"Il sogno di Nazzareno Pucci" cento anni dopo: la storia del giardino con villa al Ponte Storto

10' di lettura Fano 18/06/2016 - Attraversando la propria vita aveva portato con sé un desiderio di bellezza ancora sconosciuta quel signore tornato dall’Argentina dove era emigrato giovanissimo attorno al 1878 per cercar fortuna. Si era allontanato da Fano che sapeva dar forma alle barche e con la pratica di calafata.

Nel nuovo Paese aveva convertito quella sua artigianalità diventando costruttore di ponti in legno ferro e il denaro era arrivato abbondante … Così in data 1° Agosto 1908 rivolto al Sindaco proseguì nelle carte il sogno di Nazzareno Pucci : “Il sottoscritto fa domanda alla S.V. Ill.ma per ottenere il permesso di costruire una casa sul terreno ora di sua proprietà. Già Rinalducci, sito in contrada Fonte dei Fiori, Mappa di Rosciano; unisce i due richiesti disegni e si dichiara devotissimo”.

Di disegni o progetti come risulta dagli archivi, ne presentò addirittura tre dello stesso stile artistico, fatti dalla stessa mano e con brevi indicazioni con stessa grafia della domanda per il permesso. La mancanza di firma sui progetti, la incerta la paternità, richiama curiosità nel merito, vista la qualità dell’opera, pur sembrando infine che l’autore debba essere considerato chi chiese di costruire. “Vissi nei 2 mondi di lavoro” è scritto sul retro di uno dei disegni. La Commissione di Ornato pubblico, al tempo messa a tutela della bellezza cittadina e per ciò partecipata dai migliori artisti figurativi fanesi – nel caso il pittore Giovanni Pierpaoli - scelse quello che poi venne realizzato all’incontro tra il viale dei Passeggi e via Roma lato monte vicino al ponte storto ed in quel luogo allora felice nacque un angolo di paesaggio, un giardino architettato con villa dal disegno giovane e nuovo.

Un giardino cresciuto con le essenze arboree in stile del tempo; il grande ciliegio il melo il susino l’albicocco; la magnolia la palma il tiglio e poi il glicine cinese; un tasso velenoso, il leccio sempreverde, le dalie e moltissime rose. Ogni giardino è un velato simbolo di paradiso ed ogni casa è sempre altro al di là dei mattoni di cui è fatta, così questo edificio porta sul calpestio di ciascuna delle due soglie di ingresso con le porte gialle di via Roma, le sigle distintive di Pucci Nazzareno, PN, incavate e riempite colandovi del piombo fuso a rimarcare in modo durevole come quel desiderio di bellezza per tanto tempo ravvolto nella propria mente fosse finalmente divenuto la sua dimora, un amore dichiarato, cresciuto in quel luogo, offerto nella luce degli occhi di tutti. Qui respirava la casa, la sposa del giardino ascoltava la notte solo coperta dalla sua architettura accogliendo il suo sposo, attraversata ispirata confusa.

E poi il sole per le sue quattordici stanze e più di sogni argentini … Era come se la primavera fosse arrivata improvvisamente a colorare coi suoi fiori quegli interni, dipingerne a racemi i soffitti, le farfalle, ogni cosa e ci fosse rimasta; scendesse le scale di marmo, i piedini nudi sui pavimenti a stelle a losanghe, deliziosa a uno specchio, sfiorasse il noce delle porte per camminare piano sul prato. Eccolo, dunque il sogno di Nazzareno! il ragazzo fuggito che torna come nelle favole con un tesoro, la consistenza del quale non fu il denaro ma la costruzione artistica col suo giardino in uno stile, quello Floreale ancora sconosciuto nella città. Una novità che attraverso gli occhi andava ad incontrarsi con la gente in una relazione che metteva sull’attenti miliardi di cellule nervose eccitate dalla vertigine della nuova bellezza per restituire un’emozione, un nuovo desiderio speculare che non rimase un fatto privato, ma divenne riferimento educante, visto che da quest’opera- un vero marcatore artistico- deriverà in Fano il patrimonio delle tante nuove villette con giardino, palma e glicine in stile floreale.

