Il percorso delle Mura augusteo-vitruviane: "Chi non corregge il male comanda che lo si faccia"

4' di lettura Fano 30/12/2015 - Lungo il percorso delle Mura augusteo-vitruviane è facile osservare la differenza di trattamento urbanistico e di immagine tra la parte che va dal Pincio a ex Porta Giulia, con l’altra che continua sino alla strada della Fortezza malatestiana.

Pur trattandosi dei resti dello stesso monumento, nel primo tratto, lungo i fianchi del muro, non c’è quasi asfalto, non sono ammesse auto e c’è un margine verde di rispetto visivo, mentre nel secondo tratto, iniziando dall’area di ex Porta Giulia, affiancate al muro, una per lato, ci sono due strade asfaltate per il traffico automobilistico, comprensive di soste. Una disparità che lascia increduli per le cose fatte a metà e per lo spessore inculturale di quella vecchia scelta, tanto è urticante per la figura, per il prestigio cittadino e così contraria alla coesistenza con il nostro passato di città, unica per l’Urbanistica. Una città dove la nobile arte del costruire, le idee vitruviane rimaste nelle rovine sono il nostro marchio da 2.000 anni.

Un luogo dove questo secondo tratto di mura cittadine par giusto che divenga la cornice culturale di uno spazio arredato e fiorito all’aperto. Mentre le immagini dell’incuria per lo stesso luogo, pur visibili, sono oggi diventate “invisibili” per assuefazione, per comoda rimozione psicologica, per pigrizia, proprio come accade anche alla base del torrione, sterrato e ridicolizzato ad uso di mezzarotatoria, tanto contestato alla precedente amministrazione che lo volle scavare. Una “sistemazione” urbanistica offensiva, che permane ogni giorno più grave, immedicata. E quanto più questa cronicizzazione sporca ed inquina visivamente le immagini, tanto più contribuisce alla scarsa considerazione del loro valore culturale.

Una denigrazione, un disprezzo che, se fossero prolungati nel tempo verso una persona diverrebbero violenza psicologica … ed a questo punto anche gli stessi conci in arenaria del murum che Augusto dedit, da tante mani squadrati ad uno ad uno e poi “pettinati” con la gradina, si può dire siano stati da tempo consegnati alla violenza culturale ed alla congiura del silenzio! Ma ancor più è l’idea di architettura militare vitruviana, leggibile da chi vuole nei 10 Libri che viene ricoperta dalle quattroruote che girano e sostano in questo tratto di mura; ma “chi non corregge il male comanda che lo si faccia”, perché entro simili gravi svilimenti del patrimonio artistico risiede l’esempio sciagurato per ogni aggressione, base di partenza verso altre parti e visioni della città e del territorio.

Quando per formare una coscienza di tutela nei cittadini rimane fondamentale la consapevolezza che ciò che si vede ogni giorno tende a diventare anche quello che si pensa, condizionando con ciò l’affetto o meno verso la città, la madre sociale degli abitanti. Un attaccamento alla matrice culturale comune che nasce sin da piccoli e cresce con la gentilezza verso i propri luoghi, non deve iniziare a morire, attraversata dalle radiazioni maligne dell’indifferenza: a morire dapprima nel pensiero per poi terminare nei fatti quando ci si accorge che non si trova più il tempo per far l’amore con la città. Ed è su queste due strade, via Giulio Cesare e via Mura augustee; è per il vuoto di ex Porta Giulia riempito anche da un grosso gazebo e da un’edicola; è per la base del torrione nel “ box”, ma soprattutto è a causa della disparità di trattamento che diviene necessaria la conversione d’uso e di visione scenografica.

Non possiamo rassegnarci alla bruttezza, a perdere la possibilità di adeguare il luogo migliorandolo, tenendo per buono che qualsiasi progetto dovrebbe nascere solo dal desiderio di bellezza per la città. Quel luogo ci appartiene. Appartiene ai fanesi molto più assai di qualsiasi statua greca. E sarà il traffico motorizzato prima o poi a doversene andar via, perché - e lo sappiamo tutti - la nostra è una città che un tempo ha vissuto una grande vita urbanistica, quando amarla, Fano, è riportare al cuore nel nostro tempo quella antica sciagurata Amorosa.

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-12-2015 alle 23:21 sul giornale del 31 dicembre 2015 - 1851 letture

In questo articolo si parla di cultura, fano, paolo venturelli, mura augustee

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