Fano, Piazza degli Avveduti: un altro giardino è possibile

piazza avveduti 4' di lettura Fano 22/07/2015 - E’ la più bella facciata rinascimentale della città, quella di Palazzo Martinozzi, pensata anche come immagine della famiglia che se la fece costruire.

Persone certamente in possesso di consapevolezza artistica assieme al desiderio di offrire quell’idea architettonica a tutti, ormai divenuta un distintivo del patrimonio fanese. Qui si avverte come il pensiero compositivo del progettista usi i rapporti armonici proporzionali già presenti in antico: un metodo di lavoro per ben costruire ritrovato dagli architetti neo vitruviani del Rinascimento.

Facciata importante, quindi, di uno stile maturo e sobrio che “sembra nata e non murata” tanta fu la cura disegnativa. E dietro di essa, un palazzo che contiene storie politiche autentiche come quella di Laura Martinozzi, una delle nipoti del cardinale Mazzarino … o le versioni della leggenda allucinata della nera carrozza, che da qui parte per scomparire nel sottosuolo dopo l’Arco d’Augusto davanti alla chiesa di S. Michele, “porta inferi” di un amore oscuro, o di un odio ravvolto nella mente che infine uccide.

Ma per allargare il concetto che la bellezza una volta costituita come identità cittadina, chiede bellezza ed altra ne produce, dopo l’intervento urbanistico del 1937 quando venne fatto il vuoto davanti a palazzo Martinozzi per realizzare piazza degli Avveduti, sembra ormai opportuno togliere dalla stessa area, il parcheggio e l’asfalto, trasformandola in un prato fiorito ad ogni stagione, dove la facciata risalti visivamente in grazia del nuovo intervento. Una ricomposizione scenografica del luogo per offrire respiro agli occhi ed al pensiero; facile da realizzare e poco costosa, quindi il migliore investimento per ridestare le voci antiche di questo spazio circondato da altri monumenti, dal Medioevo sino al Floreale. Un luogo che risulterà diversamente attraente rispetto a Piazza XX Settembre alla quale pur da decenni sono state tolte le auto.

Un nuovo giardino in centro è un grande valore urbanistico, di quelli che pesano l’anima alla città rifacendola degna del suo passato, arricchendola di una bellezza da bere a grandi sorsi. E tanto maggiormente in quanto oltre alla Romanità vitruviana, Fano è anche la città dell’architetto scenografo Giacomo Torelli, “Il grande mago dell’immagine” (la definizione è attribuita a Luigi XIV …) noto per i teatri, le macchinerie di scena e soprattutto per i suoi punti di fuga che sfondano l’orizzonte delle visioni.

Meraviglia e incanto del Barocco europeo: un altro di quegli spiriti divini che il suo Vitruvio se lo era studiato bene. Ma da fanesi diverrebbe un ingiusto atto di incultura non fare riferimento al nostro scenografo per restituire fascino a diverse aree centrali, identificabili come percorsi a soste. Dal giardino promesso di Corte Malatestiana, al giardinetto Leopardi, ed all’auspicabile Piazza Giardino Avveduti ; dalla Fortezza malatestiana sino alle mura Augustee di ex Porta Giulia. Luoghi da riguardare con lo sguardo prospettico di Giacomo, perché è attraverso gli occhi che si trasmette la prima bellezza come l’amore tra le persone. Accarezzare con gli occhi la città è già il primo atto artistico, quando i Fanesi non la accarezzano più neppure nei sogni.

Mentre è l’atteggiamento complessivo dei cittadini verso la grande arte, quella che non muore una volta entrata nel pensiero, a formare lo stile urbano. La nostra è una città con importantissime tracce di una passata gloria urbanistica ma ricostituirle pazientemente comporta un lavoro, luogo per luogo, come si è iniziato con l’indagine tecnologica del sottosuolo vitruviano e con l’ideare il ripristino del giardino all’italiana nella Corte Malatestiana da parte dell’attuale assessore alla cultura.

Quando una città nella sua storia possiede talenti ed alti valori, resta sempre il dubbio che sinora il non averne fatto base e riferimento delle sistemazioni urbanistiche, dei P.R.G. e dei criteri per il rilascio delle concessioni edilizie, non sia tanto perché l’occhio non vede, ma perché la mente non sa. O peggio, perché neppure vuol sapere. Se così fosse, non meraviglierebbe il dover constatare che la probabilità che a Fano le auto restino parcheggiate nel centro di un’area, sia direttamente proporzionale al valore artistico dei monumenti presenti attorno a quell’area stessa.
Paolo Venturelli






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-07-2015 alle 12:18 sul giornale del 23 luglio 2015 - 1350 letture

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