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Lo spettacolo "Rwanda, Dio è qui" ricorda agli alunni del Nolfi il peggior genocidio degli anni '90

Rwanda – Dio è qui 3' di lettura Fano 21/04/2015 - Marco Cortesi e Mara Moschini presentano "Rwanda, Dio è qui" al Liceo Nolfi di Fano: un esempio di teatro civile che vuole portare agli studenti delle scuole un esempio di fratellanza e umanità all'interno di uno degli scenari più terribili e violenti degli anni 90.

Avevo due possibili cose da fare: fuggire o lottare. Io ho scelto la seconda”.

Questa è la frase che riassume la storia di “Rwanda – Dio è qui” lo spettacolo teatrale ideato, diretto e interpretato da Marco Cortesi e Mara Moschini: la storia di due famiglie miste, nelle quali un uomo Hutu (Augustin) ha sposato una donna Tutsi e una donna Hutu (Cecile) un uomo dell'etnia opposta; la storia di un uomo e una donna che hanno deciso di non essere "Hutu o Tutsi" - come volevano le leggi dell'epoca - ma semplicemente “essere umani” aiutando il prossimo nonostante la diversa appartenenza etnica.

Il tutto sullo sfondo della terribile guerra civile e del genocidio che negli anni 90 (precisamente il 6 aprile 1994) si è consumato in Rwanda provocando quasi un milione di vittime in centoquattro giorni, con una media aberrante di diecimila vittime quotidiane. Una storia fatta di abomini e violenze capaci di spersonalizzare gli individui; crimini senza precedenti, che fanno del Rwanda il luogo nel quale è stato compiuto il genocidio più veloce e sistematico della storia dell’umanità tanto da far ammettere a Kofi Annan il fallimento totale delle Nazioni Unite su questo fronte.

In questo terribile teatro di guerra, morte e odio, Marco Cortesi e Mara Moschini hanno però voluto raccontare una storia “bella, positiva e vera”, una storia fatta di speranza e vita che come tante altre rimangono troppo spesso soffocate dalla sete di “sconvolgere” dei TG e dei giornali. Lo spettacolo “Rwanda – Dio è qui” - uno dei migliori esempi di “teatro civile” - vuole per l'appunto gettare luce su queste vicende anche per non dimenticare che dietro le storie di guerra - a cui siamo ormai quasi abituati e che non ci sconvolgono nemmeno più di tanto – ci sono dei padri e delle madri, dei bambini, essere umani che cercano di sopravvivere e di mantenere la loro umanità mentre tutt'attorno il mondo sembra crollare e con esso tutti i valori.


E proprio per non dimenticare, i due attori stanno portando il loro spettacolo nelle scuole, proponendo questa storia agli alunni delle ultime classi delle superiori. Ieri, martedì 21 aprile, grazie all'interesse della docente Enza Patti, è stato il turno del Liceo Nolfi di Fano i cui studenti, alla fine dello spettacolo, hanno letteralmente sommerso di domande i due attori.

Uno spettacolo non facile da allestire soprattutto perché, come racconta Marco, era difficile poter raccogliere informazioni o parlare con i rwandesi di questa guerra: “in Rwanda parlare di Hutu e Tutsi è proibito. Per questo abbiamo scartato l'idea di andare in quella terra a cercare una storia. Ci siamo messi invece in contatto con delle famiglie che si trovano qui in Italia e dopo aver vinto mille diffidenze, siamo riusciti a parlare con alcuni di loro che ci hanno raccontato questa bellissima storia. I nomi dei personaggi sono stati inventati, ma in Rwanda sono davvero esistiti un Augustin e una Cecile che hanno deciso di non lasciarsi guidare dall'odio ma di rimanere “essere umani” e salvare delle vite umane”.

"Parlarne e ricordare quanto è avvenuto in quelle terre, è indispensabile per non commettere di nuovo gli stessi errori" ha concluso Marco "ed è per questo che è fondamentale che i giovani di oggi sappiano che in questi conflitti la soluzione non sta mai nel tu o nell'io, ma sempre e solo nel noi".








Questo è un articolo pubblicato il 21-04-2015 alle 21:52 sul giornale del 22 aprile 2015 - 917 letture

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