Paolo Venturelli: ''Complesso Corridoni, la scuola dai 10 danni''

10' di lettura Fano 23/07/2017 - Dopo l'articolo delle iscrizioni sulla facciata della scuola “più bella di Fano e d’Italia” è il momento di illustrare i dieci danni allo stesso complesso, analizzati uno alla volta.

Un caso incredibile di persecuzione artistica che va ricordato in una città dove coloro che ricevettero il mandato per amministrare, agirono male nei confronti del patrimonio artistico, dimenticando persino la dovuta ossequienza verso l’art.9 dello Statuto Comunale- Assetto del territorio, capo 1 e 2 sulla tutela del patrimonio artistico e del paesaggio. Perché ci sono danni persino preziosi oppure altri capricciosi; interventi inadatti, danni veri e facili da riparare oppure molto difficili, sino a quelli ingiustificabili, come ce ne sono di ormai invisibili e quindi sconosciuti ai giovani.

Ma quel che risulta per la scuola Filippo Corridoni, è che il primo danno subìto è lieve a vedersi; solo mirato alle lettere in rilievo A XIII E F, che stanno per “anno tredicesimo era fascista”ed al rostro del fascio littorio posto sopra lo stemma civico alla sommità della facciata: martellati via. La comprensibile reazione emotiva del gesto popolare contro quella propaganda che prometteva il cielo ed il paradiso per poi mandare all’inferno tutta l’Italia, ci offre tuttora proprio in quel punto, un raro documento per la riflessione storica sul conflitto tra gli opposti dopo la caduta del Fascismo che va assolutamente conservato come accadimento storico fanese preziosissimo.

Ingiustificabile fu il secondo risalente al 1956 mediante l’affitto dell’area del giardino derenziano con fontana all’Agip, quindi la sua distruzione per farci quel distributore abbattuto da poco. Una modifica della destinazione d’uso a sfavore della bellezza, della scenografia del luogo dove chi ci guadagnava era Agip. Il contratto durava 29 anni per 11 milioni di lire, mentre la giustificazione a tanto scempio fu che sarebbero serviti quei soldi per fare i bagni pubblici sottoterra che sembravano urgentissimi “ Se aspettiamo di lavarci con i nuovi bagni caldi, moriremo con la susta addosso” detto da un consigliere democristiano per sollecitarne l’approvazione nella discussione della delibera di giunta n.° 55 del 4/4 del 1956 quando venne approvato l’affitto. Bagni pubblici, quattro orinatoi e pochi soldi in cambio della bellezza artistica di proprietà comune, distrutta!

Il contratto fu poi rinnovato altre due volte con cifre aumentate fino a che il sindaco Massimo Seri, il quale andrà sempre ricordato per il merito, non lo ha rinnovato più iniziando il risanamento. Si sa che i danni alle opere d’arte sono un reato, come quando viene martellata una statua, ma poi il pezzo di marmo caduto, almeno viene rimesso dove era. Di contro, quel che stupisce in questo caso riaccesosi, è che tra i fanesi del consiglio comunale attuale, non tutti vorrebbero rimettere il pezzo distrutto, cioè il giardino, bensì altre cose. Se si trattasse della mano abbattuta ad una statua dunque, andrebbe bene anche un’altra e diversa mano? od anche una cosa che addirittura non fosse una mano? Cambiano le generazioni ma l’arbitrio verso i beni artistici a Fano sembra un tratto ereditario …

Il terzo danno è la conseguenza del secondo e va riferito al sottosuolo dell’area dove sia le cisterne dei carburanti sia i pur modesti sversamenti delle autocisterne durante i rifornimenti avrebbero creato alla lunga una situazione da risanare; sta a dire rallentamenti e costi. Al quarto posto, pur se danno derivato, c’è la spesa per ricostruire il giardino come da progetto originale per rivalorizzare il complesso Corridoni. Per quinto viene la sostituzione e la perdita di tutti i funzionali banchi scolastici, disegnati a due posti e fatti costruire accuratamente dallo stesso grande architetto della scuola. Il progetto originale dei banchi e foto degli stessi sono nei faldoni attinenti l’intero complesso conservati nell’Archivio di Stato con tutti i disegni e i dettagliatissimi capitolati di appalto alle migliori ditte locali.

