La lettera: il futuro dei giardini di Filippo Corridoni

giardini filippo corridoni 7' di lettura Fano 20/03/2015 - La bella notizia è che non verrà rinnovato l’affitto alla stazione di benzina presente in un giardino esterno della scuola Corridoni. La cattiva è che in quel luogo si farà un parcheggio.

Dunque, da un degrado vecchio ad uno nuovo. Una specie di coazione a ripetere del brutto per la quale non siamo secondi a nessuno nell’ impiattare schifezze sotto al naso della storia, dell’arte e della cultura. E che male c’è visto che ne han fatte tante, padri, nonnetti e bisnonni? ma di ricostituire il giardino originario sacrificato per avere i soldi dall’Agip nel 1950, proprio non se ne parla. Invece occorrerà parlare bene e forte, ora che si prospetta un parcheggio a favore della pedonalizzazione e del commercio di via Cavour!
E non sarà meglio ripristinare proprio quel giardino, iniziando così a valorizzare il patrimonio architettonico Razionalista fanese? Non ci guadagna la bellezza della città con tutti i commercianti? E il diritto collettivo di tutta la gente a essere proprietaria culturale del territorio che la riguarda, finisce sotto i piedi? Quel che sembra solo un adeguamento del traffico in una zona centrale potrebbe piuttosto riguardare valori che toccano la tutela del patrimonio artistico, perche in ballo c’è lo spessore culturale e visivo dell’edificio Corridoni e come tale va risolto. Una decisione che, se mal soppesata diverrà penosa ed inaccettabile con il tema ricorrente del rapporto storicamente difficile tra chi amministra, ed i beni storico- artistici della città.
Realizzare quel parcheggio e magari allargare la rotatoria, non significa alleviare il traffico di viale Gramsci e Cavour ma potrebbe divenire una ulteriore lezione di stutela del patrimonio artistico, servendo piuttosto un segno di discontinuità col passato. Infatti, quando venne deciso “il giardino delle pompe di benzina” cancellando quello originario con fontana centrale lasciatoci dal progettista dell’intero complesso scolastico ci furono dissensi e contro la stolta decisione si battè un ex sindaco, Silvio Battistelli, figura di partigiano autentico e di uomo, molto stimata. Inoltre, dopo tale primo scempio, per decenni il nostro capolavoro di valore internazionale subì dentro e fuori al suo contesto originale, interventi assurdi ed arbitrari, da iscrizione nel registro dei barbari in casa.
La mancanza di cultura specifica faceva leva sul diffuso pre-concetto che quella fosse architettura del Fascismo. Invece il Razionalismo giungeva dalla Germania, da un metodo progettuale altamente evoluto, da una visione che tentava di offrire per la prima volta nella storia una risposta alle necessità umane, uguale per tutti, grazie anche alla bellezza ed economicità della produzione di serie fatta a macchina. Un’arte così “socialista” che Hitler, giunto al potere chiuse quel centro di elaborazione del Razionalismo e di estetica per le società industrializzate che fu la scuola d’arte del Bauhaus di Walter Gropius.
Nel caso i politici locali non se ne fossero accorti, possediamo grazie alla scuola Filippo Corridoni, voluta dagli amministratori fanesi durante il Ventennio- e l’onestà intellettuale sul merito è necessaria- un capolavoro assoluto, origine e stimolo ad una serie di altri edifici, che costituiscono il capitolo di architettura fanese in attesa di valorizzazione nell’interesse di tutti. E’ proprio chi ha accettato la delega alla Cultura che dovrebbe favorire la ricostruzione integrale come da progetto del 1935 di quel giardino, viole del pensiero comprese; le viole di Filippo, riposizionandovi la fontana , come da progetto, coi pesci rossi di Filippo e quella tazza superiore ancora esistente al porto.
"Ho amato le mie idee più di una madre, più di qualsiasi amante cara, più della vita". Chiunque volesse consultare presso la sezione fanese dell’Archivio di Stato i faldoni coi disegni del grande architetto razionalista Mario De Renzi per la scuola dedicata a Filippo Corridoni, si imbatterebbe in un foglio su cui il progettista aveva annotato a matita la frase sopra riportata, tratta dall’autobiografia di Filippo Corridoni, e risalente al 1915. Una dichiarazione che si sapeva bene nei primissimi anni trenta, all’epoca del progetto, essere il disperato riassunto della vita di Filippo, marchigiano di Pausula, poi Corridonia caduto attaccando in salita dove “nessuna croce manca” a S. Martino del Carso.
