La lettera: "Fosso Sejore, un ospedale per dispetto"

fosso sejore ospedale unico 4' di lettura Fano 14/03/2016 - Se nel precedente articolo sull’ospedale quasi perfetto (leggi qui)venivano evidenziate le due tipologie architettoniche che configurano il Santa Croce, quella originaria dell’ospedale giardino e quella aggiunta dell’ospedale a monoblocco, nello stesso articolo veniva anche indicato l’ospedale nel bosco di Renzo Piano, a Sesto San Giovanni, come una evoluzione del concetto di ospedale giardino.

Così in questo transito tra le tipologie di architettura sanitaria, osservando il rendering di quello provinciale unico diffuso dalla Regione e da tutti contestato per l’ubicazione la viabilità lo stile impositivo inadeguato nei confronti di un sistema democratico, diviene necessario analizzarne anche l’aspetto architettonico per quel che riguarda le sole caratteristiche della tipologia adottata. La responsabilità del rendering è della giunta Spacca ed ora del nuovo presidente Ceriscioli che l’ha riproposto nonostante le passate proteste ma facendo male i conti con la popolazione negativamente provocata. La gente non se la sente di pagare per vedere realizzata un’altra opera pubblica che avverte come mal nata. La gente non è cieca ed è in grado di cogliere la realtà delle cose, il peccato che c’è stato. Gente che ha capito che disinteressarsi costa caro. E per venire all’immagine del nuovo ospedale provinciale unico, si vede riproposto un monoblocco basso, di soli tre piani fuori terra, con corti interne e probabilmente almeno un piano interrato. Anche nei palazzi italiani nei centri storici, dal Rinascimento in poi, si vedono tipologie simili con cortili interni per luce ed aria ma esse non sono il meglio per un ospedale da fare ex novo. Parimenti nella idea regionale ci sono delle corti interne in numero di tre per assicurare ai reparti che vi si affacciano un minimo di luce ed aria, quando di luce ed aria ad un ospedale ne occorrere il massimo possibile. E questa insufficienza, evitabile grazie all’uso dei padiglioni staccati, illustra di suo la inadeguatezza e la superficialità di quanto si ripresenta con insistenza. Mancando dunque, nel rendering, anche ogni tensione innovativa, si comprende come i grandi progettisti non per niente sono grandi. Infatti Piano rifiuta i monoblocchi che considera inabitabili e per suo merito innovativo ci conduce attraverso un bosco per trovare le cure necessarie; adotta i padiglioni staccati ed in ogni stanza mette un balcone chiuso, sporgente e vetrato come presa di luce e di bellezza naturale dal parco. Invece Il nostro progettista Cesare Selvelli un secolo fa, disegnando il Santa Croce con l’affetto per i concittadini sulla punta della matita, fece che “ Le finestre son tutte collocate in modo che il malato può vedere un bel tratto di cielo, di campagna o di mare, e che la luce possa diffondersi in ogni angolo”. Un concetto ancora fragrante di affetto e di attenzione. Certo oggi è più impegnativo organizzare funzioni e spazi ospedalieri perché il progresso ha modificato le cose ma se mai a qualche inauspicablie gruppo di pressione dovesse riuscire di costruire quell’immagine virtuale raffigurata, dall’interno delle tre corti si vedrebbero le altre stanze dei reparti … e difficilmente tutto quello che la natura dei luoghi offre gratuitamente; luce e bellezza. E se questi regali benefici per la salute dell’animo sono possibili, perchè privarcene? Bella indelicatezza davvero verso chi dovrebbe pagare l’ospedale; bella arroganza insistere per realizzarlo così male! E se l’ospedale di Renzo Piano si chiama “Città della Salute e della Ricerca” da noi quello di Fosso Sejore lo si dovrebbe chiamare della superficialità e dell’incultura artistica oppure un ospedale per dispetto! Perché un’opera pubblica durevole di così rilevante importanza sociale deve essere pensata con ogni cura verso la committenza: Selvelli e Piano insegnano. Ed i consigli di Umberto Veronesi sul neo umanesimo degli ospedali del futuro, alla Regione Marche non sono pervenuti? Perché attorno al rendering si vede solamente un gruppo di alberi quando si sarebbero potute proporre amplissime zone capaci di condizionare positivamente il clima del circondario e fare architettura di qualità? “L’è tutto sbagliato! L’è tutto da rifare” avrebbe detto qualunquisticamente Gino Bartali ed oggi non possiamo che rifiutare la scelta di Spacca che ha offerto questa amaritudine indigesta alla gente. E se Spacca l’abbiamo mandato a casa, riesce incomprensibile che il suo successore voglia perseverare! Sarebbe utile sentire in merito gli Ordini dei progettisti e Confedilizia. Dopo di che bisognerà proprio guardare ancor più a fondo – Mala tempora currunt - dentro quella scatola nera della delibera regionale 141; quella che prevede anche la partecipazione del capitale privato: bisognerà fargli almeno una risonanza magnetica a quella stessa delibera che anche il nostro sindaco non accetta!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-03-2016 alle 18:22 sul giornale del 15 marzo 2016 - 1483 letture

In questo articolo si parla di attualità, ospedale, pesaro, paolo venturelli, pesaro e urbino, ospedale unico, fossosejore

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/auO1