L’assieme del progetto è già un’alta lezione di progettazione integrale; l’autore, infatti, disegnò anche gli arredi degli uffici e delle aule, sino anche gli appendiabiti ed i portaombrelli. E questo in aderenza programmatica con quanto affermava internazionalmente il Razionalismo nel progettare “Dal cucchiaio alla città” ogni cosa per l’umana società non più divisa in classi. Ben altro dunque dal ritenere superficialmente questa architettura, come “fascista”. La perdita di quei banchi, autentici oggetti di design d’autore sta a significare che gli stessi vennero “ buttati” ai rigattieri nostrani (fine anni cinquanta, primi sessanta?) e forse qualche fanese potrebbe averne comprato e conservato qualcuno …

Una vicenda frutto dell’ignoranza che ricorda quella della dispersione delle piastrelle dei Piattelletti, buttate via e poi finite In diversi musei esteri della ceramica, quando anche per i banchi c’è da aspettarsi qualcosa di simile! ma chi avesse ancor oggi un banco di Mario De Renzi, possiederebbe un documento culturalmente ed artisticamente assai interessante … E sarebbe suo gran merito civico se lo riportasse alla scuola perché renderebbe visibile a tutti un danno ormai invisibile. All’uopo lo scrivente ne diffonde l’immagine …

Quindi il sesto e gravissimo danno: la costruzione dell’edificio dell’ex Patronato Scolastico in via Montegrappa. Un progetto comunale di fine anni cinquanta; una invasione più che un progetto che ruba spazio al cortile interno in origine luminoso e vasto e limita le attività fisiche dei bambini per i quali il cortile alberato era stato razionalmente voluto. Nessun rispetto dunque per i diritti della fanciullezza, ne per quella luce che era lei stessa fascino della costruzione derenziana. Luce che è un bisogno psico-fisico essenziale per la salute. Ogni architettura viene progettata con misurate proporzioni geometriche, rapporti tra parti costruite ed altre lasciate vuote; nel caso nostro falsate con l’aggiunta di un altro volume, culturalmente abusivo.

A questo edificio progettualmente involuto perché vuol imitare il disegno derenziano proprio come un falsario fa con il valore della cartamoneta, si deve aggiungere l’abbattimento del tratto di muro di recinzione, nel quale era inserito su via Montegrappa, verso il cortile l’ingresso carrabile di curatissimo disegno. Per comprendere appieno la gravità inculturale dell’ingombro edilizio dell’ex Patronato basta pensare a cosa accadrebbe all’interno del Cortile d’onore del Palazzo Ducale di Urbino se al fine di ricavare altri locali certamente utili, qualcuno costruisse colonne, archi e capitelli, uguali- uguali, nel disegno e nei materiali a quelli del Laurana, occupandone parte del vuoto esistente …Riderebbe il mondo intero! E questo sesto danno appare il più grave, perché ben difficilmente una amministrazione futura, avrà la consapevolezza del valore della tutela artistica sino al punto di far demolire l’edificio dell’ex patronato onde ripristinare l’intero spazio del cortile e quanto altro. Ed i danni furono sette quando vennero eliminate due lunghe aiuole, ciascuna sotto le facciate ai lati dell’ingresso. Un tempo fiorite di viole del pensiero, oggi risultano asfaltate ed usate a parcheggio: un danno anche questo invisibile ma facile da riparare da parte di chi amministra.

L’ottavo posto vede l’altro giardino esterno, un tempo dal semplice disegno geometrico anch’esso a pianta triangolare con aiuole, camminamenti, panchine in graniglia di cemento bianco e alberi, completamente sconvolto mediante la sovrapposizione di piccoli volumi, vasche e materiali “capricciosi”, slegati dalla visione rigorosa del Razionalismo. Tuttavia anche questo è un danno abbastanza facile da rimediare. Nella nona posizione ci sono le scale nel cortile interno, aggiunte negli anni ‘90 come in tutte le scuole per fuga antincendio e che rubano altro spazio ai bambini. Anche se il progetto delle stesse tiene conto di necessità, misure e quanto altro vuole la legge, tuttavia la stessa legge non può imporre anche l’obbligo della bassa qualità del disegno e della inidonea scelta estetica dei materiali da usare: acciaio zincato come nei soppalchi dei magazzini industriali e simili alle scale delle altre scuole, quando questa, “la più bella di Fano e d’Italia” come tale andava trattata. Perché l’intervento penalizza l’estetica originaria del poco cortile rimasto.

