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'Figlia mia venite al ballo...': incontro al Battisti di Fano

4' di lettura Fano 04/03/2014 - Mercoledì 5 marzo alle ore 16,30 presso l'aula magna dell'Istituto Tecnico Commerciale Battisti di Fano, il circolo Bianchini organizza un incontro dal titolo “Figlia mia venite al ballo…”. La vita delle donne nei canti popolari italiani a cura di Rossana Roberti. Cantano Tiziana Gasparini, Teresa Maselli, Olga Bruno. Immagini video di Bramante Sartori. Legge Maria Assunta Maiorano.

Forse pochi di noi si sono accorti che i libri di scuola su cui abbiamo studiato Storia contenevano soltanto narrazioni di eventi attribuibili al genere maschile: guerre, conquiste e cadute di regni e di imperi, viaggi avventurosi e scoperte di altri mondi, realizzazione di grandi imprese intellettuali, di arte, di musica, di letteratura, invenzioni scientifiche, compilazione di codici, rivoluzioni sociali…Tutto vero, tutto esatto; ma una domanda pare legittima: negli stessi tempi, in quali opere erano diversamente coinvolte le donne? Le donne non facevano niente che fosse altrettanto importante per la vita umana? Oggi si potrebbe rispondere che forse si deve alle donne l'invenzione della agricoltura, della tessitura e soprattutto della parola e della lingua – cosa, quest'ultima, che non può avvenire se non si dà avvio ai processi logici della mente. Bisogna comunque riconoscere che le donne, anche se non hanno saputo o potuto mettere in parole la loro esperienza umana, si sono però sempre spese – anche a rischio della propria vita – perché l’umanità stessa potesse esistere: portarla in grembo, partorirla, allattarla, prendersi cura con sollecitudine e senza alcun compenso dei cuccioli della specie ancora inermi…Per millenni un grande silenzio, come una coltre pesante, ha coperto la vita delle donne rendendola invisibile. Una filosofa ha scritto che “la storia veritiera delle donne è quella delle donne qualsiasi di cui la Storia non ci fa sapere nulla.” Di questo non farci sapere nulla è responsabile senza dubbio, ma non solo, un eccesso di razionalizzazione che ha condotto la cultura maschile a ritenere che i meriti umani siano soltanto quelli legati all'uso della logica nel suo sforzo di trascendere la natura: più lontani dal corpo, più vicini ad una ragione-logos e quindi più vicini a dio e alla Verità. Oggi sappiamo anche che la scrittura della Storia è esercizio che trova il suo sito più favorevole nei luoghi del potere: la Storia la scrive chi vince e alla vittoria può far seguire una gratificante opera di autocelebrazione.

Le poche, pochissime donne di cui ci è pervenuto il ricordo, sono quelle che per un caso fortunato si sono trovate a nascere e a vivere in ambienti da cui avevano potuto trarre potere e cultura…nelle corti, nei monasteri, nei salotti aristocratici…Le altre, per gran parte analfabete, riuscivano ad esprimersi soltanto nei modi di una lingua povera – quella del parlare quotidiano – all’interno di una cultura sostanziata di gesti semplici e ripetitivi appresi per lo più nella gestione della casa e nella conduzione della famiglia: questa disabilità culturale toglieva loro la possibilità di contare socialmente. Rimane un grande rammarico: quello della consapevolezza che per millenni l’energia femminile si è consumata soltanto nelle case in compiti che oggi sappiamo essenziali per la vita in generale ma allora, ritenuti “naturali” e forse “dovuti” dalle donne al mondo, non godevano dell’onore di essere studiati come interessante oggetto di indagine. Ci pareva, interrogando la cultura popolare, di poter pagare un po’ del grande debito che tutte e tutti abbiamo nei confronti di queste donne pensate come “inesistenti”. E l’abbiamo fatto rileggendo con nuova attenzione le raccolte di canti del folclore nazionale. Quel poco che abbiamo scoperto possiamo mostrarlo qui: Tiziana, Teresa, Olga e Rossana. Le amiche hanno scelto di cantare “a Cappella” cioè senza accompagnamento di strumenti musicali per maggiore aderenza e rispetto degli originali. Alle donne è sempre spettata la cura dei corpi sia nel momento della nascita e della prima infanzia sia in quello, terribile e doloroso, della morte. Intorno a questi eventi ineludibili resistono ancora le testimonianze poetiche di una tradizione canora femminile: le ninne nanne e i canti funebri.

Conosciamo tutti la funzione delle ninne nanne: sono cantilene che tendono a rassicurare il bambino perché si addormenti più facilmente. Stupisce pensare che le immagini fantasiose, lievi e poetiche di questi testi siano dovute a donne spesso analfabete. Dal gruppo delle ninne nanne è venuta però la prima sorpresa. Queste donne avevano poco tempo per riflettere sulla propria condizione: forse soltanto nel momento in cui cullavano l’ultimo nato – finalmente nell’isolamento e nel silenzio – riuscivano ad essere consapevoli dello stato miserevole in cui si trovavano. Allora i testi delle ninne nanne si trasformavano in accorate denunce.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-03-2014 alle 09:11 sul giornale del 05 marzo 2014 - 537 letture

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