Vicenda Lisippo e patrimonio artistico fanese: 'E mica te la ridò gratis'

6' di lettura Fano 17/03/2014 - Per una riconfigurazione della vicenda del "Lisippo” e del patrimonio artistico fanese. Se in quel bronzo, assieme al suo autore vivessero nascosti anche sentimenti umani, lui non tornerebbe da chi troppo male lo trattò. Noi fossimo lui, noi non torneremmo.

E neppure le piastrelle cinquecentesche dei Piattelletti tornerebbero dopo esser state buttate via, visto che si trovano bene nei musei di mezza Europa: occorre prestare attenzione a non offendere le opere d’arte e più ancora a temere l’arcano e le vendette degli idoli (1). Neppure se la Fondazione Carifano invece di investire su Banca Marche, avesse riservato almeno la parte di denaro necessaria per ricomprarla dal Getty, sarebbe auspicabile che la statua tornasse. E occorre scrivere anche dei modi fin qui tenuti sul caso, dalla Giustizia.

Dopo la figuraccia internazionale della vendita illegale e del peccato contro Arte – “ la diedero via guasiagratis”- quel lutto non è ancor stato sostituito da un altro valore e fuorviante sembra la rivendicazione contro la colpe marginali del Getty che la acquistò nel 1977 dopo che i giudici assolsero equipaggio e soci nel 1970. E forse gli americani ritennero ormai ininfluenti i permessi di esportazione italiani visto che l’opera stava ormai fuori d’Italia. Ma una città d’arte, una città augusteo-vitruviana ha un prestigio, una luce fatta di gentilezza che sempre la sensibilità artistica attraversa e sarebbe ancor oggi un pensiero di vicinanza da parte fanese auspicare che il bronzo almeno tornasse in Grecia, nel paese dello spirito umano, da sempre il più spoliato della propria arte. Tuttavia nessuno ha chiesto scusa; mai espresso il nostro dispiacere alla città di Sicione per quella prima malversazione fanese. Questo, la cultura e la civiltà vorrebbero almeno da un sindaco! Altrimenti a cosa servono sindaci e candidati tali se non esprimono pensieri almeno un poco più alti delle loro statura fisica? “Poiché solo è degno di possedere le Muse, Colui che le porta nel calore del suo cuore: Per i Vandali sono soltanto pietre.” (2)

Una scelta culturale altamente innovativa, al posto della causa Fanese al Getty, è quella della restituzione ai paesi di origine già espressa alla fine del 1700 da Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy, ampiamente esperto d’Arte e di gusto artistico, teorico in merito al destino delle opere espatriate, che espresse il senso ed il significato di un razionale spirito di giustizia nel settore, mediante la TEORIA DEL CONTESTO ARTISTICO. La stessa teoria che spinge per il ritorno dell’arte nei paesi di origine, in simbiosi con la loro storia e paesaggio, contro la deportazione dei pezzi artistici nei musei e col sostenere l’ internazionalismo dei beni culturali. Di contro, da noi una visione da Strapaese ha improntato la “novelas” del ritorno, dove a furia di “Intensificare gli sforzi per riportare a casa il bronzo di Fano” finirà che un mattino qualcuno si sveglia trasformato in una statua senza piedi mentre il nostro vero problema riguarda la difesa del patrimonio artistico locale, per il quale va evidenziato quanto ne sia scomparso dai primissimi anni del 1900 ad oggi.

Parlare di danni fatti all’arte cittadina dai Fanesi e dagli amministratori da loro scelti – e di questa distruttività avrebbe dovuto occuparsi la Giustizia- significa prendere atto che è diventato un fenomeno rilevante la memoria di quello che c’era, come se il passato ci tirasse per la giacca a ricordarci ciò che più non siamo. E quanto di meno siamo non passerebbe inosservato se nei singoli luoghi degli scempi fossero state messe segnalazioni figurate di come erano un tempo le cose. E’ di tutto questo che dovrebbero interessarsi i Fanesi, e non del polverone fuorviante sopra un’opera greca! Quanto alla Giustizia chiamata ad esprimersi sul pasticcio del bronzo, si intuisce bene l’imbarazzo a pronunciare una sentenza più impegnativa dopo l’ultima, andata a vuoto. Anche perché la cosa non finirà lì e quella del prossimo maggio espone al pericolo di un’altra figuraccia internazionale. Certe sentenze sembrano fatte all’insegna del legalismo che guarda i documenti come semplice formalità: una specie di manierismo della giustizia piuttosto che rivolgersi al fatto complessivo, quando si legge che siccome la statua venne issata su un legno italiano e sbarcata a Fano, viste le relative prove deve considerarsi italiana, si passa lontano dalla verità storico-artistica.

Aver dichiarato la statua patrimonio insostituibile dello stato Italiano dopo quasi mezzo secolo dalla avvenuta compravendita ci rende edotti delle difficoltà di una giustizia in ritardo con un accettabile principio complessivo. “Il dubbio, al contrario del radicale scetticismo, presuppone l’afferrabilità delle cose umane, ma, insieme, l’insicurezza di averle afferrate veramente, cioè la consapevolezza del carattere necessariamente fallibile e mai completamente perfetto della conoscenza umana, cioè ancora la coscienza che la profondità delle cose, pur se sondabile, è però inesauribile”. (3) Si potrà anche mettere per iscritto, il sequestro della statua con data, timbro, firme come fosse una secchia rapita, ma il giudizio, sarà certo difficile da esprimere per uomini abituati ai codici, ove pare auspicabile immaginare anche la conoscenza di quanto proposto in “Lettere a Miranda” ovvero il libro di Quatremère sul contesto artistico. Sarebbe desiderabile una pesata dei fatti che fornisse un giudizio anche storico; una saggezza tipo Salomone che seppe capire a chi consegnare il bimbo conteso: ma dubito che esista ancora una tale grandezza di giudizio. Qualora la grande forza di un organismo internazionale costringesse il Getty a privarsi dell’opera, vi è da augurarsi che gli uomini di cultura che lo dirigono restituiscano il bronzo non a Fano ma a “colei che di lui rimase sempre amorosa.” Alla Grecia.


(1) Riferimento alla “Venere d’Ille” di Prosper Mérimè.
(2) Friedrich Schiller- versi tratti da Die antiken zu Paris- poesia del 1803 a servizio della causa difesa da Quatremère de Quincy: l’ autore della teoria del contesto artistico, espressa nel libro “LETTERE A MIRANDA” -1796 - ancora attualissimo ove si profetizza una repubblica culturale europea; l’internazionalismo della scienza ed il ritorno delle opere d’arte deportate nei musei alla loro patria, in simbiosi con il luogo storico e con il loro paesaggio.
(3) Gustavo Zagrebelski- costituzionalista- “La virtù del dubbio, intervista su Etica e Diritto”, Laterza.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-03-2014 alle 10:44 sul giornale del 18 marzo 2014 - 1125 letture

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