Uno stile artistico è il pensiero stesso di coloro che entro un variabile periodo del tempo progettano tutto ciò che si usa o si guarda: la linea del disegno la modellazione dei rilievi, i colori, sono gli aspetti principali di quei prodotti tra loro somiglianti: detto Floreale, in Italia, per l’abbondante uso fatto nel nostro paese dei fiori negli ornati delle costruzioni, giardini, arredi, oggetti, derivato dalla moda artistica sviluppatasi in Inghilterra negli ultimi decenni del 1800, con riferimento al signor A. L. Liberty, mercante d’arte, importatore- rivenditore di stampe, oggetti per la casa e la persona dal Giappone. E dal cui cognome, sull’insegna del proprio negozio, derivò per antonomasia il Liberty, a significare gli elementi dello stile contenuti negli oggetti esotici, attraverso quel suo commercio diffusi in tutta Europa; pur diverso nei nomi - Art Nouveau, Floreale, Secession, Jugendstil - ma simile nell’estetica.

Un pensiero, quello dell’estremo oriente ed un modo di rappresentare lo spazio, diverso dal nostro che mostrava i suoi grandi artisti come Hokusai ed Utamaro ed anche una analitica attenzione a paesaggi, animali, fiori, insetti a lungo osservati e poi raffigurati rapidamente con linee asimmetriche, sinuose, attenti accostamenti di colori entro uno spazio tridimensionale dove gli oggetti lontani restano della misura di quelli vicini e le linee si mantengono parallele invece di convergere in un punto di fuga come avviene nella nostra prospettiva occidentale. Da William Morris a John Ruskin con il loro movimento Arts And Crafts, sino agli Impressionisti ed a Gustav Klimt, tutti avevano guardato con occhi innamorati a quel modo di porsi verso la bellezza dei colleghi dell’estremo oriente e quell’incontro di civiltà figurative aveva suscitato il nuovo stile internazionale.

Scuserà il lettore questa digressione necessaria per evidenziare tutta la consistenza storica culturale artistica del “Giardino con Villa in Stile Floreale di Nazzareno Pucci ”, la prima opera fanese “avanti”, partecipe della cultura descritta, ma anche per riflettere su un altro luogo del nostro patrimonio artistico dopo un secolo dalla nascita! La pianta della villa, composta per la sola famiglia del proprietario è modernamente libera; i muri portanti che da essa si elevano ne costruiscono il volume articolato, diverso per ogni lato. Tutte le coperture, per quegli anni sorprendentemente già piane, sono in calcestruzzo armato usato per la prima volta in città in modo evoluto e collaborante all’intera struttura, cui si aggiunge la scelta di campo modernista del mattone industriale tessuto a scacchiera giallo-rosa in contrasto con le cornici ed i decori in graniglia di cemento ed intonaco.

Le asimmetrie dei volumi orizzontali e verticali, le sofisticate diversità delle cornici alle finestre attorno all’edificio ci suggestionano cogli esotici archi moreschi delle due loggette dove sorprende, al loro interno, lo Japonisme dei pavoni verdazzurro dipinti. Un alto belvedere rende la stima del piacere per i luoghi circostanti: In basso, l’arrotondamento del terrazzo ad angolo acuto tra via Roma ed i Passeggi, risolve felicemente la punta del lotto, legata con il restante edificio. Rientra nei materiali preferiti dal Floreale il ferro battuto, per la sua duttilità a caldo che consente i più delicati disegni con cui furono realizzati i tre inconsueti parapetti a balconcino della facciata di rappresentanza su via Roma, i parapetti di finestra, il grande cancello oggi scomparso del giardino e la ringhiera della scala interna. Poco dopo l’accatastamento della casa nel 1912, lungo tutto il confine del lotto di proprietà, lato Ancona, venne costruito un capannone ad un piano della larghezza di circa 12 metri per accogliere tutti i servizi mentre qualche anno dopo, il lato verso i Passeggi, venne in parte schermato da una quinta murata: inoltre era presente una casa rosa a due piani al lato monte del giardino. La dimora originaria organizzata nel modo descritto fu venduta negli anni trenta alla famiglia Severini; cognome col quale ancor oggi la villa è conosciuta.

