Provincia ancora in crisi: calano imprese, fatturati e posti di lavoro. Si salva solo l'export

Bordoni e Barilari della Cna 6' di lettura Fano 09/01/2017 - La crisi economica continua e in provincia di Pesaro e Urbino le imprese soffrono. La Cna provinciale durante la consueta conferenza di inizio anno ha presentato il rendiconto annuale riferito ai primi tre trimestri del 2016.

Lo ha fatto convocando dirigenti, staff e stampa presso l’officina meccanica Biemmegi, l’azienda che, in via Jesi 11 di Pesaro, si è contraddistinta da qualche mese a questa parte, per aver installato un caccia (F104 S) proprio sopra la porta di ingresso dell’impresa.

Tutti gli indicatori, numero delle imprese, fatturati delle stesse e posti di lavoro sono in calo – spiega Moreno Bordoni segretario provinciale della Cna di Pesaro e Urbino – e una ripresa ancora non si vede. Almeno in tempi brevi una inversione di questo trend non si vede. Possiamo invece essere più ottimisti per quanto riguarda l’export con un leggero segno positivo (+0,03 ndr.)”.

L’emorragia delle imprese segna -294 unità nei primi nove mesi del 2016 e i settori più in crisi sono costruzioni (-190) e commercio (-113). Limita le perdite il settore manifatturiero (-32). Aumentano invece le aziende nel settore dei servizi alla persone, comunicazioni, finanza, noleggio e supporto alle imprese.

“E’ la struttura economica della Provincia stessa a stare cambiando o ad essere cambiata – commenta Alberto Barilari presidente provinciale della Cna – lo sta facendo a favore di servizi meno tradizionali con un indebolimento delle costruzioni e del commercio a favore di una crescita importante del settore terziario”.

E per questo 2017? Continuerà a regnare l’incertezza ma per la Cna su tutto sarà decisiva la questione del credito. Occorre che gli istituti garantiscano finanziamenti a tutte le imprese e non solo alle più forti.

L’artigianato e le microimprese
Sulla base dei dati che riguardano le imprese con meno di 20 addetti si osserva che la prima parte del 2016 coincide con un calo del fatturato complessivo (-5,3% rispetto al primo semestre 2015) che fa seguito a due semestri di crescita (l’intero 2015). Si vede anche che tale dinamica negativa è originata soprattutto dalle difficoltà del conto terzi (-8%) che nel semestre precedente aveva registrato una forte crescita (+26%) e che vi è una sostanziale coincidenza delle dinamiche e degli indicatori di livello per il fatturato complessivo e quello interno, originato dal mercato nazionale. “Le maggiori difficoltà congiunturali del 2016 - commenta Moreno Bordoni - riguardano soprattutto una parte dell’attività delle microimprese della provincia, quella che coincide con le attività realizzate per altre imprese, per le filiere di cui esse fanno parte, escluse dalla possibilità di collocare produzioni sui mercati esteri; tali difficoltà sono in parte congiunturali e, probabilmente, temporanee, perché sono riferite ad un solo semestre (il primo del 2016) e fanno seguito ad un semestre (il secondo del 2015) di decisa crescita”. Permane una condizione di instabilità che rende particolarmente difficile alle imprese con meno di 20 addetti programmare strategie di risposta alle difficoltà e alle opportunità. Lo si vede dalle oscillazioni degli investimenti, che segnalano contemporaneamente incertezze e opportunità. Tali oscillazioni sono legate sia alla scarsa diffusione delle attività di investimento tra le microimprese (sono poche quelle che investono: secondo l’Osservatorio sull’Artigianato con dipendenti dell’EBAM sono un quarto del totale delle microimprese delle manifatture e non raggiungono il 13% tra le imprese dei servizi), sia alla necessità di provvedere a onerosi investimenti necessari ad adeguare la capacità produttiva alle nuove condizioni della domanda.

L’occupazione
“Il terzo trimestre del 2016 registra un numero complessivo di 64.247 assunzioni che risulta in calo del 3,5% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno.” “La dinamica sfavorevole coinvolge ben quattro province su cinque: dalla variazione moderatamente negativa di Fermo (-0,8%) si arriva alla più accentuata di Macerata (-5,8%) passando per quella della provincia di Pesaro e Urbino (-2,1%). Il Centro per l’impiego di Urbino registra le maggiori difficoltà: il calo % di rapporti di lavoro alle dipendenze tra il terzo trimestre del 2015 e quello del 2016 è assai più marcato (-6,6%) rispetto ai Centri di Pesaro e Fano (-1,2% e -1,0%). Nel terzo trimestre 2016 le ore di cassa integrazione guadagni complessivamente autorizzate dall’Inps per gestione ordinaria, straordinaria e in deroga sono, nelle Marche, 8 milioni 33mila e segnano una crescita tendenziale del 4,2% mentre nel Paese si ha una forte riduzione (-23,8%). La provincia di Pesaro e Urbino registra nello stesso periodo un aumento (+12,1%) ben più marcato di quello regionale e inferiore solo a quello di Ascoli Piceno – Fermo (+14,3%).

L’export
Le esportazioni dalla provincia di Pesaro e Urbino nei primi nove mesi del 2016 sono sostanzialmente stabili (+0,03%) e il raffronto con la dinamica complessiva regionale sembrerebbe penalizzare la provincia. Al netto di tale export, le esportazioni regionali crescono di solo lo 0,2% e dunque la performance della provincia di Pesaro e Urbino non è poi così lontana da quella complessiva regionale. È inferiore a quella della provincia di Ancona (+1,84%) ma positiva e quindi in controtendenza rispetto a Macerata e Fermo, che soffrono dell’export calzaturiero e delle contromisure poste in atto dalla Russia per contrastare le sanzioni UE. Il dato che mostra la dinamica negli ultimi anni dell’export pesarese indica, tra l’altro, come la provincia abbia raggiunto, nei primi nove mesi del 2016, il valore più alto dell’indice di livello dell’export tra le province della regione, fatta eccezione la provincia di Ascoli Piceno.

Prospettive e ruolo della Cna
Regna insomma ancora una situazione di grande incertezza, accentuata anche dall’instabilità politica e da un crescente senso di insicurezza; le imprese insomma continuano a soffrire. In questa fase difficile la CNA continua ad essere impegnata per cercare di sostenere le proprie imprese, per cercare di affiancarle anche a livello istituzionale. Sul fronte degli appalti CNA continua a raccomandare agli Enti pubblici locali l’istituzione di una corsia preferenziale per le piccole imprese negli appalti pubblici attraverso la creazione di apposite liste di aziende del territorio per la partecipazione a gare nei lavori con importi inferiori al milione di euro. Per quanto riguarda il pagamento di lavori e/o forniture dagli enti pubblici alle imprese, l’associazione chiede puntualità e rispetto delle leggi. La CNA invoca inoltre da tempo una forte riduzione della burocrazia a carico delle imprese ed una riduzione della spesa pubblica improduttiva e le agevolazioni previste per quelle aziende che intendono digitalizzarsi e ad affacciarsi alle nuove tecnologie (4.0). Decisiva su tutte è però la questione del credito. In questa fase occorre che gli istituti di credito garantiscano finanziamenti alle imprese. CNA considera ancora strategico e centrale il ruolo dei Confidi regionali, che va ulteriormente rafforzato.








Questo è un articolo pubblicato il 09-01-2017 alle 11:47 sul giornale del 10 gennaio 2017 - 601 letture

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