Oggi le rampe si impongono all’occhio visibili da ogni lato, persino da fuori di quello che è triste ormai chiamare “ Il cortile delle scale zincate”. E’ vero, esistono nella storia dell’arte cortili famosi; cortili dei segreti, delle carrozze, delle dame, dei gelsomini, il cortile d’onore di Urbino ed altri, mete dei turisti del bello, ma la nostra città non ha saputo rispettare neppure il cortile alberato dei bambini bello e fatto! sarebbe bastato lasciarlo com’era. Si capirà mai quale espressione di civiltà artistica è stata rovinata? e con essa quale danneggiamento indiretto per il nostro sistema scolastico? Ben diversamente da tutto questo, Mario De Renzi dopo aver terminato l’opera nel 1935, regalò al Comune un suo progetto per una piccola palestra da realizzare in quel cortile quando le possibilità lo avessero permesso. Un progetto delizioso rimasto solo in archivio.

Ed infine, c’è il rifacimento dei tre portoni di ingresso che erano in legno, con cornici di anticorodal per i vetri, mentre tutte la finestre erano in sottile profilato di acciaio. Questo è stato l’ultimo intervento inidoneo in quanto ora portoni e finestre sono di alluminio anodizzato nero ma con telaio ben più largo per sorreggere, si intuisce, il doppio vetro e che diminuisce la luce in entrata. Ancora un’operazione fatta senza rispetto dell’esistente perché nessuno di noi accetterebbe che alla nostra auto, un carrozziere, in caso di riparazione, aumentasse di sua iniziativa lo spessore della intelaiatura in lamiera attorno al parabrezza, modificandone il disegno.

Termina qui il quaderno delle lamentele, ricordando che se i Tedeschi prima di andarsene ruppero le caldaie del riscaldamento, le truppe alleate gli arredi degli uffici ed i vetri delle finestre, i maggiori guasti li hanno fatti-macchiandosene per sempre- coloro che mai avrebbero dovuto: i Fanesi scelti dai Fanesi. E poiché la riflessione sul passato serve solo per il futuro, anche la cittadinanza ha le sue responsabilità quando ancor oggi decide di scegliere l’ indifferenza o mette l’interesse di categoria prima di quello pubblico. Gestire bene le opere d’arte singole ed il patrimonio artistico- beni capaci di produrre ricchezza- richiede competenze che la politica fanese sino a ieri non ha mostrato di possedere ed ora che si vede la possibilità di ripristinare il giardino derenziano con fontana come ultima occasione per rivalutare il complesso, non si deve più sbagliare. “Se hai solo due monete, con una compra un pane e con l’altra un giglio” (proverbio cinese). Dunque, l’equilibrio tra le concrete utilità di ogni giorno e la bellezza per nutrire il pensiero è proprio di ogni civiltà: irrinunciabili ambedue …

Da noi si tratta di trovare i luoghi per i due valori. Chiedere un parcheggio a tutti i costi nell’area derenziana, ricorda quella volontà politica dei bagni pubblici da scavare nel sottosuolo per paura di morire “ con la susta addosso” anche se oggi più dell’igiene interessano i guadagni. Ora attorno al luogo i parcheggi sono oggettivamente abbondanti in tre aree vicine. Il giardino derenziano, dunque, già fatto e distrutto, deve tornare di diritto nella sua sede a rappresentare la purezza del giglio per il pensiero … Quel pensiero del quale il libero esercizio rimane da sempre il più alto distintivo dell’Uomo! E quale altro luogo più necessario alla mente di questo, dedicato al ricordo di Filippo, si trova in città?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-07-2017 alle 18:01 sul giornale del 24 luglio 2017 - 973 letture

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