglia per il Lisippo: battaglia per la quale solo Fano può fregiarsi, ma in negativo, dopo la vergognosa svendita. L’antinomia insanabile tra Fano città capitale della cultura e l’idea incolta di fare battaglia per l’Arte non attraversa ancora le menti di quei politici che per visibilità cercano persino il luogo adatto per il Museo dedicato al Lisippo fanese, quando il museo per le autentiche cose fanesi è da sempre troppo piccolo nonostante i recenti ottimi miglioramenti. Una città dove non vengono messi a bilancio, anno dopo anno neppure 20.000 euro per continuare le indagini tecnologiche, per leggere tutto il sottosuolo vitruviano che è il nostro primo marchio culturale di valore universale e nel quale rimane obbligo primario investire.

Quella di voler riavere ciò che non è nostro, è solo una erronea impuntatura. Città è, la nostra, dove ogni tanto riaffiora il malcostume di abbattere ed abusare le precedenti opere d’arte fanesi per insediarvi al loro posto il nuovo, oppure il nulla. Stia pur certo, tutto il ventaglio dei partiti: i fanesi voteranno di più per chi in questi ultimi anni ha saputo operate per sistemare bene il patrimonio artistico locale come si sta facendo: ai fanesi ha sempre importato poco e nulla della novelas del ritorno della statua, al punto che al rigiro della malsicura passeggiata del Lisippo II° , la copia ivi collocata, si presenta patinata verderame opaco, meno che su quegli attributi dai quali si evince che non trattasi di una fanciulla. Attributi che, di contro risultano lucidini sul giallo. Se si vuol credere ai fatti, questo è il rapporto di non poche persone con la statua; sarà una sindrome da agalmatofilia? a quando le telecamere per monitorare l’andamento delle carezze?

E’ auspicabile che l’azione legale contro al Getty possa servire a spingere quella dirigenza a restituire al paese artisticamente più saccheggiato al mondo, ovvero la Grecia, quell’opera che culturalmente gli è propria. Riesce difficile connettere che se il ragazzino che trova un oggetto prezioso e lo riporta al proprietario, viene lodato pubblicamente, mentre non allo stesso modo si sentono di agire per la statua, ma solo per la statua, gli adulti dei poteri politici. Ed infine, se una forza sovrannazionale come Onu, Unesco o persino il sempiterno Zeus e diversamente da tutti costoro, il minacciato blocco culturale dell’Italia per non collaborare per mostre o esposizioni col Getty, od il possibile costituirsi come parte civile in America per arrivare alla fine della questione, avessero il potere tutte assieme di riempire le saccocce, al Getty, di spingerlo a privarsi dell’opera per diplomazia, è auspicabile che gli americani trovino la scelta culturale giusta, la persuasione morale di restituire alla nazione madre della cultura europea, la statua del giovane così bello. Restituirla a colei che di lui rimase sempre amorosa.






Questo è un articolo pubblicato il 22-06-2018 alle 19:58 sul giornale del 23 giugno 2018 - 1237 letture

In questo articolo si parla di paolo venturelli

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