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“Terra di Maria”: un film tra apparizioni, fede e suggestione

terra di Maria 4' di lettura Fano 22/04/2015 - Con una struttura narrativa che transita, non senza conseguenze nella cifra stilistica, dalla fiction al docufilm, si è fatta largo da sé nelle sale cinematografiche questa seconda opera di Juan Manuel Cotelo, il giornalista e autore televisivo spagnolo che ha ottenuto uno straordinario successo con il suo primo lungometraggio L’ultima cima. Ed è proprio lui, Cotelo, regista e nel contempo attore, a innescare la classica dinamica dell’indagine condotta nei panni dell’agente segreto per cucire insieme le otto testimonianze personali che costituiscono la trama del film.

Cotelo impersona precisamente l’”avvocato del diavolo”, la figura del promotore di fede che fino al 1983 ha avuto il ruolo di mettere in discussione virtù e miracoli di quanti erano candidati alla canonizzazione.

Il chiaro intento didascalico: l’opera è fondamentalmente divisa in due parti: la prima è una fiction che racconta la creazione del mondo e l’ingresso del peccato nella vita degli uomini. La seconda è un’ipotetica indagine per verificare la credibilità di quanti confidano nell’aiuto del Cielo che rimbalza dalla Spagna, a Londra, dalla Colombia al Messico, Panama, Stati Uniti, Francia, Portogallo per approdare in Bosnia-Erzegovina a Medjugorjie, la terra di Maria per l’appunto. L’opera ha un ritmo serrato, coinvolge senza annoiare e, soprattutto, manifesta sin dalle prime scene il suo intento dichiaratamente catechistico e didascalico. Proprio per questo andrebbe fruita e filtrata attraverso una griglia critica e teologica che lo spettatore spesso non possiede. Se è suggestiva la scena del Creatore che plasma ed estrae il primo neonato dalle acque è pur vero che le tesi presentate sul peccato e sulla redenzione risentono di una lettura teologica non più attuale e necessitano di una cassetta di attrezzi non comuni per essere decodificate.

In particolar modo i richiami ad alcuni episodi della storia della salvezza sembrano motivati e viziati dall’unica volontà di rendere ragione delle continue manifestazioni di Maria nella vita degli uomini. Ragioni però presentate in maniera riduttiva e non del tutto rispettose del dato rivelato, tanto che la Madre sarebbe colei che sa portare a compimento l’opera di redenzione di cui neanche il Figlio sarebbe stato capace.
Una presenza ingombrante

Il film di Cotelo beneficia di una fotografia molto ben curata da Alexis Martínez, soprattutto nella prima parte che, pur non beneficiando di alcun effetto speciale, restituisce un’immagine suggestiva degli albori dell’umanità. L’opera rischia di soffrire l’elefantiasi di Cotelo che la permea in ogni singolo fotogramma davanti e dietro la macchina da presa. Una sorta di divinizzazione che lo pone non tanto nei panni dell’indagatore ma del narratore onnisciente che piega la grammatica dell’opera a suo uso e consumo. È furba la traccia ironica che percorre tutto il film alla ricerca ammiccante dell’empatia dello spettatore, ma a lungo andare appare troppo artificiale, come tutta la cornice narrativa dell’indagine, rispetto alla nudità del docufilm.
La necessità di una riflessione pastorale

Il successo di Terra di Maria che, caso più unico che raro, gode della distribuzione indipendente di Infinito Mas Uno è certamente legato alla popolarità che le apparizioni di Medjugorjie hanno acquisito nel corso degli ultimi 34 anni e, probabilmente, per molti distorce anche la percezione del film stesso secondo le categorie personali di precomprensione che spesso, riguardo questo tema, sono molto forti.

Sebbene quindi non ben fondato teologicamente, questo film porta alla ribalta un fenomeno sempre più consistente all’interno del popolo cristiano e che comunque chiede un’attenzione e una riflessione pastorale. Se è pur vero che ufficialmente il magistero ecclesiale non si è ancora pronunciato, chiudere gli occhi o liquidare in maniera semplicistica il “caso Medjugorjie” non aiuta. Anzi questa produzione cinematografica potrebbe piuttosto offrirsi come occasione per riprendere seriamente in considerazione la realtà delle devozioni e pratiche di pietà popolare troppo spesso trascurate perché ritenute delle forme minori di professare la fede e che spesso possono arrivare a rasentare più una pratica “scaramantica” che un affidamento filiale al Dio di Gesù Cristo.

Alla luce di ciò, per i diversi responsabili della vita comunitaria, deriva sia un’interessante provocazione a saper presentare una fede meno declinata sul piano intellettualistico e più coniugata con riferimenti concreti della quotidianità, e sia una responsabilità evangelizzante a non lasciare alla libera intraprendenza dei singoli o dei gruppi i percorsi spirituali e formativi di questo settore della vita pastorale.

Al Cinema POLITEAMA di Fano:
venerdì 24 aprile ore 21,15
sabato 25 aprile ore 18,30 e 20,30
domenica 26 aprile ore 16,30 e 18,40
mercoledì 29 aprile ore 18,30 e 21,15
Ingresso sempre a 6 euro – mercoledì 5 euro






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-04-2015 alle 17:01 sul giornale del 23 aprile 2015 - 332 letture

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