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Mondolfo, il comitato per la salute: "Riflessioni sui programmi elettorali"

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ospedale mondolfo
Leggendo con attenzione i programmi elettorali di due liste, "Unica" e "Lista Marotta per una nuova città" ci siamo soffermati, soprattutto, sulle proposte in campo socio-sanitario.

La prima lista, "Unica", propone al punto 1.f maggiori strutture sanitarie sul territorio ma di natura privata.
Siamo rimasti allibiti, per una lista che è l'erede dell'attuale compagine di Giunta, di centro-sinistra, è il massimo come coerenza politica.
Tutti sono capaci di curarsi coi soldi propri, basta averne.
Per fortuna che "Lor Signori" fino a pochi giorni fa affermavano che tengono alla salute dei cittadini.
Certo, ora propongono di curarsi dai "privati", senza tener conto di tutte le imposte e tasse varie che si pagano per il servizio pubblico.
Il nostro territorio è già ricco di strutture sanitarie private, il problema semmai è di farle interagire con la struttura pubblica.
Non dimentichiamo che, per la parte di competenza, l'Amministrazione comunale concede l'autorizzazione all'esercizio.
Giudizio finale: proposta assurda e politicamente da bocciare.
L'altra lista sotto esame "Marotta per una nuova città", propone invece di attivare la RSA e la Casa della Salute, per il centro storico. Per lo meno le distingue, al contrario della Giunta attuale.
Ci ricordiamo però di due fatti :
quando nel giugno 1978 avvenne l'unificazione dei due Enti Ospedalieri "Bartolini" di Mondolfo e "Santa Croce" di Fano, a seguito della Legge Regionale
n. 47 del dicembre '77, che segnò l'inizio della fine del nostro ospedale, era consigliere regionale, per il PCI, Giancarlo Loccarini.
Quando poi, fu varata la Legge Regionale n. 37 del novembre 1982, Piano socio-sanitario regionale per il triennio 1983-1985, per parte della vigenza del Piano, era il Sindaco di Mondolfo, per il PCI, Giancarlo Loccarini.
Certo le responsabilità non sono solo sue, ma lui c'era.
Difatti sono state due occasioni perse.
Nel primo caso perché la Legge Mariotti, n. 132 del 1968, prevedeva la trasformazione dei cosiddetti "piccoli ospedali" in "ospedali per convalescenti" con il mantenimento della maggioranza dei posti letto, allora erano addirittura 120.
Nel secondo caso perché il Piano Socio-Sanitario '83-'85, non ostacolava di certo l'attivazione di strutture socio-sanitarie territoriali intermedie, ossia simili all'attuale "ospedale di comunità".
Il giudizio, in questo caso, è ininfluente i fatti parlano da sé.



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-05-2016 alle 15:27 sul giornale del 15 maggio 2016 - 1104 letture