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Lisippo: la ProLoco Fanum Fortunae chiarisce la situazione

3' di lettura Fano 18/03/2014 - L'intervista ai legali del Getty Museum, se da una parte fa sorridere costituendo una implicita ammissione di debolezza, dall'altra merita una serie di precisazioni.

Senza ripercorrere l'intera storia dell'opera d'arte pescata nel 1964 da due pescherecci fanesi, ricordiamo che il ritrovamento non fu comunicato alla dogana al momento dell'approdo e che non fu mai accertato il punto esatto del rinvenimento e cioè se questo avvenne in acque italiane od internazionali; questo ha avuto come conseguenza il fatto che l'antiquario Barbetti ed i suoi complici furono assolti dall'accusa di ricettazione. In ogni caso la statua, una volta entrata sul territorio dello stato italiano, per essere esportata necessitava di una espressa autorizzazione da parte del Ministero dei Beni Culturali. La mancanza di questa autorizzazione ha fatto sì che quando il Lisippo è stato offerto dal gruppo Artemis ai maggiori musei internazionali, questi lo abbiano rifiutato proprio perché carente del permesso di esportazione.

Va detto poi che l'esportazione abusiva è anche un reato che ha fondato la sentenza di confisca del Tribunale di Pesaro, decisione che tutti speriamo sia confermata dalla Cassazione. La malafede del Getty Museum nell'acquisto del Lisippo è testimoniata proprio dalla “notoria” mancanza del premesso di esportazione, neanche il più sprovveduto degli acquirenti avrebbe mai comprato un'opera d'arte pagandola nel 1977 ben 3.900.000 dollari. Tra l'altro gli esponenti del Getty hanno sempre sostenuto di essere in possesso di un simile documento senza però averlo mai mostrato né alla stampa né tantomeno alla magistratura. Il fatto poi che il Getty possa richiedere allo Stato Italiano una indennità per le spese di restauro del Lisippo è una ipotesi fantagiuridica o meglio fantascientifica; in ogni caso se si considera che in Italia lo avrebbero visitato almeno 100.000 persone all'anno con un biglietto di 10 euro, il danno subito dall'Italia e da Fano in oltre 30 anni equivarrebbe ad almeno 30 milioni di euro.

Anche se il colpevole non è stato identificato, nulla toglie che il reato di esportazione abusiva sia stato commesso e che quindi il Lisippo possa, anzi debba, essere confiscato. Quello che preoccupa è che se da un lato ci sono buone possibilità che la statua torni in Italia (il Sunday Times del 23 febbraio titola che il Lisippo è “pronto per tornare a casa in Italia”), non è per nulla scontato che in questo caso venga poi destinata a Fano. Spiacevole che nei programmi dei candidati a Sindaco ad oggi non solo non si ribadisca il fatto che il Lisippo deve tornare a Fano, ma che non vi siano riferimenti a questa eventualità; come se il Lisippo potesse essere esposto sulle scale del museo civico al posto della statua della fortuna.

La Proloco di Fano Fanum Fortunae, che dalla sua costituzione nel 2005 è sempre stata in prima linea nella battaglia per il Lisippo, ricordiamo solo le 10.000 firme raccolte insieme all'Archeoclub e le 10.000 cartoline inviate al Getty Museum, fa appello all'Amministrazione Comunale ed ai candidati Sindaco nonché alle Istituzioni ed a tutti quanti hanno a cuore la cultura e la nostra Città affinché il Lisippo torni al centro delle discussioni e dei progetti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-03-2014 alle 17:13 sul giornale del 19 marzo 2014 - 593 letture

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