Chiusura passaggio a livello di Marotta: interviene Enrico Vergoni

4' di lettura Fano 27/12/2014 - La vicenda della chiusura del passaggio a livello e la costruzione di una rotatoria nel centro della nostra città sta fornendo, ancora una volta, la cifra di una classe dirigente che ha smarrito, forse per stanchezza dovuta ai troppi anni di incarichi, qualsiasi visione del futuro.

Purtroppo nella trattativa con le ferrovie è mancato il coraggio, ci si è seduti al tavolo da sconfitti, accettando più o meno qualsiasi soluzione offerta, si doveva lottare con qualsiasi mezzo per strappare una soluzione più adeguata ma nulla, non sono stati interpellati neanche i deputati del territorio che magari avrebbero potuto fare pressioni maggiori. La giunta parla di opere compensative, ma quali? Verrebbe da chiamarle opere palliative o peggiorative e lo scopriremo tra qualche anno.

Andava chiesto molto di più, almeno quello che fu offerto 25 anni fa dalle stesse ferrovie: il tratto di terreno a monte della ferrovia e a nord della stazione per ricavarne parcheggi.
- la costruzione di un sottopassaggio pedonale dove attualmente si trova il passaggio a livello.
- portare ad un'altezza di 4 metri il sottopassaggio Togliatti. Non è possibile che un territorio sia violentato in questo modo, abbandonato da chi dovrebbe difenderlo. Quando verso la fine del 2010, alla vigilia delle comunali dell’anno seguente, lottai all’interno del mio partito per la non ricandidatura del sindaco Cavallo chiedendo le primarie, fui di fatto “espulso” e addirittura non ricandidato al ruolo di consigliere comunale. Mi si accusò addirittura di boicottare il centro sinistra!

La mia era, invece, solamente la presa d’atto che un ciclo era finito e che occorreva superare una politica sterile che concepiva e concepisce solamente l’ordinaria amministrazione e creare le basi per qualcosa di nuovo, avere la visione di una Marotta e Mondolfo diversi da costruire e da sognare, considerare la città come una figlia da crescere e non solamente un corpo da distruggere col cemento. In questi anni poi mi sono dedicato ad altro, con le mie poesie ho girato il mondo ma le radici ti riportano sempre da dove si è partiti, non puoi farci niente, una città è anche madre, ne porti i lineamenti ed è li che ti aspetta ogni volta che torni; una madre che però stiamo imbruttendo e la colpa è anche nostra che negli ultimi 20 anni abbiamo fin troppo delegato a chi, probabilmente, non meritava di guidarci sia dal municipio sia da Ancona.

Il fatto che, sulla scia dell’unificazione, siano nate o vadano a formarsi delle associazioni con lo scopo di progettare nuovi programmi e nuove idee lo reputo una cosa positiva, la cosa importante è che non siano trucchi nuovi di maghi vecchi che si riciclano nascondendosi dietro giovani in buona fede. C’è bisogno di politica nel nostro comune e non di comitati elettorali che si costituiscono perché manca un anno al voto, basta con i discorsi ipotetici basati sul “se” e sul “faremo”, si faccia e se non si è in grado si tolga il disturbo e si dia la parola ai cittadini con il voto già nel 2015.

Marotta e Mondolfo ha bisogno di una giunta che sappia affrontare, con lungimiranza, le questioni sul tavolo, questa a mio modesto avviso ha smarrito slancio ed efficacia come marinai che hanno perso la passione per il mare ma rimangono a bordo perché non sanno in quale porto condurre la barca. Confidiamo in un anno nuovo che sia meno pesante dell'attuale, i temi da affrontare sono da far venire i brividi: disocuppazione, un'immigrazione che fa fatica ad integrarsi, l'abbandono di quasiasi velleità ed ambizione turistica e una ricollocazione industriale che dopo il ridimensionamento della cantieristica fa fatica a decollare, ecco perchè mi fanno tristezza quelli che organizzano convegni sul cambio del nome, forse non hanno capito o fingono di comprendere la gravità della situazione delle nostre famiglie e nei luoghi di lavoro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-12-2014 alle 12:06 sul giornale del 29 dicembre 2014 - 1570 letture

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