Questa famiglia mantenne saggiamente le cose come stavano, ma alla fine degli anni novanta rivendette tutta la proprietà ad una impresa edile che ottenne dagli uffici competenti la concessione edilizia e nei primi anni 2000 costruì, l’attuale complesso a tre piani di colore rosa, con autorimessa sotterranea nell’ex giardino, lo scivolo a slalom e copertura lastricata sugli stessi box. Alla villa di Nazzareno, come si vede è stato lasciato un ritaglio di verde di tutto quello che fu il suo paesaggio di riferimento. Chiunque da via Roma può osservare l’ampia breccia dove si trovava il bel cancello in stile, praticata nel muro di recinzione per accedere ai parcheggi e vedere come risulta quel luogo, fare le proprie riflessioni su quanto derivato da quella concessione edilizia al patrimonio artistico cittadino. E che dire dello spazio di rispetto della villa, compresso visivamente ed alla quale è stato tolto il fondale originario?

Ma per chiarire appieno, oltre quello che tutti vediamo, serve immaginare come risulterebbero quei due magnifici quadri rinascimentali in Santa Maria Nuova, se qualcuno, ottenuta dalle autorità “competenti” la concessione di togliere dagli stessi il cielo azzurro - il famoso azzurro di Pietro Perugino dipinto in prospettiva aerea dietro ai personaggi - ottenesse anche la concessione di raffigurarvi al posto del cielo un condominio del nostro tempo! Ora che quasi tutti gli alberi sono perduti, eliminati i fiori al Floreale, da poi che l’ex giardino è stato sventrato come un coniglio nel reparto carni di un supermercato a quei troppi amministratori nostrani di ogni schieramento politico che non sono mai riusciti a far prevalere le ragioni della cultura arrestando la trasformazione di tali valori in prezzo al metro quadro, par giusto chiedere conto della perduta bellezza; come sia potuto accadere quanto si vede, nei confronti dell’art.9 della Costituzione; cosa ne sia stato del D. M. 26 nov. 1963, in G.U. del 2/1/’64 “ Dichiarazione di notevole interesse pubblico della zona di viale dei Passeggi di Fano, da sottoporre a tutela paesistica “per una larghezza comprendente a destra e a sinistra del canale, una fascia di terreno, parallela al canale di m. 50 dal bordo esterno di entrambi i viali dei passeggi” e cosa dell’Art. 72 delle Norme Tecniche di Attuazione del P.R.G. fanese in vigore al momento della concessione che al punto 2b fa riferimento ad aree con presenza di valori storico architettonici: “ negli interventi su aree edificate, l’area di sedime di edifici esistenti deve sostanzialmente rimanere immutata, salvaguardando i giardini privati esistenti”.

E viene anche da chiedere ragione di come recita il nostro Statuto Comunale titolo I capo II art.9, assetto del territorio, dove il Comune assume la tutela del patrimonio paesaggistico ed artistico come obiettivo primario. Poiché i privati proprietari, le imprese edili, i progettisti e la Commissione Edilizia al tempo del rilascio della concessione si mossero in modo legale dentro le norme esistenti, spetta alla Politica fare norme integralmente rispettose del patrimonio artistico e paesaggistico. Altrimenti si deve credere che, nel caso dell’opera in oggetto, l’unica cosa sbagliata o di troppo l’abbia fatta proprio Nazzareno Pucci nel costruirla. Purtroppo la politica locale, sino ad ora, ha atteso con indifferenza alla propria funzione di garante della bellezza cittadina ma se si vuole una città bella per i fanesi e per i forestieri occorre trattarla da città bella, la nostra città e se troppi politici non conoscono le fantastiche storie artistiche di ciò che amministrano, si mettano a studiarle! oppure vadano a fare altro.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-06-2016 alle 18:46 sul giornale del 19 giugno 2016 - 1703 letture

In questo articolo si parla di cultura, paolo venturelli

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