Ed il grande maestro del Razionalismo italiano che realizzò il più bell’edificio del genere scuola di valore internazionale, sembrerebbe che abbia scelto di accogliere nel suo animo uno speciale affetto rivolto alla figura morale di Corridoni proprio con l’essersi appuntata quella frase, quasi pensasse di tenerla a guida del suo stesso lavoro, di farla entrare sin dentro ai muri, trattenerla se possibile e nasconderla viva nel calcestruzzo e nel significato dell’edificio, per le generazioni dei fanciulli. Sono anche questi moti del pensiero progettuale a distinguere la grande architettura dall’edilizia, al punto che, interagendo con l’opera ed il suo circondario si possa acquisire oltre al vantaggio della utilità dell’edificio, della sua durata nel tempo anche la suggestione del sacrificio del Corridoni che chiese ben poco per se ma che aveva già pagato prima dello scoppio della guerra ogni sua azione a favore della condizione operaia milanese a bastonate nelle carceri regie ed in persona, il suo amore per i più deboli nelle lotte operaie di primo ‘900, come pagò la sua adesione volontaria al processo unitario contro l’Austria.
Una coerenza ad un tempo vitale e limpida come di un bambino, inconcepibile nel nostro tempo di opportunismi politici. Per quelle sue Idee Filippo ci dichiara: ” le ho servite sempre ardentemente, devotamente. Che anche la povertà ho amato, come S. Francesco d’Assisi e Fra Jacopone, convinto che il disprezzo delle ricchezze sia il migliore ed il più temperato degli usberghi per un rivoluzionario”. Parole queste, del sindacalista di formazione Cristiana e Socialista: “Se il destino lo vorrà, morirò senza odiare nessuno, neanche gli Austriaci, con il gran rimpianto di non aver potuto dare tutta la somma delle energie, che sento ancora racchiuse in me, alla causa dei lavoratori”. Atti e parole d’amore per gli altri; un costume che solamente pochi sembrano indossare se si pensa solamente alla gara per le poltrone alla Regione. Ma una figura, questa di Corridoni che di fascista ha ben poco, solo che venne “fascistizzata “ per volere del Duce, per calcolo di propaganda , per il riverbero eroico del suo sacrificio sul regime mediante la dedica di monumenti ed edifici, dopo anni dalla morte. Allo stesso modo avvenne che il Duce mise il cappello sulla architettura razionalista italiana per la sua immagine assolutamente innovativa a beneficienza del Potere, facendola ma solo con questo, diventare “fascista” .
Tutti sappiamo che a Fano venne demolita senza necessità, dall’amministrazione, l’altra opera dello stesso architetto della Corridoni, ovvero l’Albergo Lido. Ma ben pochi sanno che Mario De Renzi alla fine dei lavori della scuola regalò al Comune il progetto per una palestra da realizzare all’interno del cortile scolastico quando le risorse lo avrebbero permesso. Detto progetto si trova ancora nell’Archivio di Stato ma nessuno si è mai preoccupato di realizzarlo arricchendone la città. Di contro, l’interno dello stesso cortile è stato occupato in buona parte con l’edificio dell’ex Patronato Scolastico che è un “ falso da morir dal ridere” perche imita così bene l’architettura originale che neanche uno “pignolo” se ne accorge.
Certamente curato come il falsario fa con la banconota da chi voleva esser bravo almeno quanto De Renzi, lavorargli fianco a fianco o forse più; un falso che rivaleggia con l’autentico, come accostare un fiore di plastica ad un fiore. Quale sarà quello vero? Si immagini chi legge, se il cortile d’onore di Luciano Laurana nel Palazzo Ducale di Urbino venisse edificato per metà del vuoto, con colonne in pietra, archi e mattoni uguali -uguali all’originale come riderebbe il mondo intero! Oggi a Fano, qualsiasi amministratore, per farsi un’idea, per sua propria informazione e cultura, dovrebbe avvicinarsi ai disegni di Mario De Renzi, andare in pellegrinaggio a quel capitolato di appalto così scrupoloso e corretto, con incarichi affidati alle migliori ditte locali e osservare quelle carte come fa un innamorato che vorrebbe baciare ogni cosa toccata dalle mani della persona amata… ma questa - come si dice- questa è un’altra storia.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-03-2015 alle 13:02 sul giornale del 21 marzo 2015 - 1287 letture

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